POST EMERGENZA

Infermieri precari nel pubblico assunti nelle Rsa dal privato 

Le strutture assistenziali "salvano" il personale sanitario escluso (per ora) dalla stabilizzazione. Nelle case di riposo c'è una pesante carenza di infermieri e oss. Colaci (Api Sanità): "Da Icardi l'impegno a rivedere tariffe e procedure per nuovi ingressi"

“Siamo pronti ad assumerli tutti, nel giro di tre mesi”. Michele Colaci, presidente di Api Sanità, parla a nome di tutto il settore delle Rsa e delle altre strutture assistenziali quando sul tavolo al quale è seduto con l’assessore Luigi Icardi mette quella che appare la soluzione per oltre tremila tra infermieri e operatori sociosanitari. Al momento la stabilizzazione, ovvero l’assunzione a tempo indeterminato da parte delle Asl nei cui ospedali hanno lavorato nel corso dei due anni di pandemia, è possibile solo per poco più di un migliaio di lavoratori. “Di questo personale, formato e di esperienza, abbiamo estremo bisogno”, conferma Michele Assandri, presidente regionale di Anaste, una delle associazioni che rappresentano proprietari e gestori delle Rsa.

In un clima inizialmente teso anche per via del forte richiamo alle proprie responsabilità rivolto alla Regione nei giorni scorsi da Colaci e non proprio, diciamo, gradito da Icardi, l’incontro in corso Regina Margherita si è poi concluso con un bilancio tutto sommato positivo. I punti affrontati ieri dovranno essere messi nero su bianco in un accordo previsto per i prossimi giorni, ma già il solo riassorbimento del personale i cui contratti a termine scadranno tra poco più di un mese, è “un risultato molto importante che fa incontrare la necessità del settore di risolvere il problema degli organici e quella dei lavoratori di avere una risposta alla loro legittima richiesta di uscire da una situazione di precarietà”. 

Certo sarà una libera scelta, quella di andare a lavorare nelle case di riposo o nelle strutture di assistenza per disabili o pazienti psichiatrici. E non va dimenticato che per molti infermieri e oss si tratterebbe di un ritorno. Nei momenti più drammatici dell’emergenza erano stati in molti a lasciare le Rsa per andare a lavorare in ospedale, rispondendo alle richieste delle Asl e, legittimamente, puntando a una futura stabilizzazione che, però, ad oggi è possibile solo per circa un quarto del totale dei lavoratori.

La carenza di personale è il problema principale, ma non l’unico per la oltre 700 Rsa del Piemonte. “La Regione ha confermato l’intento di riconoscere alle strutture l’incremento Istat delle tariffe, misura che verrà attuata non appena sarà approvato il bilancio preventivo”, spiega Colaci che da Icardi ha anche ottenuto l’impegno “a rendere meno complicate le procedure per gli incontri tra famigliari e ospiti delle strutture superando regole troppo restrittive”. Non meno importante è eliminare il più possibile gli ostacoli e le lungaggini che, ancora oggi, si pongono di fronte alle richieste di ingressi nelle Rsa da parte di nuovi ospiti. Spesso i gestori delle strutture hanno indicato nelle Asl il collo di bottiglia che porta alla paradossale situazione di avere le Rsa con tanti posti disponibili, moltissime famiglie che fanno richiesta per i loro anziani, ma tutto resta fermo o si trascina per troppo tempo. “L’assessore ci ha assicurato di rivedere le procedure velocizzandole il più possibile”, aggiunge Colaci che ancora l’altro giorno, come riportato dallo Spiffero, aveva lanciato un drammatico grido di allarme paventando la possibile chiusura per la metà delle strutture sul territorio regionale, chiedendo risposte dalla Regione. Che, in buona parte e pur sempre in attesa di vederle concretizzate, sono arrivate.

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