CIVICI & CINICI

Giorgetti scarica Damilano: "Un neofita della politica"

Alla faccia di chi diceva che dietro lo strappo dell'imprenditore ci fosse il ministro, suo principale sponsor e pigmalione. E invece il numero uno del Mise lo pettina a dovere: "Prima di certe uscite bisognerebbe pensarci tre o quattro volte". E dalle Circoscrizioni parte il fuggi fuggi

“Quando si fanno le uscite pubbliche bisogna sempre pensarci su tre o quattro volte. La politica insegna che devi incassare, devi ragionare e poi devi fare. La politica la impari con il tempo”. Tra le critiche arrivate a Paolo Damilano nei giorni immediatamente successivi al suo strappo con il centrodestra, quella che fa più male arriva da Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, considerato da sempre suo principale sponsor all’interno della Lega. Fu lui il primo a puntare su Damilano già per le regionali del 2019, quando poi i partiti virarono su Alberto Cirio (un altro che non le ha mandate a dire all’imprenditore dell’acqua e del vino). Due anni dopo proprio Giorgetti lo aveva fatto digerire prima a Matteo Salvini e poi al resto della coalizione quando sembrava potesse diventare il passepartout del centrodestra per Palazzo civico. Le urne hanno detto altro.  

“Damilano è un imprenditore che si è dedicato alla politica. Fa fatica, giustamente, dico io, a capire le regole della politica. Quindi reagisce da imprenditore, facendo le sue scelte come imprenditore non politico. La politica è fatta, molto spesso, di compromessi o di mediazioni” prosegue nella sua lezione Giorgetti, a margine di un appuntamento elettorale ad Alessandria, al fianco del sindaco uscente Gianfranco Cuttica di Revigliasco, candidato della Lega e di tutto il centrodestra. Parole che sembrano smentire le voci di una sua regia occulta dietro le mosse di Damilano, anche se chi conosce bene l'eminenza grigia di via Bellerio non esclude che possa averlo mandato avanti e poi, con buona dose di cinismo, abbandonato al suo destino. 

Una distanza che in questo lunedì sera si percepisce plasticamente tra i due: il ministro, che pure con passo felpato ha spesso marcato una distanza nei confronti del Capitano, è ancora lì a fare campagna per il centrodestra, cercando di convincere anche i delusi da Salvini. L’altro in una sala (la Sala delle idee!) del Collegio degli Artigianelli a spiegare a un drappello di malmostosi eletti di Torino Bellissima il perché di una decisione presa dall’oggi al domani, senza un confronto, senza quelle prassi che in politica rappresentano la forma e la sostanza. “Ha fatto come fosse nella sua azienda: ha deciso e ci ha messo al corrente” dice uno dei tanti consiglieri sul territorio che ora minacciano di andarsene.

Tra loro c’è già chi ha già preso la sua decisione. In particolare nelle Circoscrizioni 5 e 6 dove la Lega, assieme agli altri partiti, ha di fatto messo alla porta Torino Bellissima. “Nessuno di noi è interessato a derive populiste improvvisate, ma nemmeno a improvvisate e imposte linee politiche comunicate, anche agli eletti, a mezzo stampa o in una riunione convocata a una settimana dalle decisioni già prese” dicono ben otto consiglieri di circoscrizione in una nota in cui annunciano il loro addio a Damilano e l’adesione al gruppo misto. Si tratta di Federico Chiassa (Circoscrizione 3); Simona Borrelli, Caterina Mastroeni e Stefano Subbiani (5); Michele Celentano e Giulia Zaccaro (6); Francesco Caria e Claudia Gianotto (7).

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