L'ALTRA TAV

Rischio amianto, stop al Terzo Valico

I parlamentari democratici scendono in campo al fianco dei sindaci per chiedere un intervento urgente del ministro dell'Ambiente Orlando. “Prima degli scavi aspettiamo l’esito dei monitoraggi”. Censurato il comportamento del consorzio Cociv

L’amianto torna a far paura nell’Alessandrino. Questa volta non c’entra l’Eternit a finire nel mirino delle comunità locali sono i lavori per il Terzo Valico, il primo tratto del cosiddetto corridoio 5 che collegherà Genova a Tortona e poi a Milano e Rotterdam. Un a linea ad alta capacità che colleghi il porto ligure con l’Europa, per la quale sono stati stanziati 6,2 miliardi di euro. A provocare la rivolta dei comuni interessati l’accelerazione del Cociv, il consorzio incaricato della realizzazione dell’opera , sull’inizio dei lavori «senza offrire garanzie sul trattamento dell’amianto che è contenuto in quelle montagne» spiega il parlamentare Federico Fornaro che assieme ai colleghi Daniele Borioli e Stefano Esposito ha chiesto al ministro Andrea Orlando di sospendere i lavori finché non si saranno conclusi i carotaggi e non si sarà trovata una soluzione.

 

«L’annunciato avvio dei lavori di scavo da parte del Cociv rischia di provocare una grave compromissione dei rapporti con il territorio, stante il mancato completamento degli approfondimenti geognostici e procedurali, richiesti non solo dalle amministrazioni territoriali a garanzia della salute delle popolazioni e della tutela dell’ambiente, ma dalla stessa Regione Piemonte» si legge in una nota dei tre parlamentari democratici, che tuttavia ribadiscono la strategicità dell’opera. «La scelta del Commissario Walter Lupi è inaccettabile - prosegue il comunicato - perché, prescindendo dal confronto con le amministrazioni locali e i parlamentari del territorio si finisce con l’alimentare la tensione senza garantire il regolare percorso di realizzazione dell’infrastruttura. È perciò fondamentale che il ministro Orlando intervenga direttamente per congelare gli effetti dell’autorizzazione rilasciata al general contractor e disporre l’accoglimento della richiesta in tal senso avanzata dai sindaci». Il timore è che la situazione possa degenerare come accaduto in Valsusa per la Torino-Lione. Di qui la consapevolezza che realizzare la linea senza l’accordo con il territorio rischierebbe di aumentare le tensioni con le amministrazioni locali.

 

Già la scorsa settimana i sindaci avevano scritto al ministro Orlando per chiedere un suo intervento. Non si tratta di attendere le calende greche: «il 10 settembre termineranno i 15 giorni previsti per il monitoraggio (utile a comprendere la quantità attuale di fibre di amianto nell'aria per poi procedere, durante i lavori, ai controlli tramite centraline, ndr) che sta avvenendo sotto il controllo dell'Arpa. Depositati i risultati partiremo con i lavori». Di «atteggiamento immotivato e irresponsabile» da parte di Cociv parlano i vendoliani Fabio Lavagno e Monica Cerutti, che esprimono una posizione ancor più radicale che mira a mettere in discussione l’opera stessa: «Non è ancora stato dichiarato, in maniera chiara, quale sia il flusso di traffico tale da giustificare questo impegno economico ed ambientale e se la città di Genova sia in grado di sostenerlo e quali siano le ricadute sul cosiddetto retroporto alessandrino».

 

Orlando si è preso alcuni giorni di tempo per rispondere a quella missiva, ora arriva anche l’intervento dei parlamentari del territorio, mentre i comitati No Terzo Valico già incalzano i sindaci per far rispettare gli accordi sottoscritti dal costruttore.

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