POLITICA & AFFARI

Iren accende il risiko delle Partecipate

Parte dalla filiera dei rifiuti la strategia di acquisizioni della multiutility guidata da Profumo. Il ruolo "ponte" di D'Ascenzi e le cordate politiche tra Astigiano, Alessandrino e Vercellese. E gli avversari di oggi si ritroveranno alleati

Un cerchio dei rifiuti attorno al Basso Piemonte. Targato Iren. Immaginare uno scenario in cui le varie partecipate locali dell’Alessandrino e pure dell’Astigiano finiscano per cedere il loro ruolo alla grande multiutility di Francesco Profumo, tramite le sue articolazioni – nel caso specifico Iren Ambiente – non è un azzardo. Tutt’al più, potrebbe essere questione di tempo. Non certo passato alla finestra, bensì a sistemare le varie forze in gioco nel risiko che si gioca sul terreno dei rifiuti e dove l’area sud della regione risulta non poco appetibile anche per la sua posizione strategica: rispetto a Torino e Vercelli dove ci sono i due inceneritori, ma anche alla vicina Genova imminente terra di conquista per Iren che è pronta ad acquisire la multiservizi Amiu. “Abbiamo fatto la proposta industriale, ma aspettiamo che il Comune la metta in vendita. Occorre una delibera di giunta e il via libera del consiglio comunale" aveva detto Profumo ai primi del mese a Cernobbio  al workshop Ambrosetti, confermando l’intenzione di acquisire il 100% della tribolata ex municipalizzata del capoluogo ligure. Sempre a Cernobbio, il numero uno di Iren aveva citato esplicitamente la questione di Vercelli: “L’azienda punta a crescere nelle cinque province di riferimento (Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, ndr) avendo nel mirino due-tre acquisizioni da realizzare. Quella in fase più avanzata, che potrebbe concludersi per la fine dell’anno, riguarda Atena Vercelli, di cui Iren controlla già il 40% e punta ad arrivare oltre il 51% per consolidarla”.

 

Se a ciò si aggiunge l’inceneritore di Torino, l’immagine di un Basso Piemonte come probabile e facile terreno di conquista e bacino di lavoro per il gruppo di Profumo (e caro a Piero Fassino che ne ha più volte benedetto l’impegno e auspicato l’espansione dal pulpito dell’Anci) appare sempre più definita. È in questo quadro che, forse, vanno viste anche le manovre che da mesi caratterizzano alcune partecipate della filiera dei rifiuti in provincia di Alessandria, così come alcune spinte verso direzioni (apparentemente) contrarie al possibile ingresso nella galassia Iren di alcune di esse. La stessa volontà espressa da un gruppo di piccoli Comuni di acquisire le quote private della Econet, andando in aperta controtendenza rispetto alle linee dettate dal governo in materia di partecipate, potrebbe essere una mossa da interpretare sempre nel risiko di cui si diceva.

 

Tutt’altro che marginale il fatto che la quota privata della utility che serve l’Acquese e l’Ovadese sia riconducibile in gran parte al Gruppo Acos, presieduto da Mauro D’Ascenzi, uomo potente nel settore delle multiutility e da sempre in più che buoni rapporti con Iren. Di più: Iren è socia con Acos spa di Acos Energia. Noti sono poi gli ottimi e durevoli rapporti del manager di Novi Ligure con il mondo delle partecipate genovesi in capo a quella sinistra che D’Ascenzi conosce e pratica fin dai tempi della Fgci. Un cerchio perfetto per abbracciare il sud del Piemonte. Anche se qualcuno di finire nelle braccia di Profumo, dice di non volerne sapere proprio. È il caso di Rita Rossa, sindaco di Alessandria che ha appena festeggiato il rating positivo (B1.2 azienda solvibile) del Gruppo Amag, guidato da Stefano De Capitani (ex Csi e uomo di fiducia del sindaco di Torino).

 

“In un anno, grazie al lavoro del nuovo consiglio di amministrazione, si è passati dalla Centrale Rischi degli Istituti di sorveglianza nel credito, al disco verde sulle attività svolte dall’ammiraglia del Comune di Alessandria. Il rating conferma la solidità finanziaria del Gruppo Amag, un profilo di business forte e solido in un mercato frammentato e molto competitivo” si legge in una nota dell’azienda per la quale il sindaco di Alessandria (Comune socio di maggioranza) vede e vuole un futuro con partner finanziari o industriali a seconda dei rami (rifiuti, gas, acqua), ma a quanto risulta non è disponibile a finire nel grande calderone Iren. Altro scenario: una provincia dove le tante partecipate della filiera dei rifiuti finiscono sotto l’ala di Profumo, con la benedizione di D’Ascenzi, e un enclave rappresentata da Amag, con i suoi impianti che punta a far fruttare sempre di più, e un presidente che era stato in predicato di andare a guidare proprio Iren Ambiente. Possibile, probabile? Tutto può essere e tutto può accadere nel risiko del grande business dei rifiuti. Anche di vedere gli avversari di oggi, alleati di domani. 

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