PDL AL VOTO

Pdl, su Napoli il veto di Verdini

Il plenipotenziario di Berlusconi contrario a concedere la deroga all'ex vicecapogruppo alla Camera, colpevole di aver "pugnalato" il Capo in un'intervista. Giovani assessore all'assalto per un posto in lista. E Bonsignore punta sul consigliere Comba

ON. MACARIO Osvaldo Napoli

Sarà pur vero, come afferma Guido Crosetto, che Enzo Ghigo in camera caritatis ne ha dette di ogni su Berlusconi, ma c’è chi ha fatto di peggio e ha sparato a zero addirittura dalle pagine dei giornali, salvo poi pentirsene amaramente e chiedere in queste ore il perdono pur di strappare un altro giro in parlamento. È il caso di Osvaldo Napoli, vicecapogruppo uscente del Pdl alla Camera e uno dei big del partito in Piemonte. L’onorevole Macario, come lo chiamano i suoi colleghi di Montecitorio, sta facendo il diavolo a quattro per ottenere la deroga alle norme, introdotte dal vertice nazionale, che gli impedirebbero la ricandidatura: vincolo sul numero di legislature e limite d’età a 65 anni. Napoli che di anni ne ha 68 e di mandati ne ha sul groppone ben tre è, almeno sulla carta, fuori gioco. Ma a condannarlo, forse definitivamente, non sarebbero soltanto le regole: sul tavolo di Denis Verdini, plenipotenziario del Cavaliere per la stesura delle liste, c’è, infatti, in evidenza la fotocopia dell’intervista rilasciata nell’ottobre scorso da Napoli a Libero, dopo la famosa conferenza di Villa Gernetto. In quell’occasione il deputato non ha usato perifrasi nei confronti del Capo: «Berlusconi si è fatto del male con le sue parole dopo quello che ha detto i moderati non verranno più con noi e così non vinceremo mai più le elezioni». E, per essere più chiari, persino con una buona dose di preveggenza ha aggiunto: «Berlusconi ha già stretto l’accordo con la Lega, con quello che ha detto l’area moderata ce la sogniamo, ammazzato le primarie e Alfano. la stragrande maggioranza del Pdl la pensa come me e l’ottanta per cento del partito sta con Alfano e Berlusconi rappresenta la minoranza del partito». Un’intemerata che ora gli potrebbe costare la poltrona.

 

Nel fugace rendez-vous di ieri tra la delegazione del partito piemontese e il Verdini non sono fatti nomi di potenziali candidati. Il braccio destro del Cav. si è limitato ad assicurare che verranno tenute in debita considerazione le esigenze del territorio, anche se è stato ribadito che l’ultima parola spetterà comunque a Roma e a “Lui”. Berlusconi, del resto, non ha mai mostrato grande simpatia per Torino e per i suoi dirigenti, quindi non è affatto da escludere che anche questa volta le liste saranno infarcite di “stranieri”. Domani l’ex premier ha in agenda una serie di colloqui proprio con alcuni potenziali candidati, un paio di giovani promettenti e alcuni esponenti del mondo dell’impresa. Poi deciderà, pare nel fine settimana, la composizione delle teste di lista, a partire dagli uscenti da riconfermare (Enrico Costa, Gilberto Pichetto Fratin, Maria Rizzotti, in forse Lucio Malan). In ultimo si occuperà dei nuovi innesti, sia quelli caldeggiati dal coordinatore in scadenza, ovvero gli assessori regionali Michele Coppola e Claudia Porchietto (avrebbe invece scaricato Alberto Cirio), sia quelli segnalati da altri capataz, come il consigliere regionale Fabrizio Comba che Vito Bonsignore vorrebbe al posto di Roberto Rosso.

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