LEGALITA'

Tav sotto la lente dell’Antimafia

Il cantiere di Chiomonte e il Terzo Valico sono sorvegliati speciali. Dietro la scontata liturgia delle audizioni a Torino della Commissione parlamentare traspare la preoccupazione per le infiltrazioni malavitose nelle grandi opere. Procura al lavoro

Tav e Terzo Valico sono “sorvegliati speciali”. È quanto emerso nella prima giornata della Commissione parlamentare Antimafia in trasferta sotto la Mole. Al netto della liturgia, a dirla con franchezza stantia e abbastanza scontata, di questo appuntamento con le istituzioni locali, l’aspetto degno di nota è che il cantiere di Chiomonte e i lavori sull’asse Genova-Alessandria destano forte preoccupazione negli investigatori che, a dar retta alle indiscrezioni, avrebbero raccolto elementi circostanziati di infiltrazioni, quando non di vera e propria presenza diretta, della criminalità organizzata calabrese. Una ditta, in particolare, sarebbe oggetto di serrati controlli, anche se non opererebbe più in Valsusa da un paio d’anni (ma avrebbe ottenuto appalti in molte amministrazioni comunali). C’è il segreto istruttorio e le notizie sono frammentarie. Una cosa è certa, la denuncia che da tempo arriva dal movimento No Tav avrebbe trovato più di un riscontro nell’azione preventiva di quella struttura interforze denomina Gitav, coordinato da un colonnello dei Carabinieri, composto anche da uomini della Dia (Direzione Investigativa Antimafia). Al punto che oggi ne sarebbe stata chiesta l’estensione anche sul Terzo Valico, in coordinamento con le prefetture di Genova e Alessandria. L'operazione Minotauro che ha scoperchiato la rete di infiltrazioni in Piemonte avrebbe aperto la porta ad altre attività investigative che sarebbero prossime alla conclusione.

 

Per il resto, la missione ha seguito i canoni classici e abbastanza scontati. L’allarme sulla penetrazione della mafia al Nord, anticipata da interviste e interventi della presidente della Commissione Rosy Bindi. La mafia c’è, al Nord come al Sud. Ed è una presenza «impressionante» per il radicamento, che si annida all’ombra dei piccoli Comuni e alla violenza preferisce la corruzione e la ricerca del consenso, anche quello politico: questo il quadro allarmante che è emerso dal primo rapporto trimestrale “Le mafie al Nord”, presentato in serata a Torino. Occasione della visita dell’Antimafia, il 31° anniversario dell’omicidio di Bruno Caccia, il procuratore capo di Torino vittima di un agguato il 26 giugno 1983 per il quale viene chiesto di riaprire il processo. Una data simbolica per ricordare, come evidenzia il rapporto commissionato dall’osservatorio Criminalità organizzata dell’Università di Milano, che la mafia «è ovunque».

 

Al Nord le aree più colpite sono la Lombardia, in particolare nella zona intorno a Monza-Brianza, e il Piemonte (Torino e provincia); seguono Emilia Romagna, Liguria, in particolare l’Imperiese, e poi il Veneto. La Bindi ha osservato che «questo Rapporto dimostra come ci sia una “zona grigia” in cui tutti, se non consapevoli, rischiano di essere complici: parlo di politici di tutti i livelli, dai piccoli sindaci ai consiglieri regionali e ai parlamentari, agli amministratori. E anche avvocati, imprenditori che se sanno non parlano. Nessuno deve invece tacere, se sa». A descrivere meglio di tante parole l’avanzata delle mafie al Nord ci sono i dati relativi alla penetrazione delle cosche negli anni: 306 arresti in Lombardia; 271 in Piemonte; 55 in Liguria; 37 in Emilia Romagna; 58 nel Veneto. Ancora, sei Comuni sciolti per mafia: Bardonecchia, Leinì e Rivarolo Canavese in Piemonte; Bordighera e Ventimiglia in Liguria; Sedriano in provincia di Milano. Il rapporto certifica anche una grande quantità di beni confiscati: 1186 unità confiscate in Lombardia; 181 confische in Piemonte; 158 in Liguria; 111 in Emilia Romagna; 88 in Veneto; 19 in Friuli; 32 in Trentino. Ancora: si individuano 95 Comuni sotto i 5mila abitanti coinvolti in vicende mafiose nei quali sono stati confiscati beni o individuate basi della ‘ndrangheta. La battaglia contro la criminalità organizzata, insomma, si presenta difficile anche al Nord: «Non possiamo pensare che solo la magistratura abbia il compito di lottare contro la mafia - è l’appello della Bindi - Loro, con le indagini, lavorano sul passato, noi tutti dobbiamo contribuire affinché la lotta sia cosa quotidiana».

 

Leggi il rapporto della Commissione Antimafia sulle Mafie al Nord

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