FIANCO DESTR

Lega, alleanza a rischio
Purghe per i dissidenti

Le tensioni tra Salvini e Berlusconi si riverberano in Piemonte. Il segretario del Carroccio Molinari striglia Forza Italia: "Se tirano ancora un po', la corda si spezza". Degradati a semplici sostenitori alcuni storici militanti "eretici"

Lo strappo di Matteo Salvini con Sivio Berlusconi dopo l’intervista dell’ex Cavaliere al Corriere della Sera, giudicata dal leader leghista troppo “inciucista” nei confronti di Matteo Renzi per ora è solo annunciato o, meglio, minacciato. Ma per capire se sarà un divorzio definitivo bisognerà aspettare che si risolva l’incognita sulla legge elettorale. In questo scenario appare evidente come l’effetto della tensione tra le due forze maggiori del centrodestra si consumi anche nella difficile trattativa per le amministrative di primavera. In Piemonte il posto dove la corda “se quelli la tirano ancora un po’, si spezza”, come ha detto sfogandosi con i suoi il segretario del Carroccio Riccardo Molinari è proprio a casa sua: Alessandria. “Quelli” sono maggiorenti e seconde file di Forza Italia, una sorta di circo Barnum dove i nomi dei candidati “saltano fuori ogni giorno dal cilindro come conigli”. E che, andasse a caccia, Molinari impallinerebbe subito. Perché questo poi sembra il gioco che la Lega teme di aver scoperto: proporre candidati a raffica con il comun denominatore di essere sgraditi al Carroccio. Per di più e forse non a caso, proprio nella città del segretario.

Una strategia che discende dallo scontro tra Salvini e Berlusconi? Molinari pare voler riportare a livelli più bassi la questione: “Abbiamo il dovere di dare un’alternativa seria ai cittadini tralasciando ridicoli personalismi e faide fra esponenti politici di centrodestra, o presunti tali” ha scritto nel messaggio in bottiglia lanciato nel mare di facebook, ma con un indirizzo preciso. Ambizioni personali, singole o sparuti desideri di rivalsa per sconfitte passate e uscite di scena non ancora digerite: questo sarebbe a muovere in maniera scomposta Forza Italia e altri esponenti del centro e centrodestra nel capoluogo mandrogno. Fin lì era sceso venerdì scorso dalla sua Gifflenga pure il coordinatore regionale azzurro Gilberto Pichetto. La sua esortazione a tenere la barra dritta e andare verso un’intesa tra tutti i potenziali alleati è durata meno di un ghiacciolo ad agosto.

L’ex leghista passato tra i berluscones Davide Buzzi Langhi, un altro ex del Carroccio come il già deputato, consigliere regionale ed europarlamentare Tino Rossi che ieri postava una foto mentre viaggia verso Strasburgo, in gita per tifare Antonio Tajani a presidente del Parlamento Europeo, insieme a un altro (auto)candidato sindaco, ovvero l’Udc Giovanni Barosini. E poi ancora il meloniano Emanuele Locci, insieme ad altri che sarebbero forse troppi per una lista e invece ambiscono o sono (più o meno convintamente) ambiti per cercare di scalzare la dem Rita Rossa ed evitare pure che al suo posto finisca il grillino Michelangelo Serra.

Hanno chiuso su Asti, Lega e Forza Italia, dove con la candidatura di Maurizio Rasero staccano di due lunghezze il Pd che ancora aspetta Godot Fabrizio Brignolo e la sua decisione, si passano il cerino a Cuneo rimpallandosi la designazione dello sfidante di Federico Borgna, ma tirano la corda proprio nella città in cui il Carroccio fece uno dei suoi exploit nazionali agli albori degli anni Novanta con Francesca Calvo, madre di Buzzi Langhi, scomparsa tredici anni fa. Oggi pomeriggio gli alleati divisi sul nome del candidato torneranno a riunirsi a livello di vertici a casa della Lega: “Basta con questa storia che ognuno tira fuori un nome, come se i partiti non ci fossero” ha sbottato ancora Molinari. Che ha posto un obiettivo: azzeramento di ogni proposta e discussione per uscire con un nome condiviso. Sarà così? Improbabile, ma non impossibile.

Nel frattempo il Carroccio sobbalza anche in altre lande del Piemonte e per altre questioni, stavolta più intestine, ma che rimandano ancora una volta a Bossi e Salvini, con l’ombra di Berlusconi e l’odore (avvertito da alcuni) di inciucio. Nel nord, in particolare nel Novarese, l’ala bossiana – quella che ha come riferimento, nella mai sopita contrapposizione a Molinari, la consigliera regionale Gianna Gancia – denuncia che alcuni militanti sono stati degradati a semplici sostenitori. E non si tratta di semplici galloni nell’esercito leghista, la differenza sta tutta nel congresso: i militanti votano, i sostenitori no. Meno voti potenzialmente contrari – spiegano quelli che Salvini non lo hanno mai digerito – significano meno problemi per gli attuali vertici. La motivazione ufficiale, ovviamente è un’altra: quelli colpiti dal declassamento non avrebbero preso parte alla campagna elettorale, insomma leghisti sì, ma non militanti.

Forza Italia sarà pure segnata sulla riva del Tanaro, come dice Molinari, da “una guerra per bande”, ma non è che la Lega si faccia mancare nulla. A partire dal suo fondatore che non esclude l’ipotesi di dar vita “a un’altra Lega” rispetto e in contrapposizione a quella di Salvini, fino all’ultimo dei militanti. Magari nel frattempo degradato a sostenitore semplice. In un “affare Dreyfus” in salsa padana.  

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