FIANCO DESTR

Nella Lega si Salvini chi può

Più che una manifestazione contro Chiamparino è stata un'adunata identitaria della nuova destra con l'attestato alla leadership dell'"altro Matteo" di tutto l'establishment in corsa a riposizionarsi. Tanti giovani di CasaPound. E su Cota cala il sipario

Se non fosse per le magliette indossate sotto le felpe d’ordinanza e qualche accenno al “malgoverno della sinistra”, nessuno si sarebbe accorto della ragione che ha spinto la Lega Nord a scendere in piazza a Torino. Tanto quell’invito “Chiamparino a casa”, così perentorio all’origine, è annegato nell’ostentazione identitaria della nuova destra, che le parole d’ordine contro il governatore si sono stemperate (e annacquate) nella congerie di rivendicazioni ormai peculiari dell’agglomerato che vede in Matteo Salvini il suo “condottiero”. E di fronte alla sua leadership tutti hanno chinato il capo: dagli alleati - Andrea Delmastro di Fratelli d’Italia, Marco Racca per Sovranità (insegna che comprende CasaPound) – agli esponenti locali del Carroccio (i segretari provinciali, il vice federale Riccardo Molinari, gli europarlamentari Mario Borghezio e Gianluca Buonanno, il coordinatore delle segreterie Roberto Calderoli). Ognuno ha esibito il proprio repertorio ma tutti hanno concluso l’intervento invitando a stringersi “con Salvini”. Solo un imbarazzato Gilberto Pichetto ha cercato di puntualizzare temi regionali, incespicando sulla “fuffa” dispensata dalla giunta Chiamparino, nel (vano) tentativo di far brontolare la pancia. Ma il coordinatore di Forza Italia non è avvezzo ai comizi e, soprattutto, agli slogan facili. Pochi comunque i forzitalioti presenti, il capogruppo in Comune Andrea Tronzano e il senatore Lucio Malan. Mentre il numero uno di Ncd in Sala Rossa Enzo Liardo ha sfidato con abnegazione le ironie di Salvini su Angelino Alfano.

 

La manifestazione odierna segna la fine della parabola di Roberto Cota, rimasto solo a rivendicare i meriti dei quattro anni trascorsi in piazza Castello. Non c’erano le duemila persone che aveva posto come obiettivo all’ultimo direttivo nazionale, quale soglia per non fare brutta figura, salvo “andare tutti a casa”, ma poco più di 600. Un mezzo flop dal punto di vista dei numeri, un fiasco totale sul fronte della mobilitazione di partito: solo i giovani padani hanno salvato la faccia, rintuzzando le bandiere delle organizzazioni dell’estrema destra. A casa probabilmente non andrà Chiamparino – di certo, non a causa sua – ma di sicuro dovrà presto essere lui a fare i bagagli e sloggiare dalla guida della Lega. Di questo si parlava oggi nei capannelli sotto il palco di piazza Solferino.

 

“In questo momento siamo concentrati sulle elezioni regionali di questa primavera. Siamo molto ottimisti sul Veneto, sono i dati reali a dircelo”, ha esordito Salvini, salvo concedere: “Poi ci prepareremo per il Piemonte, perché siamo convinti che andrà a votare in autunno”. Di legislatura “politicamente finita” ha parlato Cota nel suo brevissimo intervento: “ Noi stiamo lavorando per preparare una vera proposta alternativa per il futuro. E spero che la manifestazione si oggi possa contribuire a realizzare il progetto politico per il Piemonte intorno alla Lega”.  E a fianco di una sbalordita Patrizia Borgarello, l’autrice dell’esposto al Tar sulle firme false che tanti grattacapi sta procurando al centrosinistra, ha aggiunto: “Oggi non vogliamo parlare di firme false ma del fallimento di questo governo regionale. Chiamparino voleva tanto cambiare le cose e non ha mantenuto una promessa, ma solo aumentato le tasse e peggiorato il sistema sanitario. Noi abbiamo governato bene e contenuto i costi. Ripartiremo da lì”. Forse conveniva governare quando era ora.

 

L’arrivo di Salvini a Torino è stato salutato da duri scontri da parte delle organizzazioni antagoniste delle città. Dal presidio “antifascista e antirazzista” concentrato in piazza Castello il corteo ha provato ad avvicinarsi in piazza Solferino e la polizia è stata costretta a rispondere con alcune cariche di alleggerimento. Almeno otto i manifestanti fermati e due feriti. “È triste manifestare protetti da grate di ferro e cordoni di polizia. È indegno e mi spiace che questo accada soprattutto a Torino”, ha commentato Salvini. “Sono appena stato due giorni in Emilia senza problemi. Non capisco perché qui sia sempre così. Chi amministra questa città dovrebbe vergognarsi per come è ridotto il suo tessuto sociale: non è possibile manifestare in questo modo, circondato dalla polizia per colpa di gruppuscoli coccolati dalla sinistra”,

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5 Commenti

  1. avatar-4
    23:55 Lunedì 30 Marzo 2015 moschettiere Non siamo trinariciuti

    Innegabilmente la piazza di sabato era lo specchio dello sfascio di Kotak. È tutto da ricostruire dopo le devastazioni del Mutanda.

  2. avatar-4
    21:33 Lunedì 30 Marzo 2015 Veritas2015 Solo un terremoto può aggiustare le cose.

    Per fortuna che era presente la Lega delle altre provincie.!Torino e circondario ha rappresentato una cinquantina di persone.

  3. avatar-4
    20:51 Lunedì 30 Marzo 2015 moschettiere Lezione di civiltà

    Quello che è successo (non in piazza, dove grazie alle forze dell'ordine tutto è stato tranquillo) il giorno prima e nelle vie collaterali la dice lunga sulla concezione di libertà e di civiltà della sinistra. Tranquilli: lo sapevamo già.

  4. avatar-4
    08:14 Domenica 29 Marzo 2015 verdone mah

    io c'ero e ho temuto il peggio, la gente ha stentato ad arrivvare anche perchè molti sono stati dissuasi dalle violenze e dalla blindatura della piazza. Comunque 600-700 persone sono un buon risultato merito di Cota, o anche suo no?

  5. avatar-4
    22:47 Sabato 28 Marzo 2015 aserlaq12 bah....

    il c ero, c era gente,basta denigrare legga e cota. chi parla male di oggi, vuole la leadership della lega regionale...

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