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Miseria del laicismo

Il primo gesto filosofico consiste sempre nell’esercizio del dubbio, vuoi anche nella cartesiana forma “iperbolica”, rispetto ai luoghi comuni e alle verità inerzialmente ammesse dai più. Il cosiddetto laicismo può, a giusto titolo, costituire un fecondo luogo di esercizio del dubbio filosofico. Il laiscimo – vera e propria religione del nostro tempo – si presenta urbi et orbi come ideologia neutra e avalutativa, che assume come scopo primario la liberazione dell’uomo dalle visioni assolutistiche, quando non fondamentalistiche, e dunque anzitutto da quelle religiose.

 

È questa, salvo errore, la cifra del laicismo da Paolo Flores D’Arcais a Eugenio Scalfari, da Michel Onfray a Piergiorgio Odifreddi, giusto per citare i principali esponenti di questo neoilluminismo che si autocelebra come il fronte più avanzato dell’emancipazione. Per essere il più sintetico e il più chiaro possibile, il laicismo è assai peggio del mare che aspirerebbe a curare. E perché? Per il fatto che, contestando tutti gli Assoluti che non siano quello immanente della produzione capitalistica, il laicismo integralista si pone come il completamento ideologico ideale del dilagante fanatismo economico, in cui l’Economist diventa l’Osservatore Romano della globalizzazione capitalistica e le leggi imperscrutabili del Dio monoteistico divengono le inflessibili leggi del mercato mondiale. In questo, il laicismo rivela la sua natura di fondamentalismo illuministico svuotato della sua nobile funzione emancipativa (à la Voltaire, per intenderci) e ridotto a semplice funzione espressiva del capitale e delle sue lotte contro ogni divinità non coincidente con il mercato.

 

Per gli odierni corifei del laicismo, instancabili lavoratori presso la corte del re di Prussia, la sottomissione alla superstizione religiosa dev’essere destrutturata in modo che domini incontrastata la sola superstizione economica. L’obbedienza servile deve essere riservata unicamente all’economia, alle “sfide della globalizzazione”, all’insindacabile giudizio del mercato, al vincolo del debito e alla dittatura delle agenzie di rating. L’essenza intimamente teologica del nuovo ordine della produzione – il nomos dell’economia – affiora eminentemente dalla sua pretesa assolutistica di esaurire il senso delle cose, ponendosi come fondamento incondizionato del reale e del simbolico, coartando gli uomini a praticare un culto ignaro e alienato al cospetto della propria forza associata e, al tempo stesso, disgiuntasi da loro e tale da non venir più riconosciuta nella sua reale configurazione di prodotto storico della prassi oggettivata. Forse che l’Assoluto del nostro tempo non è il monoteismo del mercato? Forse che la teologia del nostro tempo non è l’economia, ossia la teologia della disuguaglianza sociale? Per i laicisti no, il problema è sempre e solo il Dio trascendente, è sempre e solo il fanatismo della religione tradizionale. È il capitale stesso che deve delegittimare ogni religione che non sia il monoteismo del mercato: qui emerge chiaramente il ruolo di instancabili lavoratori presso la corte del re di Prussia dei fanatici del laicismo.

 

Il vero dilemma del nostro tempo non sta nell’ennesima riproposizione di un illuminismo che contesti le divinità trascendenti: è questo, per inciso, l’ostinato orizzonte illuministico di una sterminata galassia di testi recenti – come il Traité d’athéologie, del 2005, di Michel Onfray –, che già ai tempi di Feuerbach sarebbero stati considerati “superati”. Al contrario, ciò di cui più si avverte il bisogno, oggi, è un nuovo illuminismo che contesti incondizionatamente l’Assoluto capitalistico e l’esistenza di presunte leggi economiche oggettive della produzione, sottoponendo a critica l’onnipervasivo monoteismo del mercato senza per questo cadere nell’elogio nostalgico dei comunismi novecenteschi. Mi si permetta di concludere sostenendo senza remore che, supporto ideale per l’universalizzazione della forma merce, il laicismo si configura oggi come l’involucro ideologico per la globalizzazione, per il liberalismo e per la santificazione del monoteismo del mercato. Per questo, se mi si definisce laico, respingo garbatamente la definizione.

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10 Commenti

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    15:22 Lunedì 18 Maggio 2015 fabio fineschi LAICITA' E LAICISMO

    Fusaro non si è pronunciato contro la laicità ma contro il laicismo, che va a far parte di tutti quegli "ismi" che hanno funestato la storia. Di certo è noto a tutti il fatto che il primo atto di laicità della storia viene da Cristo con quel:"Date a Cesare quel che è di Cesare etc. etc.". A mio modesto parere l'articolo di Fusaro, se ha una pecca, è quella di essere, in parte, già superato: oggi il problema non è tanto quello del mercato quanto quello della finanza. Mercato e finanza si contraddistinguono per essere dei meri meccanismi, estremamente potenti, tanto che in questa epoca la politica stessa è totalmente soggiogata da essi, il Principe, di machiavellica memoria, è sostituito dal banchiere, il quale si contende il potere con le agenzie di rating. Il laicismo, inteso come movimento filosofico contro il Dio trascendente, ha la sua ragion d'essere in quanto spiana la strada a qualunque remora della coscienza, esso impone un'etica che è, in primo luogo, etica di mercato, ragionamento sulla base di una logica economica. Non si dimentichi ciò che dostoevskij fa dire ad uno dei fratelli Karamazov:"Se Dio non esiste allora tutto è possibile". Cordiali saluti.Fabio Fineschi

  2. avatar-4
    01:55 Giovedì 24 Luglio 2014 GiorgioL FALSO E PRETESTUOSO

    Non ho mai letto niente di più inutile e pretestuoso di questo articolo del "filosofo"(?) Diego Fusaro.Imporre questa falsa convinzione secondo cui chi desidera la laicità del proprio stato debba necessariamente anche desiderare una dittatura di stampo capitalistico, è una cosa di una disonestà intellettuale inaudita.Come se il capitalismo fosse una "colpa" dei laicisti.; o peggio: come se la laicità dello stato sia una cosa a cui si possa rinunciare in nome di una non ben definita lotta al sistema economico. Sono due cose parallele e indipendenti, e perfino un lattante potrebbe capirlo. Tranne Diego fusaro , che ha perso una (altra) buona occasione per tacere.

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    20:10 Domenica 16 Giugno 2013 Massimiliano Hellies Molto meglio

    Molto meglio questo dello spot pro san Raffaele su fb. Mi hai perfino convinto a leggere il libro. E' per caso in programma la sua presentazione in quel di Cagliari?

  4. avatar-4
    19:32 Domenica 16 Giugno 2013 Massimiliano Hellies Meglio questo

    Meglio questo dello spot pro università san Raffaele su fb. Mi hai quasi convinto a leggere il libro. Hai per caso in programma la sua presentazione in quel di Cagliari?

  5. avatar-4
    17:21 Giovedì 06 Giugno 2013 Diego Fusaro Argomentazioni altrove

    a discolpa del carattere un po' apodittico e talvolta telegrafico del mio intervento, segnalo che il tema è più diffusamente sviluppato nel mio lavoro "Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo", a cui mi permetto di rimandare. Grazie.

  6. avatar-4
    08:16 Giovedì 06 Giugno 2013 ibell65 Quale laicismo?

    Non fa certo onore al filosofo la semplicistica e riduttiva definizione di laicismo su cui si basa tutto l'articolo. Però, ragazzi, io sono molto più preoccupato dai tantissimi "mi piace".

  7. avatar-4
    23:03 Lunedì 03 Giugno 2013 bruno vergani miseria del laicismo?

    Va riconosciuta a Fusaro una valorosa visione anticonformista. Stimolante la riflessione su un capitalismo sì potente da far impallidire il Dio di una tradizione millenaria, ma nel contempo tanto mimetizzato - grazie alla sua onnipervadenza - da non essere più distinto e giudicato, eppure la tesi di Fusaro lascia molteplici motivi di perplessità a partire da contraddizioni nel metodo e merito:nel giudicare la miseria del laicismo anti-clericale propone nel contempo una laicità anti-capitalistica, comunque reattiva, quasi precettistica. Insidioso aggettivare e ridurre a princìpi ideologici precostituiti la laicità in quanto risulta comico stilare il catechismo del laico ortodosso.Visti i presupposti non meraviglia che Fusaro termina la sua stringata analisi affermando che « se mi si definisce laico, respingo garbatamente la definizione.»Ogni uomo pensante e un minimo onesto respingerebbe con lui il pretesco ‘laicismo’descritto nell’articolo, percependosi invece laico perchè capace di pensiero soggettivo: se la testa del soggetto è sana tale definizione di laicità, nella sua elementarità, si rivela precisa e congrua: primato del pensiero e della persona. Soggetto pensante e soggetto laico, dunque, coincidenti. Fusaro incluso suo malgrado.Bruno Vergani

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    18:45 Lunedì 03 Giugno 2013 luigi1979 miseria del laicismo

    Ciò che non mi piace del pensiero di Odifreddi è la sua idea che tutto ciò che non sia irreligioso sia sbagliato. In particolare, non gli perdonerò mai l'articolo "Apprendista Stregone" dedicato alla vita e alle opere di Von Neumann, uomo che, al netto di tutti i difetti e delle miserie che pur lo rendono uomo tra gli uomini, ha contribuito non poco al progresso dell'Umana Famiglia. Credo, più in genreale, che il Dramma, l'Angoscia del mondo contemporaneo sia ritrovare un ordine nella relatività, un equilibrio che non faccia scadere la tolleranza nell'indifferenza. Credo, insomma, che oggi, pur manifestandosi sempre i classici fenomeni di intolleranza dell'altrui stile di vita, sia l'indifferenza il vero contrario della tolleranza.

  9. avatar-4
    14:29 Lunedì 03 Giugno 2013 RobertoStella Commento a liberoebello

    Non è la religione a perseguitare e a uccidere. E' l'elemento umano che veicola, e tenta di materializzare, la "logica" teologica a portare a determinati fenomeni di violenza e di asservimento. Questo processo è ben chiaro nella filosofia critica di grandi personalità ( cito Scarpi, De Martino o Eliade ) che hanno gradualmente portato la Storia delle Religioni a divenire una scienza critica in termini laici e neutra su piano fideistico. Cordiali SalutiRoberto Stella.

  10. avatar-4
    12:10 Lunedì 03 Giugno 2013 liberoebello illogico

    non ho mai letto Onfray, ma fare di Odifreddi un alfiere del capitale, mi pare un pò eccessivo. Il legame tra laicismo ed "assolutismo capitalistico" è chiaramente un errore e quindi tutto l'articolo, a partire dal secondo paragrafo ("salvo errore") è sbagliato. In verità, è tutto un artificio retorico ben noto: si prende di mira un nemico inesistente (appunto questo laicismo del capitale) per cercare di rivitalizzare l'amico agonizzante (cioè la religione). E' meglio evitare ogni Assoluto, ma tra quello religioso e quello capitalistico è comunque meglio quello capitalistico. Nel capitalismo, le sorti dei poveri sono più legale a quelle dei ricchi di quanto, nella religione, le sorti degli infedeli lo siano a quelle dei fedeli. Per questo il capitalismo dopo un pò smette di sfruttare (perchè altrimenti nessuno compra i beni del produttore), ma la religione non smette di perseguitare ed uccidere.

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