LA CASTA

Cresce lo stipendio dei consiglieri regionali

Paradossalmente l’abolizione del vitalizio fa lievitare la busta paga degli eletti a Palazzo Lascaris: 1.600 euro in più a testa. La denuncia del Movimento 5 stelle che torna all’attacco sui tagli ai costi della politica: “Fate come dice Renzi”

I tagli ai costi della politica? Fanno lievitare le buste paga dei consiglieri. Strano a credersi, eppure è quanto accaduto nel Consiglio della Regione Piemonte, dove gli “eletti” si sono ritrovati circa 1.600 euro in più di stipendio rispetto alla scorsa legislatura.

 

A denunciarlo sono gli esponenti del Movimento 5 stelle Davide Bono e Giorgio Bertola. L’impennata deriva dall’abolizione dei vitalizi e quindi dal conseguente mancato versamento da parte dei consiglieri del 25% delle proprie indennità che serviva proprio per garantirsi la pensione. Con l’abolizione dei vitalizi, approvata nella scorsa legislatura, ma valida a partire da quella in corso, la quota che prima veniva versata ora finisce direttamente sul conto corrente dei consiglieri. Scherzi della contabilità pubblica. A supporto di quanto dicono i grillini pubblicano on line due buste paga di Bono, l’unico della formazione pentastellata a sedere su banchi del parlamentino regionale sia in questa che nella passata legislatura. Nella busta del 15 aprile scorso l’importo lordo era di 15.139.665 euro (7.819 netto), lievitato a 16.801.015 (8.677 netto) in quella del 16 luglio. Tanto basta per far tornare alla carica i seguaci di Beppe Grillo sul taglio ai costi della politica: «E' a questo punto urgente l'approvazione di una nuova legge – scrivono in una nota -. Noi l’abbiamo già pronta e, come promesso in campagna elettorale, si accompagnerà all’istituzione di una misura per il reddito minimo garantito in Piemonte – affermano Bono e Bertola -. Proponiamo di ridurre fortemente lo stipendio dei consiglieri regionali (a 4500 euro netti al mese) e comunque non oltre lo stipendio del sindaco del Comune capoluogo di Regione (come vorrebbe Renzi), di eliminare l’indennità di fine mandato e di eliminare il vitalizio anche per coloro i quali lo stanno già percependo». Difficile che tali sforbiciate possano bastare per garantire il reddito minimo, ma certo sarebbe un ulteriore segnale di redenzione da parte dei protagonisti di Rimborsopoli e dintorni.

 

Certo, finora qualcosa è stato fatto: l’abolizione dei vitalizi, i cui benefici arriveranno gradualmente a partire dalla fine della legislatura in corso, il giro di vite sui rimborsi, l’azzeramento dei fondi destinati ai gruppi, il taglio delle indennità dei singoli consiglieri, ma per i grillini è solo la punta dell’iceberg. «Abbiamo sottoposto le nostre idee al Pd che però continua a nicchiare – afferma Bertola allo Spiffero – eppure alcune delle nostre proposte sono quelle che già Renzi ha proposto per tagliare i privilegi dei politici». Versione respinta dal capogruppo democratico Davide Gariglio, il quale risponde piccato: «Dopo aver scritto bisogna anche leggere le risposte. Alla proposta del M5S ho risposto immediatamente. Il Pd è senza alcun dubbio per il contenimento dei costi della politica, ci siamo presi un impegno preciso in campagna elettorale che intendiamo mantenere: abbassare le  indennità dei consiglieri regionali e abbattere il costo dell'intera macchina burocratica. La proposta dei grillini non è distante dalle nostre intenzioni, bisogna solo discutere su alcuni aspetti tecnici».

 

Tra i primi atti del suo mandato da presidente del Consiglio Mauro Laus ha dato un’altra significativa sforbiciata alle dotazioni per il personale passate da 62mila a 58mila euro per ogni consigliere con un risparmio complessivo di 2,1 milioni di euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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