PARTECIPATE

Atm Alessandria, buco da 9 milioni

La partecipata dei trasporti è al collasso. Emerge una voragine nei conti ben superiore a quanto era stato previsto. Al vaglio dei soci lo scorporo dell'azienda per mettere sul mercato il settore parcheggi. E rispunta l'idea di un soccorso di Amag

Raccontano di un Giancarlo Quagliotti parecchio seccato per la sorpresa che, con largo anticipo sulla Pasqua, ha trovato nell’uovo di Atm, la partecipata dei trasporti alessandrina sull’orlo del fallimento e di cui è stato chiamato tre mesi fa (insieme all’alto dirigente di Gtt Gabriele Bonfanti) a governare il cda. E, soprattutto, a trovare una soluzione che non fosse quella di portare i libri in tribunale, visto che per quella resa senza condizioni non sarebbe stata necessaria la task force arrivata da Torino. La sorpresa, tutt’altro che gradita, sono i quasi 9 milioni di perdite scoperte facendo i conti della partecipata, che hanno di fatto raddoppiato la cifra fino a ieri conosciuta e sulla quale, al suo arrivo ad Alessandria, Quagliotti e Bonfanti (insieme al terzo membro del cda, la valenzana Monia Barasso) avevano preso a lavorare.

 

Da dove siano saltati fuori quegli oltre 4 milioni di euro in più resta ancora un mistero. Certo è che se la situazione era disastrosa prima, ora è difficile trovare un aggettivo per descrivere quella attuale. Di fronte alla quale il cda, riunito oggi, ha intrapreso la via della messa in liquidazione, dopo aver convocato l’assemblea dei soci (Comune di Alessandria col 94,4%, Torino con lo 4,52 e Valenza con lo 0,94%) per lunedì 14 al fine di assumere “i provvedimenti conseguenti alla disciplina prevista dall’art. 2447 del codice civile”, come si legge in una nota diffusa dallo stesso organo gestionale della partecipata e dal Comune di Alessandria. L’articolo citato prevede che “Se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo stabilito dall’articolo 2327, gli amministratori devono […] convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società”. E visto che di ricapitalizzare l’azienda parla, considerato l’impatto che una simile operazione avrebbe sulle casse di Palazzo Rosso, la strada dev’essere per forza un’altra. Che sia “impossibile sostenere la continuità aziendale alla luce del nuovo assetto normativo dettato dal testo unico sui soggetti partecipati degli enti locali”, l’organo presieduto da Quagliotti lo scrive chiaramente. Così come ritiene “necessario procedere ad un radicale percorso di riforma strutturale sia dell’azienda che degli atti di programmazione dei servizi di trasporto pubblico alessandrino, anche alla luce della impossibilità della Regione di rivedere, al rialzo e a breve, le risorse finanziarie di bilancio destinate al settore”.

 

Che una parte delle difficoltà in cui versa la partecipata del trasporto pubblico locale vada fatta ricadere sulle riduzioni di risorse da parte della Regione, viene esplicitato in un altro passo della nota: “Le perdite economiche che continuano a perdurare da tre anni e con importi crescenti, la riduzione dei trasferimenti finanziari pubblici operata dalla Regione, il contenimento della spesa corrente del bilancio comunale conseguente all’andamento generale della finanza locale nel nostro Paese e la mancata attuazione da parte dell’Azienda delle linee di indirizzo dettate dal Consiglio Comunale nel mese di agosto 2014”, sono a detta del Cda tra le cause del tracollo. La soluzione? “Sul fronte della riforma aziendale, dopo aver preso atto della indispensabile messa in liquidazione dell’attuale soggetto societario” il Comune di Alessandria “di concerto con gli altri soci, intende procedere alla predisposizione e all’approvazione di un piano di razionalizzazione che entri finalmente nel merito sociale ed economico delle singole linee produttive  e definisca in dettaglio un percorso per ciascuna tipologia di servizio erogato,  recuperando l’efficienza economico patrimoniale perduta e garantendo quel miglioramento qualitativo delle prestazioni che è mancato proprio a causa degli squilibri aziendali divenuti strutturali”. Tradotto: pare si andrà verso lo scorporo di alcune attività dell’Atm, ad incominciare dai parcheggi destinati ad essere messi a gara, cercando di preservare i servizi essenziali trasporto pubblico, ma anche servizio per disabili e studenti, nell’attesa di trovare un partner.

 

Lo stesso sindaco Rita Rossa e l’assessore alle Partecipate Giorgio Abonante rivendicano “la volontà di non rilasciare alle mere logiche di mercato concorrenziale la gestione del settore relativo al trasporto pubblico proprio nell’ottica di mantenere un valido strumento operativo per la realizzazione delle politiche di mobilità e ambientali dell’amministrazione”. Ammettono tuttavia che “resta imprescindibile il recupero degli equilibri economico patrimoniali dell’azienda per consentire, anche sotto il profilo della legittimità amministrativa, l’operazione di salvaguardia dei livelli occupazionali”. L’alternativa è “il rischio concreto di scioglimento dell’intera azienda e di perdita di tutti i posti di lavoro”. Nel comunicato si legge inoltre che “è al vaglio tecnico la proposta di rivedere l’assetto istituzionale societario attraverso la configurazione di un nuovo Gruppo aziendale che raccolga al proprio interno tutte le aziende partecipate che erogano servizi pubblici rilevanti a domanda individuale, che eviti sviluppi negativi di procedure fallimentari e che rafforzi la capacità di attrarre finanziamenti indispensabili per il rilancio del settore”. Rispunta l’idea di chiamare in soccorso Amag (creditrice di circa 5 milioni nei confronti di Atm)? Pasqua è ancora piuttosto lontana, ma altre sorprese potrebbero arrivare prima di quanto non si pensi.