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Eurofidi perde la testa, via il direttore

Il consorzio di garanzia regionale, partecipato da Finpiemonte e dalle principali banche, naviga in brutte acque. Serve un aumento di capitale di circa 50 milioni. Gli istituti di credito sono disponibili a mettere mano al portafoglio ma chiedono un cambio al vertice

Rivoluzione, con immancabile rotolamento di teste, in Eurofidi, la partecipata regionale per la garanzia al credito. Ieri sera nel corso del consiglio convocato per un aumento di capitale pari a una cinquantina di milioni di euro, necessario a fronteggiare una situazione di sofferenza, è arrivata un po’ a sorpresa ma non troppo la richiesta di dimissioni dello storico direttore Andrea Giotti. A chiedergli di farsi da parte sono state le banche socie, tra cui spiccano per il maggior pacchetto azionario Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Bre seguite da un lungo elenco di istituto di credito che insieme ad associazioni di categoria completano la compagine societaria la cui maggioranza è nelle mani di Finpiemonte Partecipazioni.

 

Per mettere mano al portafoglio, le banche hanno chiesto la testa dell’uomo che da anni ha diretto la società pubblico-privata, spesso utile indirizzo cui avviare da parte delle banche stesse i clienti più critici. Solo all’inizio dell’anno Giotti aveva spiegato come uno shock necessario la decisione di chiudere il bilancio 2013 con una perdita di 27 milioni, portando l’indice di solvibilità a oltre il 9% e dunque sopra la zona rossa del 6% indicata da Bankitalia dall'iniziale 12%. Deterioramento del credito e aumento delle sofferenze alla base della chiusura in perdita, per il consorzio di garanzia presieduto dall’onnipresente Massimo Nobili. Le promesse di scegliere solo le aziende più sane e garantire così una linea di galleggiamento non devono aver convinto del tutto gli istituto di credito che ieri hanno chiesto e subito ottenuto le dimissioni di Giotti. A lui verrebbe imputata non tanto la situazione delle sofferenze (inevitabilmente cresciute con l'acuirsi della crisi, ma abbastanza in linea con il mercato), quanto piuttosto un rapporto anomalo tra costi e ricavi che rende il suo intervento diseconomico. Una situazione critica per un corsorzio che con il suo stock di circa 3,5 milioni di garanzia è il principale d'Italia e sempre più diversificato territorialmente nel Nord. Sempre i soci più pesanti, dopo Finpiemonte Partecipazioni, hanno anche chiesto di modificare la governance con l’introduzione della figura dell’amministratore delegato. Un posto che si dice sia già pronto per essere assegnato all’ex tesoriere dei Sel Piergiorgio Scoffone, volto storico della sinistra piemontese e membro del cda di Finpiemonte Partecipazioni, destinata a essere inglobata nella capofila presieduta da Fabrizio Gatti. Anche se è assai probabile che la scelta alla fine ricadrà su un manager di provenienza bancaria.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    20:13 Mercoledì 26 Novembre 2014 Bandito Libero con Nobili a capo della baracca vi aspettavate di meglio?!

    Piuttosto, dopo avere mandato via Giotti, controllate un po' che qualche politico non sia diventato dirigente part-time anche lì, và...

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