VERSO IL VOTO

In Azione il primo candidato sindaco

Barosini molla il posto di assessore nella giunta di centrodestra ad Alessandria e si mette in proprio in vista delle prossime amministrative. Le manovre di Costa nel Cuneese e la politica dei due forni di Calenda

Un’Azione a sorpresa. Certo non è la prima volta che Giovanni Barosini, nativo democristiano, romano da molti anni alessandrino, cambia casacca, pur sempre nelle forze epigone della Balena Bianca. 

L’adesione al partito di Carlo Calenda da parte di colui che a ragione può vantare il titolo di mister preferenze nel capoluogo mandrogno, dove con 826 voti personali sui 1956 della sua lista civica SiAmo Alessandria aveva surclassato tutti gli altri, era passata per qualche settimana sottotraccia anche se Barosini era (fino all’altro giorno) assessore ai Lavori Pubblici della giunta di centrodestra guidata dal leghista Gianfranco Cuttica. La vera sorpresa non sono neppure le dimissioni da assessore, peraltro non richieste né dal primo cittadino né dallo stesso Calenda, bensì la decisione dell’ex Dc, poi Ccd, quindi Udc e infine “civico” di candidarsi proprio a sindaco. Né con la destra né con la sinistra.

Una decisione, confermata allo Spiffero dal diretto interessato, che fa rumore in Piemonte e non solo. E che il giorno dopo l’annuncio (di Calenda) della nascita del terzo polo riformista con tanto di vaticinio senza modestia del leader agli iscritti – “Quando saremo al 20 per cento vi lascerò il partito” – non contribuisce a ulteriore chiarezza sulla traduzione pratica degli enunciati dell’ex ministro.

Proprio in Piemonte, a Torino, la giovane forza politica calendiana si è divisa in occasione delle elezioni comunali tra chi avrebbe voluto sostenere il centrodestra di Paolo Damilano, ala rappresentata da Alberto Nigra, e chi guardava al centrosinistra di Stefano Lo Russo, come l’ex assessore Claudio Lubatti. Alla fine il leader nazionale aveva scelto tiepidamente il centrosinistra e i fan di Damilano hanno alzato i tacchi e restituito la tessera. Da Torino a Mondovì, nel Cuneese, enclave elettorale del deputato di Azione Enrico Costa dove uno dei più stretti collaboratori di Alberto Cirio in Regione, Luca Robaldo, potrebbe candidarsi a sindaco contro il centrodestra (e il centrosinistra), sostenuto proprio dall'ex ministro.

Un’Azione a geometria variabile, ma se le formule possono apparire in qualche modo nuove i nomi che circolano sono sempre gli stessi. Alla guida del nuovo partito in Piemonte è stato messo Gianluca Susta, anch’egli di lontane origini democristiane, poi nella Margherita, quindi nel Pd per poi aderire alla montiana Scelta Civica. E proprio Susta ha inserito Barosini nella segreteria regionale affidandogli il settore delle attività produttive. Un ruolo politico, quello dell’alessandrino, che non poteva non stridere ulteriormente con il suo ruolo nell’amministrazione comunale trainata da Lega e Fratelli d'Italia.

Ciononostante e dopo l’adesione dell’assessore ad Azione, il sindaco non gli ha mai chiesto di dimettersi anche per evitare “di farne una vittima” spiegano dalla Lega. Lui, intanto, è pronto a candidarsi contro Cuttica, con l'ambizione di  superare il piddino Giorgio Abonante e la sua alleanza giallorossa per sfidare al ballottaggio il sindaco uscente (o alla peggio di diventare ago della bilancia in un eventuale secondo turno). “Voglio federare forze civiche e riformiste”, spiega l’ex Dc ora calendiano che si dice abbia tra sostenitori dell’impresa anche alcune figure vicine a Fabrizio Palenzona. Tra i partiti cui guarda (e con cui da tempo ci sarebbero interlocuzioni) c’è anche Italia Viva, anche se dagli ambienti renziani alessandrini trapela estrema cautela. Accresciuta proprio dopo la decisione del da poco ex assessore di scendere in campo come candidato sindaco. 

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