SOTTOGOVERNO

Finpiemonte, scure della Regione

Dopo gli scontri interni e le dimissioni (congelate) del direttore, piazza Castello impone la riforma dello Statuto con la riduzione a tre dei consiglieri di amministrazione. Si salva solo il presidente Molina, i due professori verso l'uscita

Le dimissioni di Marco Milanesio dalla carica di direttore di Finpiemonte, presentate ai primi di marzo, erano già state congelate su richiesta della Regione. Adesso la temperatura del freezer viene ulteriormente abbassata visto quel che sta bollendo in pentola per il futuro della finanziaria regionale: la modifica dello statuto, così come proposto dall’assessore alle Partecipate Fabrizio Ricca.

Proposta accolta dalla maggioranza nel corso dell’ultima riunione della giunta e quindi destinata a breve a cambiare l’assetto, per quanto concerne il board, di Finpiemonte. La road map ormai tracciata e che lascia supporre un iter piuttosto breve, contempla tra i punti principali la riduzione del cda dagli attuali 5 (previsti quando si prospettava per la finanziaria un futuro di banca) a 3 componenti. Questo comporterà l’azzeramento dello stesso organo, lasciando sulla sua poltrona soltanto il presidente Roberto Molina. Un passaggio che, vista l’intenzione della Regione di effettuarlo rapidamente, vedrà il manager di lungo corso e di trascorsi romitiani restare al suo posto almeno fino all’insediamento del nuovo e più snello cda. 

La ragioni personali che avevano portato Milanesio alla decisione di lasciare, ovviamente, potranno essere riconfermate così come le dimissioni, ma – a quanto riferiscono fonti vicine alla finanziaria di Galleria San Federico, ma anche di Piazza Castello – tutto sarebbe spostato più avanti. Questo anche per ragioni di funzionamento della società, visto che le deleghe operative sono tutte in capo al direttore, così come previsto dallo statuto. Un aspetto, quello delle deleghe, che entra ed è entrato con una certa prepotenza nelle vicende di Finpiemonte. Non è un mistero che due consiglieri, Maurizio Irrera (indicato da Fratelli d’Italia) e Umberto Bocchino (scelto dal presidente della Regione Alberto Cirio) abbiano più volte e con una certa energia messo sul tavolo la richiesta di deleghe per sé stessi. Non solo, a provocare più di una scossa e forti reazioni di disappunto da parte dello stesso Cirio, non appena venutone a conoscenza, sono stati gli incarichi e le consulenze esterne affidati a persone molto vicine ai consiglieri. Su questa vicenda, dopo le rivelazioni dello Spiffero, Cirio aveva chiesto e ottenuto una dettagliata relazione al presidente Molina, uomo della Lega al vertice dal maggio dello scorso anno.

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