OPERE, PAROLE E OMISSIONI

Buco nell’acqua, summit Fassino-Gavio

Vertice a Palazzo Civico tra il sindaco e il numero uno del principale gruppo autostradale. Sul tavolo il progetto del tunnel sotto il Po. Costa 1,5 miliardi, ma chi paga? Per ora un nulla di fatto, prossimo appuntamento tra un mese dopo gli accertamenti tecnici

Un buco nell’acqua. Quello che nel luogo comune rappresenta un fallimento, in questo caso potrebbe rappresentare il punto d’avvio di uno dei più grandi progetti che potrebbe realizzarsi a Torino. E’ il tunnel sotto il Po, il tracciato che deve chiudere l’anello cittadino per compensare la mancata realizzazione della Tangenziale Est, finita ormai in fondo alle priorità infrastrutturali di Città e Regione. Il progetto prevede una galleria che, a partire da corso Maroncelli corra sotto la città con tre uscite fino a ricongiungersi con la rete autostradale.

 

Al summit convocato da Piero Fassino questa mattina a Palazzo Civico, erano presenti Beniamino Gavio, numero uno del principale gruppo autostradale d’Italia e uno dei suoi manager di riferimento Gianni Luciani, amministratore delegato di Sitaf, società che gestisce la A32 Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus, e Satap (Torino-Milano e Torino-Piacenza). Allo stesso tavolo anche gli assessori a Urbanistica e Infrastrutture, Stefano Lo Russo e Claudio Lubatti con i rispettivi direttori Paola Virano e Roberto Bertasio, Giancarlo Quagliotti, presidente di Musinet, controllata di Sitaf che si occupa di progettazione, e i suoi tecnici. La riunione è coperta dal più totale riserbo, al punto che l’unico autorizzato a parlare e a fornire informazioni è Fassino.

 

Secondo quanto emerso, tuttavia, sarebbe stato un incontro ancora interlocutorio, visto che i presenti hanno deciso di rivedersi tra un mese. Tra i nodi non ancora sciolti c’è quello finanziario: l’opera, infatti, costa 1,5 miliardi. Chi paga? Al momento ci sono varie opzioni sul tavolo. E’ possibile che l’opera rientri nella trattativa per il rinnovo delle concessioni autostradali (quella di Ativa – Torino-Aosta – scade nel 2016 ed è al varo un accorpamento tra Ativa e Sitaf), in questo modo sarebbero le due società a farsi carico dei costi.

 

C’è poi l’opzione di un project financing pubblico-privato, oppure potrebbe rientrare tra gli interventi straordinari finanziati dal Ministero delle Infrastrutture. Si vedrà e questo dà l’idea di quanto il progetto sia ancora in una fase embrionale. Per quanto riguarda i tempi si parla di un paio d’anni per la progettazione definitiva e poi altri sette di lavori che, tuttavia, svolgendosi in gran parte sottoterra, riducendo – secondo i tecnici – al minimo i disagi in superficie. Tra le questioni ancora aperte quella delle uscite: dovrebbero essere tre ma sono al vaglio tutte le possibilità per decidere dove piazzarle. 

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5 Commenti

  1. avatar-4
    14:30 Sabato 11 Ottobre 2014 l'osservatore Fassino : forse qualcosa non quadra

    credo che un opera di tale entità debba procedere ai sensi delle norme europee sugli appalti e non in conventicola privata, ne come gradito cadeau a concessionari autostradali dove le opere di aggiornamento delle loro concessioni sono in ritardo di decenni, tra l' altro per SITAF non pendono forse sulla dirigenza sentenze di condanna per problematiche sugli appalti ????

  2. avatar-4
    02:20 Sabato 11 Ottobre 2014 moschettiere Analizziamo bene

    Potenziare e sviluppare la viabilità è la base di ogni ascesa economica. Dobbiamo sempre pensare di fare oggi quello che servirà anche domani. L'attraversamento di Torino è certamente un problema che va affrontato. È sbagliato pensare che grandi opere significhino necessariamente corruzione e indebiti affari. Certo che le molte esperienze del passato consigliano tali sospetti. Ma il passato dovrebbe invece indurre a operare severi controlli e verifiche. Come c'è da augurarsi che tutto il progetto sia stato e sarà attentamente studiato.

  3. avatar-4
    18:09 Venerdì 10 Ottobre 2014 Giulio utile?

    non saprei proprio valutare, ma la città mi risulta stia perdendo abitanti e opportunità produttive... non è che poi non ci va nessuno nel tunnel?

  4. avatar-4
    17:22 Venerdì 10 Ottobre 2014 mago57 Opere generatrici di tangenti

    Le opere di messa in sicurezza del territorio danno lavoro a decine se non centinaia di piccole e medie aziende, ma non sono fonte di mazzette e corruzione, se non in minima parte, lo sono invece certamente i grandi appalti, dove poche persone muovono grandi cifre e controllori e controllati si rifocillano nella stessa mangiatoia.

  5. avatar-4
    16:22 Venerdì 10 Ottobre 2014 nelbeneenelmale il PD è un incubo

    questi o fanno le grandi opere inutili o non hanno ragione d'esistere.

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