VERSO IL VOTO

Asse Lega-Fratelli d’Italia, prove di listone sovranista

L'alleanza che si prospetta alle politiche è stata anticipata alle scorse amministrative a Torino e Novara. Salvini in Piemonte per sondare gli umori. Marrone: "Mi pare una prospettiva naturale". Molinari: "Forza Italia ha deciso di andare col Pd"

L’anomalia torinese anticipatrice di un trend nazionale? Difficile davanti al sempre più solido asse Salvini-Meloni, destinato a concretizzarsi in un listone sovranista, e alla frattura insanabile del Carroccio con Forza Italia non riandare a quanto accaduto un anno fa in occasione delle comunali sotto la Mole. Il tira e molla durò settimane, ma alla fine la Lega, insieme a Fratelli d’Italia si schierò a favore del “civico” Alberto Morano, strappando con i berlusconiani che tennero il punto sull’ex deputato Osvaldo Napoli. Al ballottaggio, altra divisione. Se Napoli non fece mistero di riconoscere a Piero Fassino di essere stato un buon sindaco, Matteo Salvini pronunciò quella frase che ancora sta sul gozzo a parecchi leghisti torinesi: “Se votassi a Torino voterei Appendino”. Situazione molto simile, anche se forse più accentuata da interessi personali, a Novara dove Forza Italia è tuttora all’opposizione dell’amministrazione cittadina guidata dal leghista Alessandro Canelli.

Un’esperienza quella torinese – salvo la sortita non proprio ben digerita dai leghisti torinesi sull’endorsement nei confronti di Chiara Appendino, “sarebbe stato meglio avesse invitato ad andare al mare” è stato detto da più d’uno alla luce del risultato – che torna nell’agenda di Salvini, il quale ha segnato nel corso del tour piemontese di domani proprio un incontro con Morano. A molti quel faccia a faccia che potrebbe essere solo di cortesia, suona come una conferma anche a livello periferico dello scenario che il segretario del Carroccio ha delineato in vista delle elezioni politiche anticipate e, chissà, fors’anche delle regionali del 2019.

Secondo il sondaggio di La7, ad oggi non ci sarebbe alcuna maggioranza in grado di governare, ma viene attribuito alla potenziale alleanza M5s-Lega-FdI il maggior numero di seggi: 313, appena tre di meno della soglia minima, ma tre in più rispetto alla coalizione di un nuovo Nazareno Pd-Forza Italia. E il Carroccio è dato al 12,9%, Fratelli d’Italia, pur in crescita in questa settimana di uno 0,1% resta al 4,6% e quindi sotto la soglia del 5% che se resterà come limite di sbarramento impedirebbe al partito di Giorgia Meloni di entrare in Parlamento. “Ma se facciamo un listone sovranista possiamo arrivare al 20%” ipotizzano gli sherpa di Salvini e della Meloni, mentre i due ancora non si esprimono con definitiva nettezza sull’ipotesi che, peraltro, sembra ormai certa. “Si aspetta solo di conoscere la legge elettorale definitiva e la ripartizione dei collegi” spiega un insider del Carroccio che non trascura di ricordare quel che può apparire banale, ma resta fondamentale in caso di matrimoni del genere: “la questione dei candidati nell’uninominale e i primi posti nel proporzionale”.

Chi non si stupisce affatto, ma anzi benedice in anticipo l’unione tra la Lega e FdI è l’esponente più in vista di quest’ultimo partito in Piemonte: “Con la Lega dialoghiamo e collaboriamo in Regione, abbiamo fatto tutte le alleanze per le amministrative, mi pare che si vada anche a livello nazionale nella direzione indicata proprio qui a Torino lo scorso anno” dice Maurizio Marrone. E sull’evidenza dell’ormai conclamato strappo con Silvio Berlusconi non mostra dubbi neppure il segretario piemontese del Carroccio, Riccardo Molinari: “Se ha deciso di andare col Pd, noi non ci siamo e non ci saremo”. E questo sarà probabilmente il mantra di Salvini domani in tour nella regione.

Certo il livello di conflittualità con Forza Italia va tenuto al livello di soglia, giacché alle comunali – per cui il numero uno di via Bellerio arriva in Piemonte – il centrodestra si presenta (a parte qualche sfilacciatura locale) unito. Ma se le comunali sono, pur indicative e forse foriere di qualche repentino cambiamento anche sulla stessa legge elettorale a seconda dei risultati, “altro” rispetto alle politiche, meno distanti dal voto per il Parlamento è quello per il governo della Regione. E, dunque, se Forza Italia oggi coltiva l’idea di indicare l’uomo (o non meno probabilmente la donna) per contendere la successione di Chiamparino non è detto che lo possa fare per tutto il centrodestra.

Il voto politico potrebbe ipotecare le consultazioni in Piemonte del 2019. Non tanto su una improbabile riproposizione della frattura tra Lega e Forza Italia, che risulterebbe letale nel sistema elettorale per il parlamentino di via Alfieri e l’esecutivo di Piazza Castello, quanto piuttosto per i rapporti di forza tra i due (ex) alleati storici.

Tra le variabili c’è pure quella rappresentata dal futuro del nascituro partito del “Grande Nord”, che sabato scorso ha incassato la presenza di Umberto Bossi e l’adesione già di un migliaio di aderenti da Lombardia, Veneto e Piemonte. “Non mi stupirei se vedessi qualcuno di loro nelle liste di Forza Italia alle politiche” dice non risparmiando veleno il salviniano Molinari. “Siamo certi che molti altri ci seguiranno in questa avventura – gli fa eco l’ex leghista Tino Rossi, responsabile dell'organizzazione territoriale del movimento fondato da Roberto Bernardelli – che ci vedrà impegnati nella strutturazione di un movimento anti partito, basato su logiche di efficienza aziendale e risultati da raggiungere”. Un altro ex personaggio di spicco del Carroccio bossiano come Marco Reguzzoni spiega: “Si tratta di riaffermare i principi liberali e federalisti cari al mondo delle imprese del Nord, tipiche di quell'etica del capitalismo e della rivolta contro lo Stato gestito da parassiti e nullafacenti che sarà il fulcro della nostra azione politica". E Bossi, che all’Hotel Cavalieri di Milano davanti agli ex leghisti “traditi da Salvini e da una Lega nazionalista” che lo vorrebbero con loro ha lasciato più di uno spiraglio alla speranza, diventa sempre più un problema per lo stato maggiore del Carroccio. “’Sta cosa che vada a quegli incontri…” sibila un salviniano di ferro. Già, pare che ’sta cosa potrebbe finire tra le questioni da affrontare in via Bellerio prima delle elezioni. Con molta, moltissima cautela: il Senatur attacca un giorno sì e l’altro pure Salvini, ma è pur sempre il fondatore. E Berlusconi non lo ha mai abbandonato, soprattutto nei momenti difficili.

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