EMERGENZA SANITARIA

"Abbiamo perso le tracce di tanti pazienti Covid"

Il dottor Testi, capo del comitato tecnico scientifico della Regione Piemonte, ammette la falla nei Servizi di igiene e sanità pubblica: "Il sistema ha cancellato molte mail dei medici di famiglia che segnalavano i loro casi"

“Decine di mail sono andate perse”, comunicazioni che nel momento più critico dell’epidemia i medici di famiglia inoltravano ai Servizi di igiene e sanità pubblica (Sisp) per segnalare pazienti con sintomi riconducibili al Covid-19, richiedendo il test diagnostico. Svanite. Sembra incredibile eppure tanti uomini e donne non sono mai stati ricontattati, o hanno ricevuto la chiamata dopo molti giorni in seguito alle sollecitazioni dei camici bianchi. Qualcuno, nel frattempo, era guarito, qualcun altro non c’era più, nel frattempo era deceduto. Ma cosa è capitato? Ad ammettere una delle principali falle del modello Piemonte è Roberto Testi, presidente del Comitato tecnico scientifico costituito dalla Regione e responsabile del settore di medicina legale nell’Asl unica di Torino, da cui dipendono proprio i Sisp.

Cosa non ha funzionato? “Quando me lo chiedono – racconta Testi allo Spiffero – dico che il bagnino non ha fermato lo tsunami”. E sì che l’epidemia, in un paio di settimane, ha travolto come un maremoto un sistema sanitario territoriale ridotto ai minimi termini da anni di tagli. “Eravamo totalmente impreparati ad affrontare questa situazione”. 

Chi lo conosce descrive Testi come un “abilissimo medico legale”, però “poco avvezzo all’organizzazione”. Appassionato di parapendio, si è fatto le ossa occupandosi di tossicodipendenze. Ha alle spalle più di 4mila consulenze per i vari uffici giudiziari, oltre tremila autopsie effettuate di cui 150 casi di omicidi. Ha lavorato a molti dei più noti fatti di cronaca nera della storia italiana a partire dai delitti di Cogne e Garlasco.

Per fronteggiare l'epidemia, il sistema messo a punto prevedeva che i medici di base segnalassero attraverso una mail i pazienti con sintomi compatibili al Coronavirus. Le comunicazioni venivano processate nei Sisp e finché si è trattato di poche unità giornaliere il lavoro è stato smaltito in modo ordinato: “Per quanto riguarda i primi cento casi – dice Testi – ho la certezza che siano stati gestiti perfettamente, anche attraverso un lavoro di contact tracing per risalire ai rapporti recenti dei contagiati”. Quelle però erano solo le avvisaglie di ciò che sarebbe accaduto, qualche smottamento prima dello “tsunami”. Il 2 marzo in Piemonte c’erano 51 casi di Covid, due settimane più tardi erano diventati 1.516 e già piangevamo più di cento morti. Il 2 aprile avevamo oltre 10mila infetti, uno su dieci non ce l’aveva fatta.

“Il Sisp della mia Asl aveva un medico e due infermieri a gestire le centinaia di mail che i medici di base inviavano ogni giorno”. Le comunicazioni si affastellavano nella casella di posta elettronica e alla fine di ogni giornata molte restavano ancora da aprire. E cosa è successo? “Ci siamo accorti che le mail non lette venivano cancellate dal sistema il giorno successivo”. Perse. In ognuna di queste c’erano i dati anagrafici del paziente, i suoi sintomi e i contatti. Il Sisp avrebbe dovuto eventualmente ordinare il tampone, sentire il paziente e ordinare l’isolamento. In molti casi non è successo. Quanti? Impossibile stabilirlo. E soprattutto con quali conseguenze?

Quel che è accaduto a Torino si è ripetuto nelle altre Asl fino a casi limite come quello di Elisa Franzò, ex vicesindaco di Alpignano, che il 3 aprile ha ricevuto una telefonata dell’Asl To3 in cui veniva fissato l’appuntamento in ospedale al suo papà per il tampone richiesto dal medico di base. Lui, però, era ormai mancato da una settimana. Tre giorni dopo, il 6 aprile, la stessa Asl predispone per Elisa e la sua mamma l’isolamento, dal 17 al 31 marzo. E chissà quanti di questi casi ci sono sparsi per il Piemonte.

Insomma, la comunicazione tra quelle che dovevano essere le sentinelle del territorio, i medici di famiglia appunto, e il sistema centrale era in tilt, gli ospedali saturi e i tamponi venivano centellinati, vuoi per la mancanza dei reagenti necessari per i test diagnostici vuoi per la scarsità dei laboratori in grado di elaborarli. È qui che si è rotto qualcosa tra chi è in prima linea, peraltro senza mascherine e sistemi di protezione adeguati, e chi parafrasando le parole del sindacato Anaao, dirige da “dietro la scrivania”. Uno scontro quello tra i medici e l’Unità di crisi in corso tutt’ora tra minacce e accuse reciproche.

“Ora finalmente vediamo la luce” spiega Testi, tra i massimi esperti di medicina legale. “A processare le richieste adesso ci sono otto tra medici e infermieri, non più tre. Nella sola Torino abbiamo in carico più di 4mila persone”. È cambiato anche il sistema di comunicazione da quando il Csi ha consegnato (una settimana fa) la nuova piattaforma informatica su cui tutti i medici di base possono segnalare i sospetti positivi, indicando dati anagrafici e sintomi. Perdere le segnalazioni è più difficile e la disponibilità di tamponi consente un intervento rapido. Intanto, però, per un mese è stato il caos. Ci si poteva pensare prima? Era possibile evitare di farsi trovare dal virus come un esercito allo sbaraglio prima ancora di iniziare la battaglia?

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Buon giorno, in relazione all'articolo apparso su “Lo Spiffero” di oggi dal titolo “Abbiamo perso le tracce di tanti pazienti Covid” compare la frase virgolettata “ci siamo accorti che le mail non lette venivano cancellate dal sistema il giorno successivo”. In realtà quanto riportato, estrema sintesi di un lungo e cordiale colloquio, non corrisponde a quanto tecnicamente è avvenuto nel sistema di posta della Asl Città di Torino, nel quale, ovviamente, non è possibile che delle mail vengano “cancellate” perché non lette.

In realtà ci siamo accorti (per segnalazioni di pazienti giunte con altri mezzi o per mail inviate più volte dallo stesso utente) che la casella dedicata alle segnalazioni, stante l’imponente afflusso, si riempiva frequentemente e non era quindi in grado di registrare le comunicazioni. Successivamente abbiamo predisposto più caselle e-mail per le diverse esigenze incrementandone la capienza e, in questo modo, ritengo che il problema sia stato risolto.

Giova comunque ricordare che il SISP non è un servizio deputato all’emergenza o al trattamento clinico dei pazienti ma è una struttura che si occupa di indagini di sanità pubblica. Per questo motivo la mancata presa in carico delle segnalazioni, fatto certamente spiacevole e del quale mi dolgo, ma ritengo comprensibile nella situazione contingente, può avere creato un disservizio all’utenza ma non un reale problema dal punto di vista clinico.

Roberto Testi 

Gentile dottor Testi, la ringraziamo per la precisazione, sembrava effettivamente anche a noi incredibile che il sistema cancellasse delle mail, ma al di là delle questioni tecniche e informatiche la sostanza non cambia. Su molti pazienti non si è intervenuto con tempestività perché le segnalazioni dei medici di base sono andate perse. Sul fatto che tutto ciò non abbia avuto ripercussioni da un punto di vista clinico conserviamo fondati dubbi. (O.S.)

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