POLVERE DI (5) STELLE

Appendino: piena fiducia a Di Maio, ma il voto sul capo divide i grillini

Nel giorno in cui il leader politico del M5s si rimette al giudizio dei militanti la sindaca di Torino si schiera al suo fianco: "Sta facendo un lavoro molto difficile, il clima da forconi non aiuta a fare una riflessione serena". Polemico Sicari: "Non abbiamo capito nulla"

Perso Sergio Chiamparino, ora Chiara Appendino non ci sta a vedere pure l’altro suo alleato (politico, in questo caso, oltreché istituzionale), Luigi Di Maio finire come San Sebastiano, trafitto da frecce che arrivano da dentro e fuori il Movimento 5 stelle. Così nel giorno in cui il leader pentastellato annuncia il referendum sulla piattaforma Rousseau per confermare o meno il suo ruolo di capo politico del M5s, la sindaca di Torino gli corre subito in soccorso: “Credo sia un atto di coraggio chiedere il voto – afferma Appendino – io confermerò la fiducia a Luigi e gli altri facciano lo stesso. Credo che stia facendo un lavoro molto difficile e che abbia bisogno della vicinanza del Movimento per proseguire con l’azione governo. Che siano andate male le elezioni è un dato di fatto, credo che in questo momento si debba riflettere su cosa abbiamo fatto e come fare meglio. Attacchi continui e un clima da forconi non aiuta a fare una riflessione serena rispetto a quello che c’è da migliorare”. Il voto è previsto già per domani. Del resto, anche per la prima cittadina grillina non è un buon momento: inciampi amministrative, tensioni interne alla maggioranza pentastellata, inchieste giudiziarie, plasticamente riassunte nel voto europeo e regionale di domenica scorsa. Urne che con quel magro 13 per cento incassato dal M5s sotto la Mole non può non rappresentare un giudizio di sfiducia nei suoi confronti e suonare come un campanello d'allarme per il proseguimento dell'azione di governo a Palazzo Lascaris.

Un endorsement netto, quello della sindaca, che arriva proprio mentre le agenzie battevano l’annuncio di Di Maio: “Voglio sentire la voce dei cittadini che mi hanno eletto capo politico qualche anno fa. Quindi a voi la parola – scrive sul Blog delle Stelle il vicepremier –. Chiedo di mettere al voto degli iscritti su Rousseau il mio ruolo di capo politico, perché è giusto che siate voi ad esprimervi. Sarà tutto il Movimento 5 stelle a scegliere. Se il movimento rinnoverà la fiducia in me allora ci metteremo al lavoro per cambiare tante cose che non vanno. Io personalmente con ancora più impegno e dedizione”. Un post evidentemente concordato con le alte sfere del Movimento e tutti gli esponenti più in vista che ora sono chiamati a stringersi attorno al capo politico, per il quale, evidentemente non è ancora giunta l’ora del redde rationem: “Serve un clima sereno – conclude Appendino – spero che il movimento possa ribadire la fiducia a Luigi e ripartire con maggiore tranquillità”. Così i lealisti provano a porre un argine alla frana di polemiche scatenata ieri da Gianluigi Paragone e Roberta Lombardi che si sono scagliati proprio contro il capo politico, chiedendone un passo indietro almeno da uno dei suoi due incarichi (quello a capo del movimento o quello istituzionale al Mise).

Un voto sul quale tuttavia già emergono delle perplessità nella maggioranza grillina di Torino che in questi giorni si è spesa tanto in analisi del voto che tendevano allo psicodramma: “Direi che non abbiamo capito nulla. Sono sconcertato” esordisce il presidente del Consiglio comunale Francesco Sicari. “Ammesso che abbia sbagliato tutto lui – dice Sicari – un voto di conferma legittimerebbe la persona che ha sbagliato tutto ad andare avanti”. E se invece non fosse lui il responsabile della Caporetto grillina, allora “un voto di sfiducia” potrebbe aprire comunque “una crisi politica, uno scenario incerto mentre sei forza di Governo” e soprattutto spalancherebbe “le porte a un eventuale successore, ma non me ne vogliano gli altri, pur sapendo che la voglia di quel posto è grande in tanti altri, non vedo figure spendibili nel breve periodo”. Per il numero uno della Sala Rossa “a tre giorni dall’esito del voto, ancor prima di approfondite analisi di cosa abbia funzionato e cosa no, si va di pancia al voto, solo ed esclusivamente sulla persona. Il passo indietro – conclude – le dimissioni, sono atto puramente personale, secondo me. Se pensi di aver sbagliato, ti dimetti. Se pensi di non aver sbagliato, vai avanti”. Gli fa eco il collega Aldo Curatella secondo il quale “si avvia lo specchietto per allodole su Rousseau, per come si pone la questione il risultato è ovvio, invece di avviare una seria discussione e analisi sul territorio di cosa è successo non nelle urne ma negli ultimi anni in cui si è demandato ai click l’azione politica, perdendo contatto con i cittadini ma chiudendosi nelle comode stanze di potere”. Insomma si risolverà tutto in un plebiscito per puntellare il capo.

Si conferma un lealista l’ex presidente del Consiglio Fabio Versaci: “Voterò sì senza pensarci due volte, devi restare a guidare questa barca” scrive su facebook in un commento al post con cui il vicepremier parla del voto di domani. E sul suo profilo, Versaci risponde ad alcuni commenti e sottolinea che “il capo politico può indire votazioni sulla piattaforma, è scritto nel nostro statuto. Sono due giorni che attivisti chiedono la sua testa – aggiunge – mi sembra il minimo fare una votazione. Non ci sarebbe nulla di male a cambiare capo politico. Io non vorrei mai cambiarlo sia chiaro”. Chissà se anche questa volta, come in passato, l’ex numero uno della Sala Rossa riuscirà a orientare la posizione di una parte dei colleghi e della base.

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