CARTA PESTA

Con il Secolo parte il risiko dei direttori Voci su Calabresi in uscita dalla Stampa

La Rocca lascia la guida del giornale ligure. Interim a Cassinis in attesa che Torino spedisca l'aziendalista Ubaldeschi. Raccontano che Mariopio abbia "indisposto" Elkann che pensa di sostituirlo "prestissimo" con Gramellini. E il Corriere si allontana

 

Bruciando i tempi che egli stesso si era dato Umberto La Rocca, come anticipato dallo Spiffero, ha lasciato la direzione del Secolo XIX di Genova, ormai di fatto acquisito dalla famiglia Agnelli-Elkann e parte di quell’agognato progetto che dovrebbe completarsi con la Stampa e lo stesso quotidiano ligure in pancia del Corriere della Sera.  Nel suo editoriale di commiato La Rocca rivendica nei cinque anni di direzione di aver “trasformato profondamente il giornale rafforzando la parte migliore della sua tradizione: quella di un giornalismo indipendente dal potere politico e dalle lobby economiche, curioso, anticonformista, capace di prendere posizioni chiare ma anche di ospitare sulle sue pagine un larghissimo ventaglio di opinioni diverse” ribadendo che Il Secolo XIX “ha tenuto il mare, conservando le proprie quote di mercato, intraprendendo un percorso di risanamento finanziario che già comincia a dare i suoi frutti e imboccando con decisione la strada della multimedialità”. Non una parola, però, sulla fusione tra le società editoriali degli Agnelli-Elkann e della famiglia Perrone. E questo porta a pensare che nell’accordo che, alla fine, vede il peso degli storici editori liguri ridimensionato al 25% rispetto alla dinasty sabauda, La Rocca se non ha pesato poco, addirittura potrebbe essere stato lasciato totalmente in disparte.

 

Quanto questo sia vero lo si potrà scoprire dal riposizionamento dell’ormai ex direttore. Per il momento il suo nome non è nel borsino direttori, anche se il valzer delle nomine aspetta che l’orchestra incominci, ovvero che ad aprile Ferruccio De Bortoli lasci come annunciato il Corriere. Citano, invece, l’accordo tra Agnelli-Elkann e Perrone, sia i redattori del XIX sia il sindacato dei giornalisti liguri. La redazione, salutando il direttore che lascia e formulandogli gli auguri di rito, dedicano gran parte del comunicato per ribadire come “la redazione  non può tacere le preoccupazioni per il futuro del quotidiano coinvolto in un piano di integrazione con la società che edita La Stampa i cui contorni non sono ancora stati chiariti. La storia del Secolo XIX è la storia di un giornale libero e autorevole. La redazione ha sempre lavorato per questo. Ci impegneremo e vigileremo perché questa storia continui”. L’associazione di giornalisti liguri osserva come “il cambio della guardia nell’immediatezza di un nuovo assetto editoriale, in cui è evidente come il peso del Decimonono sia meno di un terzo rispetto a quello della Stampa, non può essere visto come un mero avvicendamento. Il sindacato è in attesa di conoscere i piani editoriali ed industriali del nuovo gruppo per quanto riguarda la redazione e per gli altri settori del quotidiano. Il patrimonio di alte professionalità che hanno sempre garantito un’informazione libera e indipendente, la storia del Decimonono, il suo ruolo di pilastro ligure nello scenario nazionale dovranno essere salvaguardati e potenziati, pena il declino irreversibile dell’informazione in Liguria”.

 

Insomma se non è mare in tempesta, certo non si po’ dire sia bonaccia. Forse anche per stemperare un clima non dei migliori, la direzione del XIX non è passata subito di mano, ma è stata affidata ad interim al vicedirettore Alessandro Cassinis, lunga carriera all’interno del Decimonono e doti che possono tenere salda e unita la redazione anche in un momento come questo. Cassinis non resterà, tuttavia, molto al timone: ormai sempre più probabile l’arrivo a Genova da Torino di Luca Ubaldeschi, uno dei vicedirettori della Busiarda dove ha incominciato la sua attività giornalistica e il suo trasferimento a Genova sarebbe, per lui, il primo cambio di giornale in trent’anni di mestiere. Rimanendo sul fronte del porto, sembra ormai segnato anche il destino del Corriere Mercantile, storica testata genovese da anni venduta in panino con la Stampa. Se il XIX di fatto diventerà la cronaca ligure della Stampa, per i venti giornalisti del Mercantile, riuniti in cooperativa, la ciambella di salvataggio sarebbe nel numero del lunedì cui verrebbe ristretta l’attività di quello che un tempo era il giornale del pomeriggio della Superba.

 

Se a Genova non si placano i marosi sul principale giornale della regione, a Torino le docce gelate alla Stampa  non sembrano essere solo quelle in cui si sono fatti ritrarre sia l’attuale direttore Mario Calabresi, sia quello scalpitante Massimo Gramellini. Raccontano di un colloquio giorni addietro tra Calabresi e John Elkann nel quale Mariopio avrebbe per l’ennesima volta perora rato la sua causa, manifestando una certa impazienza per i tempi che si starebbero pericolosamente allungando, rischiano di mettere a repentaglio il sogno di approdare in via Solferino. Cose note, solo che questa volta, a differenza del passato, Calabresi avrebbe trovato il giovane rampollo non soltanto “freddo” ma addirittura infastidito dalle sue reiterate e assillanti richieste. Nulla di più di voci di corridoio, ovviamente, che se trovassero conferma oltre ai pissi-pissi agostani segnerebbero un cambio di clima tra i due. Una cosa è certa: Calabresi è stanco di fare la muffa in via Lugaro. Qualcosa deve essere capitato nei giorni scorsi se è vero che nelle stesse ore del “supposto” colloquio un Gramellino “stralunato” abbia accolto la processione dei colleghi per il visto alle pagine in chiusura. Non si sa se per lo spettro di una permanenza ulteriore di Calabresi su quella poltrona che ambisce e per la quale scalpita da tempo o per le voci che darebbero la sua imminente direzione a mezzadria con Mattia Feltri e con il cronista Andrea Malaguti come uomo macchina del giornale. 

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