CARTA PESTA

Un Secolo sotto il segno di Elkann

Primi effetti dell'integrazione con la Stampa: al timone del quotidiano ligure pare destinato l'attuale vicedirettore della Busiarda Ubaldeschi. A Genova temono la "torinesizzazione", mentre a Torino prevale l'acquiescenza

È nato a Novi Ligure, ma quell’aggettivo geografico residuo di antichi possedimenti della Superba nell’Oltregiogo non basterà certo ad attenuare l’impressione di conquista senza prigionieri sul Secolo XIX che si potrebbe concretizzare nel giro di qualche settimana proprio con la nomina di Luca Ubaldeschi.Il vicedirettore della Stampa è infatti il candidato più accreditato alla direzione del quotidiano ligure, ormai nelle mani della famiglia Agnelli-Elkann dopo la fusione dei due gruppi  nella Italiana Editrice, partecipata al 77% da Fiat e al 23% dalla famiglia Perrone. L’attuale direttore del Decimonono, Umberto La Rocca che proprio dalla Busiarda proviene, firma ancora, ma ormai è certo il suo abbandono. Questione di poco.  A un amico avrebbe confidato la data, nel mese di settembre, già fissata per lasciare la plancia di quella che per decenni è stata l’unica corazzata dell’informazione ligure e che da non pochi anni naviga sempre più a fatica dovendo ricorrere addirittura a contratti di solidarietà tra i giornalisti e, infine, lanciare le cime al rimorchiatore torinese per evitare di finire nelle secche.

 

Se il cambio non sarà immediato, sembra scontato che toccherà all’attuale vice di La Rocca, Alessandro Cassinis reggere per qualche tempo il timone del giornale in cui ha percorso quasi tutta la sua carriera. Poi, se i rumors saranno confermati, nel palazzo di piazza Piccapietra arriverà  il cinquantenne Ubaldeschi, inizi di carriera subito nel quotidiano torinese nella sua città, Novi Ligure, poi Alessandria e via via salendo lo scalone, senza mai fare troppo rumore, qualità assai apprezzata dalla famiglia in quelli che un tempo venivano etichettati come “uomini Fiat” e di cui egli è per molti aspetti è il modello perfetto.  Autore di un recente libro su Fausto Coppi, Ubaldeschi pedala da sempre: ha fatto il gregario in provincia, arrivando ad essere uno dei più fedeli e apprezzati della squadra. Adesso il cambio di maglia che si annuncia è solo simbolico: il patron è sempre lo stesso. La bicicletta, quella sì, diversa: non da grandi scalate o volate, ma da tranquille corse di primavera.

 

Nei piani del rassemblement dei quotidiani che si perfezionerà con il Corriere della Sera, il Decimonono rischia – come temono molti di coloro che ci lavorano – di diventare poco più o nulla più della cronaca genovese della Stampa. Quest’ultima da sempre forte e radicata con redazioni corpose nel Ponente Ligure, da anni non ha più la cronaca cittadina, delegata al Corriere Mercantile – altra storica testata  in declino della Superba – che venduto in panino vede ora i suoi venti giornalisti e tipografi terrorizzati dal rischio di rimanere senza lavoro. Dopo la fusione-acquisizione del XIX, gli uomini dei conti di via Lugaro potrebbero decidere, infatti, di non rinnovare il contratto annuale che garantisce gli stipendi ai giornalisti e poligrafici del Corriere Mercantile, riuniti in cooperativa.  Il giornale della città e di quella zona da sempre predominio del XIX che è il Tigullio (già avvicinandosi allo Spezzino il Decimonono ha sempre dovuto fare i conti con la Nazione): se questo è il futuro, l’impresa cui sarà chiamato Ubaldeschi sarà quella di riconquistare lettori in una città che da anni sta perdendo pezzi, ma che cerca di alzare la testa e profittare degli eventi.

 

Una prova di questo la si trova proprio in altre dimissioni eccellenti dal Secolo XIX. Giovanni Mari, firma e capo del politico, pochi giorni addietro ha lasciato la redazione di piazza Piccapietra, per approdare in un altro Palazzo, famoso e potente di Genova, quello San Giorgio, sede dell’Autorità Portuale.  Da capo della redazione politica del XIX a responsabile delle relazioni esterne di quella Port Autority , presieduta da Luigi Merlo che nei prossime mesi e anni sarà impegnata su fronti caldi: dall’imminente accorpamento delle stesse Autorità Portuali (progetto governativo osteggiato da Savona che teme di essere fagocitata da Genova), all’Expo 2015, per passare al piano urbanistico, senza tralasciare quel che ruota attorno alla demolizione della Concordia. Temi che se Mari affronterà da Palazzo San Giorgio, il successore di La Rocca si troverà tutte le mattine nella prima riunione di redazione. Anche da come le affronterà potranno cambiare i destini della gloriosa testata genovese, ormai in mano sabauda.

 

Va ricordato che Ubaldeschi non sarebbe certo il primo, bensì l’ultimo di una lunga serie di direttori non genovesi e neppure liguri. Forse è leggenda, forse no, sta di fatto che si racconta come uno dei più ascoltati consiglieri dell’editore Perrone, ovvero il novantenne Piero Ottone abbia sempre suggerito alla proprietà del XIX la nomina di direttori forestieri. Forse per rimanere, egli, l’ultimo genovese ad aver issato la bandiera dell’informazione ligure. L’altra versione vuole lo stesso Perrone rifuggire da giornalisti genovesi alla direzione per evitare eventuali compromissioni con i poteri e le lobby all’ombra della Lanterna. È stato così anche con La Rocca che, in verità, era dato in partenza già più di un anno fa. Poi l’approvazione e il finanziamento di alcuni tenui piani di sviluppo da parte dell’editore avevano congelato le dimissioni. Si sussurra che La Rocca guardasse con speranza alla poltrona su cui ora sta seduto Mario Calabresi, ma più che speranze paiono illusioni. A meno che il suo ruolo nel processo di fusione delle due società editoriali non sia stato tale da garantirgli, in qualche modo, un paracadute per farlo atterrare su una comoda e appagante poltrona. Certo l’accordo tra la famiglia Agnelli-Elkann e quella Perrone, ha accelerati i tempi. E i genovesi, poco dopo il rientro dalle vacanze, potrebbero leggere la firma del nuovo direttore sul loro giornale. Che, chissà, dopo la conquista sabauda, potrebbero sentire un po’ meno loro. (sr)