ROTTAMI & RICAMBI

Renzi, fa’ che sia la svolta buona Missione incompiuta sotto la Mole

Per il senatore piemontese Susta l’onda del rinnovamento si è infranta in riva al Po. Tra gli autori di un appello al premier perché imprima un’accelerazione all’azione riformista, l’ex vicepresidente della Regione esclude, a breve, un rientro nel Pd

“Quando ci ho provato, ad attraversare il Po, ho avuto solo grane”. Meglio far tesoro del piccolo Rubicone saltato a piè pari dal gruppo di Scelta Civica a quello del Pd e da lì, pur senza aver ripreso la tessera dem, riconfermare lealtà a Matteo Renzi chiedendogli uno sforzo in più sul fronte dell’economia e del rigore, piuttosto che domandarsi come mai la rottamazione e il rinnovamento “visti in tutte le province del Piemonte, in effetti sono mancati a Torino”. Gianluca Susta, classe ’56, biellese, senatore di prima nomina, quando il Po lo passò arrivando nel capoluogo non rimase certo sulla riva: la sua navigazione politica incominciata nella Dc e proseguita nella Margherita lo portò (dopo essere stato sindaco di Biella) fino alla vicepresidenza della Regione e, mentre stava a Bruxelles nei due mandati al parlamento europeo (uno preso in corsa dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani), sfiorò per un soffio la guida del giovanissimo Partito Democratico in Piemonte, poi finita nelle mani di Gianfranco Morgando. Anche questa, tra le grane da annoverare e da tenere lontane, tenendosi a debita distanza dalle sollecitazioni a dire la sua sull’anomalia torinese, con i due ex ragazzi di via Chiesa della Salute, Sergio Chiamparino e Piero Fassino, a rappresentare l’ossimoro vivente della rottamazione sotto la Mole.

 

Sui “due di Torino”, come li ha ribattezzati il premier, renziani un po’ anomali e non certo emblema di quel cambio generazionale, brand e molla del corso renziano, Susta glissa con abilità. Elenca nomi di sindaci – da Andrea Ballarè a Federico Borgna, passando per Maura Forte – ma si ferma, appunto sulla sponda del Po. “Ognuno guardi ai suoi problemi”, e poi in fondo è roba del Pd e lui nel Pd, uscito nel 2011, non è più rientrato. Non ancora, almeno. “Non è nelle previsioni a breve – spiega –. Ci sono ancora nodi da sciogliere e questioni che non condivido, a incominciare dall’ingresso nella famiglia del socialismo europeo”.

 

Renziano senza tessera, Susta insieme ad altri sette parlamentari – tutti renziani, qualcuno iscritto al Pd – ha sottoscritto una lunga lettera-manifesto indirizzata al premier che il Foglio ha anticipato ieri.  E che incomincia così: “Ha ragione, Renzi, quando dice missione compiuta. Aveva promesso di smuovere l’Italia dal pantano: per farlo è riuscito a far passare alcune riforme fondamentali e urgentissime, sia istituzionali sia economiche, dove tutti prima di lui avevano fallito. Ma il lavoro è appena all’inizio, perché siamo in arretrato di decenni”. I promori (Roberto Cociancich, Giampaolo Galli, Pietro Ichino, Linda Lanzillotta, Alessandro Maran, Irene Tinagli, Giorgio Zanin e lo stesso Susta) indicano al presidente del Consiglio e alla sua maggioranza cinque priorità per il 2016 “per neutralizzare la paura della globalizzazione e spingere la crescita”.

 

La prima questione è “riqualificare incisivamente la spesa pubblica, per ridurre il debito e la pressione fiscale”. Occorre poi “eliminare tutte le limitazioni indebite della concorrenza che ancora caratterizzano e appesantiscono il nostro sistema economico rispetto a quello dei nostri maggiori partner occidentali”. Terza urgenza è la “riforma della rappresentanza sindacale e della struttura della contrattazione”, seguita dalla necessità di “rendere più rapida ed efficace la giustizia civile, soprattutto nel campo del diritto commerciale, industriale e fallimentare”. Quinto punto: “promuovere le eccellenze nella didattica e nella ricerca universitarie”. Per i firmatari dell’epistola, si tratta di “obiettivi precisi, comprensibili da tutti, utili per convincere anche i più preoccupati di quanto maggiori, rispetto alla prospettiva dell’isolamento autarchico, siano i vantaggi della scelta di attrezzarsi per stare da protagonisti nel gioco del mondo globalizzato”.

 

Per il senatore piemontese, proprio in virtù di quel suo passato di fondatore rutelliano del Pd e di quel successivo abbandono per approdare in quella annunciata come una corazzata montiana e poi rivelatasi uno zatterone dal quale saltar via alla prima occasione, questo appello rischia di apparire – oltre che uno sprone da parte di chi continua a giurare lealtà a Matteo – anche un ulteriore avvicinamento, dopo il passaggio al gruppo di Palazzo Madama. Lui lo sa e mette le mani avanti: “Nessun secondo fine. Solo la volontà di ribadire un concetto: la crescita è inconcepibile disgiunta dal rigore e da una serie di riforme che permettano al mondo delle imprese di stare sul mercato senza vincoli e rigidità rispetto ad altri Paesi anche europei”.  Se “nel Pd ci sono posizioni molto lontane rispetto alle nostre” non nega che “questo è sempre più un partito-coalizione, con molte anime diverse al suo interno. Ma resta l’unica architrave della democrazia nel nostro Paese”.

 

Renziano, ma non più o non ancora di nuovo piddino, Susta spiega il motivo per il quale difficilmente alla sua e a quelle degli altri parlamentari si aggiungeranno molte altre firme: “Si respira un clima di silenziosa attesa, ci sono le amministrative, i referendum, molti preferiscono non esporsi troppo, lo capisco. In fondo il nostro è un messaggio chiaro a Renzi, ma anche al Pd: attenzione c’è un’opinione pubblica, ci sono elettori che si sono spostati da Monti a Renzi perché hanno creduto e credono nelle riforme e nelle innovazioni annunciate. Quei consensi non sono eterni, immutabili. O le innovazioni si fanno oppure il rischio che quei voti si perdano nell’astensione o addirittura nella protesta c’è”. Per il senatore ex montiano “le amministrative potranno già essere un test importante, per questo è necessario fare in fretta, recuperare terreno sulle riforme. Lasciando alle spalle anche quel socialismo municipale che poggia sulle partecipate. E che va smontato”.

 

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3 Commenti

  1. avatar-4
    11:45 Mercoledì 13 Gennaio 2016 iansolo Accipicchia....

    Una vera e propria agiografia...

  2. avatar-4
    09:26 Mercoledì 13 Gennaio 2016 gattonero La differenza c'è....

    ...Scilipoti almeno fa ridere. Questo no.

  3. avatar-4
    08:09 Mercoledì 13 Gennaio 2016 ordalia2013 CHE DIFFERENZA C'E'

    Con Scilipoti? Eternamente alla ricerca di una poltrona, pronto a cambiare bandiera con sorprendente agilità intellettuale. Mai che pensi di aver sbagliato lui.....

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