(DIS)GIUNTA REGIONALE

Altolà del Pd a Cirio (e Lega): "Rimpasto con le regole attuali"

Le opposizioni pronte alle barricate contro il disegno del governatore per sostituire Icardi. Gallo: "Va bene aumentare gli assessori esterni, ma la norma si applichi nella prossima legislatura insieme alla nuova legge elettorale". Tempi lunghi per il testo del Carroccio

Se Alberto Cirio affida alla modifica dello statuto della Regione, con il raddoppio del numero degli assessori esterni, il raggiungimento del suo non nascosto obiettivo di sostituire l’assessore alla Sanità, allora Luigi Icardi può dormire sonni tranquilli ancora per un bel po’. Magari addirittura fino al termine della legislatura. Altro che cinque o sei mesi al massimo per approvare la proposta di legge della Lega, come con eccessivo ottimismo vanno dicendo in questi giorni proprio i compagni di partito dell’assessore nel mirino del governatore e, ormai, sempre meno difeso dal suo gruppo se non spesso oggetto di fuoco amico. Fare i conti senza l’oste, anche se si sta dietro il bancone, si sa quel che comporta. La maggioranza lo ha ben compreso, a caro prezzo di una triste figura, quando si è trovata di fronte le decine di migliaia di emendamenti delle minoranze alla legge sul gioco d’azzardo, tanto da dover tirare remi in barca e, per poter applicare il canguro salta-ostruzionismo, mutare la proposta di legge leghista in disegno di legge della giunta.

Il film che si prospetta è proprio quello già visto, appena pochi mesi fa. “Se Cirio vuole sostituire l’assessore, fare il rimpasto, non saremo certo noi ad opporci. Ma lo faccia con le regole in vigore e non pensi di poterle cambiare per applicarle nel corso del suo mandato”. Dal Pd il messaggio arriva forte e chiaro. Il capogruppo Raffaele Gallo mette le mani avanti, non solo per avvisare che le barricate sono sempre pronte, ma anche per sgombrare il campo dall’equivoco: “Anche noi siamo favorevoli al superamento di un limite troppo stretto come quello attuale sugli assessori non eletti e scelti all’esterno, tant’è che c’è una nostra proposta di legge depositata”. 

La differenza, non da poco, con il centrodestra non è tanto nel numero ipotizzato di componenti della giunta nominabili tra chi non è consigliere – la Lega ne chiede 6, il Pd appena uno in meno – quanto in due elementi cruciali. Il primo è l’inscindibile collegamento di questa riforma con quella della legge elettorale. “Per noi l’apertura maggiore a componenti dell’esecutivo non eletti non può essere disgiunta da un nuovo sistema elettorale che preveda la doppia preferenza di genere e l’abolizione del listino del presidente”, spiega Gallo riportando sul tavolo un obiettivo, quello di dare una nuova legge per le elezioni regionali, annunciato come prioritario da Sergio Chiamparino all’inizio del suo mandato da presidente che si sarebbe concluso senza averlo raggiunto.

La seconda differenza che si trasforma in un paletto ineliminabile messo dai dem di fronte alla proposta della Lega, concerne l’entrata in vigore della riforma dello statuto. “La disponibilità a rivedere lo statuto, sempre comprendendo la modifica della legge elettorale, da parte nostra c’è, ma nessuno pensi che eventuali modifiche, a partire da quella che riguarda gli assessori esterni, possa essere applicata nel corso dell’attuale legislatura. Se il presidente ha delle difficoltà con la squadra che si è scelto e vuole cambiare uno o più assessori noi non difendiamo nessuno, a partire da Icardi – dice il capogruppo del Pd –. Cirio se lo ritiene faccia tutti i rimpasti che vuole, però con le regole attuali. Se si cambiano e noi siamo d’accordo a cambiarle devono entrare in vigore dalla prossima legislatura”.

A rendere, se possibile, ancor più accidentato il percorso verso la modifica che sta a cuore al governatore (e al segretario della lEga Riccardo Molinari) è proprio lo strumento legislativo scelto. Le opposizioni avranno la strada spianata per disseminare di migliaia e miglia di emendamenti quella del testo con primo firmatario Michele Mosca, seguito dal presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia, dal consigliere segretario Gianluca Gavazza e dal capogruppo Alberto Preioni.

E come il precedente della legge sull’azzardo avrebbe dovuto insegnare, per far uscire il canguro dalla gabbia è necessario un disegno di legge della giunta. Chissà poi perché una riforma come quella dell’ampliamento degli assessori esterni cui tiene moltissimo il governatore non è stata presentata proprio dalla giunta con la sua firma? È stata la Lega a volersi intestare, anche questa volta, l’iniziativa pur consapevole (o forse proprio per questo) che il primo effetto sarebbe togliere la delega più importante a Icardi, oppure il governatore preferisce lasciare all’azionista di maggioranza questa incombenza, restandone formalmente fuori pronto a quel cambio di poltrona che fino ad ora non è riuscito o non ha voluto?

L’altro giorno commentando la proposta di legge del suo gruppo l’assessore alla Sanità ha detto quella che non dovrebbe essere più di un’ovvietà: “Se Cirio vuole sostituirmi non ha bisogno di una legge”, bastano quattro righe una firma per togliergli la delega cambiandola con un’altra (sempre che accetti) o rimandarlo nei banchi del Consiglio sostituendolo con qualcun altro. Se il governatore non lo ha fatto c’è sicuramente un motivo, forse più d’uno. Il segretario regionale della Lega Molinari ha più volte espresso la sua opinione: se si devono fare dei cambiamenti nella giunta, meglio farli tutti insieme e non limitarsi a una sola sostituzione. Ma per fare questo e trovare la figura con cui sostituire l’attuale titolare della Sanità, visto quel che offre il convento, servono più posti per gli esterni. 

“Cirio faccia tutti i rimpasti che vuole, ma si scordi di cambiare le regole in corsa”, avvertono dal Pd preparando un ostruzionismo che la maggioranza ha già conosciuto bene. E che allungherebbe i tempi già non brevi visto che la modifica dello statuto prevede la doppia lettura in aula, con alcuni mesi tra la prima e la seconda.

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