VIA ALFIERI

Ballo dei debuttanti a Palazzo Lascaris

Sono 42 le matricole che si apprestano a varcare per la prima volta il portone del Consiglio regionale. "Novizi" quasi tutti gli esponenti grillini, mentre il Pd conferma quattro uscenti. Tra i trombati eccellenti Monchiero, Calgaro, Coppola e Ravello

Pochi big e tanti illustri sconosciuti nel prossimo consiglio regionale del Piemonte, in cui si passerà da 60 a 50 consiglieri (13 sono donne) e da 16 a 9 gruppi. La vecchia guardia viene spazzata via dall’ingresso massiccio delle matricole e quanti nelle ultime legislature si sono ritrovati a calcare i corridoi di Palazzo Lascaris per scelta o necessità si sono ritrovati a casa.

 

Sono complessivamente 42 su 51 i consiglieri debuttanti, molti dei quali provenienti dalla pattuglia pentastellata, composta in gran parte da carneadi, fatto salvo il candidato presidente Davide Bono che in via Alfieri ha già lavorato per quattro anni. Certo sia Giorgio Bertola, secondo eletto a Torino con 1762 voti, sia Francesca Frediani (terza con 1488) il Palazzo lo conoscono bene avendo prestato servizio come collaboratori del gruppo a Cinque Stelle nella scorsa legislatura, ma per la prima volta avranno il compito di pigiare il bottone. Completano la comitiva torinese Stefania Batzella e Federico Valetti, mentre nel Piemonte 2 passano Giampaolo Andrissi (Novara), Paolo Mighetti (Alessandria) e Willem Mauro Campo (Cuneo).

 

Prevale, invece, il “professionismo” tra i 22 consiglieri democratici dove i quattro uscenti si classificano ai primi quattro posti, a partire dai recordman delle preferenze, il segretario regionale Davide Gariglio, in testa con 14.081 voti, davanti a Gianna Pentenero, Mauro Laus e Nino Boeti. Debuttano nel parlamentino piemontese Raffaele Gallo, figlio cadetto di Salvatore, ras delle tessere Pd, il giovane presidente della Circoscrizione III Daniele Valle, il sindaco di Bruino, avvocato, Andrea Appiano, e l’architetto pinerolese, ex primo cittadino di Usseaux Elvio Rostagno. Tra gli esclusi il consigliere comunale Luca Cassiani, il radicale Igor Boni e l’ex sindaco di Grugliasco Marcello Mazzù. Conquistano lo scranno nelle rispettive province Vittorio Barazzotto (Biella), Giovanni Corgnati (Vercelli), Aldo Reschigna (Vco), Augusto Ferrari (Novara), Domenico Ravetti e Valter Ottria (Alessandria), Angela Motta (Asti), Francesco Balocco e Paolo Allemano (Cuneo).

 

Sempre ascrivibili al partito di Matteo Renzi i componenti del listino bloccato Silvana Accossato, Valentina Caputo, Nadia Conticelli, Giorgio Ferrero. Reschigna, contemporaneamente eletto anche nel proporzionale, opterà per il listino, liberando così un posto che dovrebbe scattare a Novara. Nel segno della continuità anche Sel che premia l’uscente Monica Cerutti, lasciando fuori dal portone di via Alfieri l’ambizioso Michele Curto. La formazione vendoliana potrà contare anche sull’apporto di Marco Grimaldi, inserito nel listino maggioritario. Sorpresa per certi versi inaspettata sulle vette del Monviso, la lista pocket del presidente Sergio Chiamparino: contrariamente ai pronostici, nell’emiciclo di via Alfieri non siederà Marco Calgaro, bensì il presidente dell’ordine dei farmacisti Mario Giaccone. Tra gli esclusi eccellenti l’assessore uscente della Provincia di Torino Marco D’Acri e il consigliere comunale ex Idv Giuseppe Sbriglio. Secondo eletto, tra le polemiche, a Cuneo, dove l’ex primo cittadino del capoluogo della Granda, Alberto Valmaggia, si attesta oltre le 7mila preferenze personali, staccando nettamente il primo cittadino di Savigliano Sergio Soave. Ed è proprio attorno a quest’ultimo che si è aperto un caso sull’attribuzione di una serie di preferenze (si parla di oltre un migliaio) sulle schede nelle quali il nome di Soave era non scritto a fianco al simbolo del Monviso ma a quello del Pd, partito del quale è stato per lungo tempo uno dei massimi dirigenti. I Moderati di Mimmo Portas conquistano il seggio a Torino grazie alle oltre 3mila preferenze del presidente della Sala Rossa Giovanni Maria Ferraris, mentre non ce la fa l’ex parlamentare Giorgio Merlo. Piccolo colpo di scena nella lista montiana Scelta Civica, che vede due esclusi eccellenti: l’ex dirigente della Regione e coordinatore piemontese del movimento Marco Cavaletto e il deputato (già direttore generale delle Molinette) Giovanni Monchiero, a vantaggio del giavenese Alfredo Monaco (detto Al).

 

Sul fronte opposto, la sorprendente rimonta di Gilberto Pichetto, che lo porta come miglior candidato presidente sconfitto a sedersi di diritto nel futuro Consiglio, penalizza la Lega Nord, cui viene sottratto un seggio. Il Carroccio, infatti, sarà rappresentato da due soli esponenti: il giovane segretario provinciale Alessandro Benvenuto e la presidente della provincia di Cuneo Gianna Gancia. In Forza Italia prevale il potere rosa: la sindaca uscente di Giaveno Daniela Ruffino scavalca nelle preferenze l’assessore uscente Claudia Porchietto e tra le due dame berlusconiane l’unico maschietto a farcela è il collega di Giunta Gian Luca Vignale. Restano fuori il consigliere provinciale Carlo Giacometto, quello comunale Andrea Tronzano, l’ex sindaco di Chivasso e senatore Andrea Fluttero, l’ex sottosegretario a qualcosa Bartolomeo Giachino e il No Tav Roberto Salerno. Il duello azzurro novarese è vinto dall’inquilino di Palazzo Natta Diego Sozzani, a spese di Giuseppe Policaro. Nessuna sorpresa ad Alessandria, dove prevale Massimo Berutti, e a Cuneo che spedisce in via Alfieri Franco Graglia. Centrodestra azzoppato con l’esclusione di Enrico Costa e di Guido Crosetto, nella lotta “fratricida” in FdI prevale il consigliere torinese Maurizio Marrone che surclassa il vice presidente di Palazzo Lascaris Fabrizio Comba, l’assessore uscente Roberto Ravello, la figlia del pm Beatrice Rinaudo e l’inventore del bitter Chiamparino Denis Martucci.

 

Tra le prime incombenze di questo nuovo consiglio ci sarà quella di definire gli organi di gestione, a partire dall’ufficio di presidenza, carica che spetta ovviamente alla maggioranza e che vede in corsa Pentenero, Motta o, qualora non entrasse in Giunta, Reschigna. Circola, però, con insistenza anche il nome di Valmaggia.