TEMPI SUPPLEMENTARI

Letta glissa sul patto "nascosto" contro Salvini (a casa di Molinari)

Ad Alessandria il segretario Pd parla come non fosse già siglato l'accordo con Azione. Timori dem di perdere voti con l'endorsement dell'ex assessore di centrodestra. Il capogruppo salviniano: "Abonante dica cosa darà a Barosini in cambio del suo sostegno"

“Se son rose fioriranno”, dice Enrico Letta spargendo petali di banalità in processione verso il suo secondo comizio alessandrino, a meno di una settimana dal voto per uno dei ballottaggi meno banali che si ricordi.

“Non voglio entrare nelle dinamiche civiche”, glissa il segretario di fronte alle domande sull’accordo con Azione, o per meglio dire con Gianni Barosini animale politico di provincia con legittime più alte ambizioni e recenti pregresse mosse che lo hanno portato a lasciare il centrodestra per correre da solo alle comunali, incassando un inaspettato 15% e da lì incominciare a trattare sui due tavoli. L’accordo s’è fatto, come riferito ieri dallo Spiffero, ma il Pd a partire dal suo candidato sindaco Giorgio Abonante cerca di tenerlo nascosto come il parente poco presentabile, ma danaroso, non invitato al matrimonio.

Quando mai s’è vista la conquista di un endorsement, seppure non sancita da apparentamento, tenuta nascosta anziché mostrarla come trofeo e motivo di orgoglio in vista del voto? Il fatto è che le rose fioriscono, ma hanno pure le spine. E l’aiutino dell’ex Udc, fino a pochi mesi fa assessore ai Lavori Pubblici nella giunta del ricandidato sindaco leghista Gianfranco Cuttica, punge una buona parte dell’elettorato di centrosinistra, per non dire la pur residuale componente grillina del campo largo con la senatrice pentastellata Susy Matrisciano a dover spiegare ai suoi l’ingresso dell’ex assessore di centrodestra, oggi calendiano ovvero nemico giurato di Giuseppe Conte, nella futura maggioranza.

“Domani, domani” taglia corto il protagonista del suk, rinviando quella dichiarazione a sostegno del candidato piddino Giorgio Abonante, che tra i dem viene agognata come una bottigliata di Tafazzi. Sanno bene da quelle parti che il palesare l’appoggio dell’ex Udc e già uomo della giunta a trazione leghista può far perdere voti. All’elettore non far sapere… A mettere insieme il cacio, pecorino romano visti i natali di Barosini, con le pere ci ha pensato soprattutto chi viene da laddove tessere è un’arte e Gianluca Susta, ex senatore dem biellese oggi plenipotenziario piemontese di Azione, ha cucito l’abito su misura per Barosini, tagliando le manovre di chi pure nel suo partito forse non avrebbe disdegnato un esito opposto.

Letta rimanda a una fioritura quando già c’è chi conta i petali che potrebbero staccarsi dal mazzo con cui Azione s’offre, accolta a braccia aperte pur di nascosto, in aiuto al centrosinistra. “Vincere ad Alessandria penso sarebbe una buona notizia per gli alessandrini. Conta la vicenda civica, l’aspetto civico, indipendentemente da Molinari che è alessandrino”. 

“Indipendentemente”, ma Letta evoca il capogruppo alla Camera. Dare uno schiaffo nelle urne a lui è come darlo a Salvini. Sembra la scena del Federale con Tognazzi, Primo Arcovazzi, che si lamenta delle botte ricevute e al professore Bonafè che gli dice “non hanno picchiato te, ma la tua divisa”, lui risponde “sì, ma nella divisa c’ero io”. Ecco, capita così, o meglio capiterebbe se s’avverasse l’auspicio del segretario dem. E Molinari lo sa bene.

“Non so se è vero, ma Barosini ha impostato la sua campagna elettorale sulla trasparenza e contro i giochi di Palazzo, Calenda ha sempre detto mai con i Cinquestelle, Abonante ha assicurato che non avrebbero fatto accordi, qualcuno dica se è e vero o no che l’accordo c’è”, sfida il presidente dei deputati leghisti a Montecitorio, “altrimenti si prendono in giro gli alessandrini. E si spiegherebbe perché Barosini senza motivo politico – spiega Molinari – è uscito un mese prima dalla giunta per candidarsi contro Cuttica”. E poi raccontano di uno stranito Cuttica di fronte alla richiesta, all’epoca dell’abbandono, dello stesso Barosini di metter fuori dalla squadra un assessore nominato proprio su richiesta del futuro vicesegretario regionale di Azione. 

“Cercano di far perdere il centrodestra con un gioco di palazzo”, spiega Molinari che però non si nasconde come il malcontento tra gli elettori e i supporter di Barosini per la scelta di campo possa sortire l’effetto contrario a quello previsto dalle parti del Pd. 

“Abonante dica se gli darà il posto di presidente del consiglio comunale, ma lo dica ora”, incalza il segretario regionale della Lega. “Se per il centrodestra e la Lega Alessandria è stata al centro dell’attenzione della politica nazionale per cinque anni. Adesso vediamo che per il Pd e per Calenda merita attenzione con l’unico scopo di farne una pedina da togliere alla Lega. Calenda – aggiunge il segretario regionale del Carroccio salviniano – ha scoperto sulla cartina dov’è Alessandria solo in questi ultimi giorni”. 

Ne mancano sei al voto, “e Barosini è caduto vittima della sua stessa ambiguità”, dice il ricandidato sindaco leghista. “Con lui non ho mai chiuso le porte, anche quando è uscito dalla giunta. Io vado avanti dritto con o senza Barosini – spiega Cuttica – certamente rivolgendomi a una gran parte del suo elettorato che non si immaginava un’evoluzione come quella che c’è stata e che non credo la condivida”. Come dice Letta, se son rose fioriranno.

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