Domande a Costa

La Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa (CNA) ha pubblicato, in data 15 maggio, uno studio sul peso complessivo che avrà la pressione fiscale (total tax rate) sulle piccole imprese e sugli artigiani nel 2014. L’indagine ha riguardato 112 città italiane, cioè tutti i capoluoghi di provincia e regione. Per tasse statali, regionali e comunali, si va dal 56,2% di Cuneo al 74,1% di Firenze. La media è del 63,1% (nel 2011 era del 59,1%). Lo studio analizza anche quanto resta ad un’impresa con un reddito ante imposte di 50 mila euro. Dopo aver pagato tutte le tasse, nel 2014 i 50 mila euro diventano: ad Arezzo 21.114, a Massa Carrara 19.992, a Pisa 19.205, a Grosseto 15.942 ed a Firenze (la città dell’ex Sindaco Matteo Renzi, ora presidente del Consiglio dei Ministri) 12.938 (contro i 18.072 del 2011).

 

Il decreto-legge 66/2014(Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale) – per intenderci, quello che concede il famoso bonus da 80 euro ai possessori di redditi bassi – contiene anche misure a favore di tutti i settori dell’attività economica, prevedendo un abbattimento delle aliquote dell’Imposta regionale sulle attività produttive (Irap) del 10%. Le Regioni hanno facoltà o addirittura di azzerare l’imposta, o di aumentarla fino ad un massimo dello 0,92%. In un altro studio, la CNA definisce la riduzione “un’aspirina”. Valuta, infatti, che la riduzione dell’Irap influirà sulla pressione fiscale meno di un punto percentuale. E cioè 0,6%.

 

Enrico Costa è candidato alla presidenza della Regione Piemonte per la lista Nuovo Centro Destra NCD – Alfano – PPE-UDC, ma è anche viceministro al Ministero della Giustizia nel Governo Renzi. Quindi, tra coloro che hanno sostenuto e votato il decreto-legge 66. Anche lui ammetterà che, per il cittadino, è difficile capire chi ha ragione sulla tassazione delle imprese. CNA con i suoi dati e valutazioni da brivido o Governo che sostiene che, riducendo l’Irap, si dà una mano determinante alle imprese per il rilancio della crescita economica e per la ripresa dell’occupazione? Per ragioni evidenti, si ha ragione di ritenere che il decreto 66 diventerà legge. Quindi, consoliderà anche il quadro in materia di Irap.

 

Domanda/e a Enrico Costa. Dove sta la verità tra posizione del Governo e della CNA in materia di pressione fiscale? E, se dovesse governare la Regione Piemonte, quali misure adotterebbe in materia di Irap, ben sapendo che la diminuzione del tributo crea un buco nella copertura delle spese per la sanità? (Ma anche Renzi su questo tace). Ed ancora, quali politiche regionali adotterebbe a sostegno delle piccole e medie imprese e dell’artigianato, anche tenendo conto dei dati non molto confortanti che stanno emergendo sulla holding Finpiemonte Partecipazioni?

 

Le difficoltà della Regione Piemonte non stanno però soltanto nel sistema delle partecipazioni regionali (che, tuttavia, il candidato Costa ha già detto di voler affrontare procedendo ad una radicale “ripulitura” del sistema). E’ di questi giorni la notizia che la Regione Piemonte è risultata perdente (anche con pagamento delle spese processuali) nella causa intentata a Dexia-Crediop per l’annullamento dei contratti con derivati stipulati con tale finanziaria. Il Consiglio di Stato conferma che, sulla questione, dovrà pronunciarsi il giudice civile. In questo caso quello inglese che, peraltro, aveva già dichiarato che i contratti tra Dexia e Regione Piemonte erano validi ed efficaci.

 

Abbandonando il centro-destra, Enrico Costa non ha più motivo di dover coprire la penosa vicenda dei derivati della Regione Piemonte (di peso non indifferente per le casse regionali). E, come questa, tante altre vicende che hanno reso assolutamente opaca la gestione della Regione Piemonte, in dispregio di tutte le norme sulla trasparenza amministrativa e sui diritti che vantano i cittadini/contribuenti nel conoscere il reale stato delle finanze pubbliche. Lo stesso decreto 66 votato da Enrico Costa richiama, prepotentemente, gli obblighi di trasparenza nelle amministrazioni pubbliche.

 

Domanda/e a Enrico Costa. Farebbe della trasparenza, ma totale, un punto di forza di un suo eventuale programma di governo regionale? Farebbe emergere le magagne che si annidano nella gestione dell’ente regione forsanche indicando, con nome e cognome, gli autori delle situazioni “a rischi”? E se individuasse responsabilità per danni alle finanze pubbliche, procederebbe alle dovute denunce alle autorità di competenza?

 

Enrico Costa indica, tra i suoi impegni in caso di un suo eventuale governo della Regione Piemonte, lasburocratizzazione”. Senza specificazioni, la vaghezza del termine lascia intendere tutto, ma può anche contenere nulla. Spieghiamo. Come Costa sa, molte delle questioni della cosiddetta “semplificazione amministrativa” devono essere risolte prima a livello della legislazione nazionale e poi recepite da quella regionale. L’annunciata riforma da parte del Governo Renzi (di cui Costa è parte importante) della riforma del Titolo V della Costituzione in materia di divisione tra competenze dello Stato e delle Regioni non sembra preludere a grandi autonomie regionali. Inoltre, di semplificazione amministrativa si parla in Italia dal 1990. Ad ogni tornata elettorale, diventa un cavallo da cavalcare per dimostrare la volontà di cambiare il Paese. Il quale evidentemente sul punto, tenendo conto dell’insistenza sul tema, non è cambiato molto. All’elettore resta sempre una domanda: ma se tutti convengono che in Italia si muore di burocrazia, chi è stato od è seduto sugli scranni parlamentari come si è attivato negli anni per risolvere il problema alla radice? O non è proprio attraverso la burocrazia della pubblica amministrazione che il cittadino dolosamente continua ad essere tenuto in stato di sudditanza (ed è una delle ragioni per cui gli investitori stranieri sovente scappano), mentre essa consente di difendere privilegi, posizioni di rendita, accordi corporativi e clientelari per chi sta in alto, e talora anche il malaffare?

 

A conti fatti, e attendendo le risposte di Enrico Costa, osserviamo che forse il cittadino meriterebbe qualcosa di più. Le promesse elettorali – se serie – potrebbero esaudire almeno alcune aspettative. 

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