RETROSCENA

Un Conte in salsa torinese: ecco il piano di Appendino

L'ipotesi di una ricandidatura è in realtà una mossa tattica. Appendino sa perfettamente di non avere alcuna chance di vincere ma intende giocare la partita calando la carta civica. Magari un professore, come il rettore del Politecnico Saracco che infatti...

Ma davvero qualcuno crede all’intenzione di Chiara Appendino di ricandidarsi? Lei aprendo, a sorpresa a questa eventualità, ha sapientemente ammantato di incertezza una decisione che – ha detto – sarà presa dopo l’estate e che oltre ad agitare la politica sotto la Mole scombina fin da ora più di un piano. Che poi è proprio il vero l’intento della sindaca.

Una cosa è certa: lei non vuole farsi logorare dalla mancanza del potere. Per non smentire il più celebre degli aforismi di Andreotti, non ha, tuttavia, l’obbligo di provare a ripercorrere con passo trionfale quella via Garibaldi che nel giugno del 2016 la portò a sedersi su quella poltrona che, adesso, non dice più di voler abbandonare definitivamente alla scadenza naturale con la certezza grantica che, fino all’altro giorno, aveva accompagnato ogni suo proposito. Tutt’altro.

Il mettere sul tavolo l’ipotesi di una sua possibile ricandidatura pare essere, infatti, solo l’avvio e una parte di un disegno della grillina che sconfisse Piero Fassino: un piano che non prevede affatto il tentativo di bissare il successo di quattro anni fa, ma semmai quello di provare a rimanere centrale nell’agone politico, continuando a giocare un ruolo da protagonista in quel sistema di potere cittadino che ha ben conosciuto e, tra alti e non pochi bassi, assaporato in questi anni.

Solo una lettura superficiale e sprovveduta delle parole pronunciate l’altro giorno darebbe credito a un’eventualità che, per dirla sbrigativamente, non sta né in cielo né in terra. Giovane d’età e (rispetto a molti altri) anche politicamente, ma non certo poco avveduta e attrezzata, potrebbe davvero non vedere per lei una corsa tutta in salita con alla fine un inevitabile precipizio nelle urne? E, di fronte a questa prospettiva, con il sovrappiù di un bagaglio sempre più carico di problemi (tra cui pure quelli giudiziari ancora aperti) e sempre più povero di consensi, procedere verso una missione politicamente suicida? No, la vocazione al martirio non è nel novero delle sue virtù.

Alla “ragazza”, come la chiama qualcuno che ancora ingoia il fiele della sconfitta, non difettano perspicacia e cinismo politico, doti che la conducono a scegliere soluzioni a lei più consone e convenienti. Appendino ha ben altri progetti e quell’annuncio che ha ringalluzzito i fan da tastiera, è solo (si fa per dire) un passaggio di una strategia da cui molti dovranno guardarsi, fin da ora. L’obiettivo, non dichiarato e che non ammetterebbe neppure sotto tortura, è quello di costruire nel ruolo di king maker, una proposta per le comunali del 2021 che ricalchi l’attuale governo giallorosso, compreso un Conte da piazzare sulla poltrona che lei lascerà e per la quale non tornerà a candidarsi. Una sorta di evoluzione del Chiappendino, l’asse politico-istituzionale  a lungo praticato con l’allora governatore piddino Sergio Chiamparino. Disegno che piacerebbe assai e altrettanto sarebbe caldeggiato dai vertici nazionali del Pd, non escluso lo stesso Fassino, passando ovviamente per Dario Franceschini, lasciando ai dem torinesi una patata bollente in mano e una gatta da pelare in grembo.

Per fare questo e, come si vedrà, per togliere dalla scacchiera chi nel Pd sta da tempo studiando da sindaco, Appendino ha però bisogno di alzare il prezzo proprio nei confronti dell’attuale avversario a Torino e alleato a Roma. E cosa di meglio se non mettere sul tavolo, pur con la cautela dell’incertezza, proprio la sua possibile ricandidatura? Di fronte a quello che inevitabilmente questa eventualità, rafforzata da propositi meno vaghi dopo l’estate, provocherà nel Partito Democratico per nulla disponibile a costruire qualcosa con un Appendino bis, lei sarebbe pronta al beau geste, a quel passo indietro che non sarà certamente gratis.

La costruzione di un’alleanza, giallorossa, allargata e annacquata dall’immancabile civismo, avrà come prezzo non trattabile la corrispondente rinuncia di colui che nel Pd, ambisce alla successione: il capogruppo Stefano Lo Russo. Lui che commentando a caldo le parole della sindaca aveva detto: “Ha tutto il diritto e per certi versi anche il dovere di non scappare alla fine del mandato e di misurarsi tra meno di un anno e mezzo con i torinesi rispetto alle cose fatte e a come ha guidato la Città di Torino in questi anni. Se i torinesi vorranno di nuovo lei e il M5s al governo della Città li rivoteranno. Altrimenti cambieranno”. Una trappola, insomma, per Lo Russo che rischia di uscire di scena ancor prima di esservi ufficialmente entrato.

Mi faccio da parte io, si fa da parte lui: questa la condizione della Appendino per aprire alla replica torinese del Governo Conte Bis. Questo il piano diabolico, ma concreto, della sindaca. Troppo etichettati politicamente e quindi divisivi, sia il sottosegretario dem Andrea Giorgis sia la ministra grillina Paola Pisano – i due nomi che da tempo circolano nei rispettivi schieramenti come papabili alla candidatura – è Lo Russo nel centro del mirino della sindaca. Demolire la candidatura del capogruppo senza che le macerie finiscano troppo addosso al Pd. E poi mettere sul tavolo quel Conte torinese che più di un rumor e più di un indizio indicano nell’attuale rettore del Politecnico, Guido Saracco.

Tra i collaboratori del contestato piano dell’innovazione della ministra Pisano, uomo che piace a una buona parte dei piddini, sarebbe lui la figura cui guarderebbe la sindaca e non solo lei. Forse non è un caso che a far circolare il nome di Saracco in queste ore sia una persona a lungo organica (e persino intima) al Pd torinese e tra i componenti del Cda del Politecnico, dove lui è rettore, ma anche dove Lo Russo ha una cattedra. Molti amici e molti estimatori, ma come spesso accade, anche non pochi avversari, incominciando da coloro che si erano schierati contro la sua candidatura al vertice del Politecnico. A suo possibile sfavore, per un’eventuale discesa in campo, anche la ancor troppo fresca elezione a rettore e un ritorno al voto in corso Duca degli Abruzzi. “Guido è ambizioso e ha sufficiente spregiudicatezza per essere tentato dall’operazione – ragiona un docente che appartiene alla sua stretta cerchia – ma se dovesse abbandonare la guida dell’Ateneo se lo mangiano”.

Strade in salita e in discesa di un percorso che è ancora troppo presto per tracciare, anche se la sortita di sabato della sindaca ha, di fatto, impresso una certa accelerazione, con prevedibili sbandate dalle parti del Pd, da qui alle comunali del 2021. Lei ha aperto i giochi, lei intende dare le carte senza scoprire le sue prima del tempo. Di certo intende giocare la partita nel ruolo di mazziere senza avere come posta reale un suo (oggettivamente difficile alla prova delle urne) secondo mandato a Palazzo di Città. Altrettanto certa la sua intenzione di non abbandonare la politica. Sempre più rafforzata e considerata dai vertici nazionali del movimento (al contrario della sua collega romana Virginia Raggi, pressoché finita nel dimenticatoio grillino) per lei si aprirebbero altre strade. Di certo non si farà logorare dalla mancanza del potere. Quello che oggi mostra di saper maneggiare in una strategia non certo disinteressata.

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