RIPRESINA

Il Piemonte scommette sulla ripresa

Cresce ancora la produzione industriale: +3% nel 2014. A trascinare la manifattura i mezzi di trasporto. Segnali positivi anche da Torino. Ma aumentano le aziende che prevedono nuovi ricorsi alla cassa. Le indagini di Unioncamere e Confindustria

La produzione industriale del Piemonte continua a crescere. È quanto emerge dall’indagine congiunturale stilata da Unioncamere. Nel quarto trimestre 2014 la produzione cresce del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2013, confermando gli incrementi dei trimestri precedenti (+3,5% nel I trimestre, +4,2% nel II trimestre e +2,3% nel III trimestre). Complessivamente, la crescita media annuale ha raggiunto il +3%.

 

Nel periodo ottobre-dicembre, l’incremento della produzione industriale si associa ai risultati positivi realizzati da tutti gli altri indicatori congiunturali. Gli ordinativi interni crescono del 2,0% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2013, a conferma delle parziale ripresa del mercato interno. Gli ordinativi esteri continuano a manifestare un andamento positivo (+0,4%), sebbene di intensità inferiore rispetto a quello registrato nei trimestri precedenti. Leggermente positiva anche la variazione del fatturato: le imprese manifatturiere piemontesi registrano, infatti, un incremento tendenziale medio del fatturato totale pari al +0,3%; la componente estera cresce di mezzo punto percentuale. L’aumento dei livelli produttivi non ha interessato tutti i settori di attività economica. I mezzi di trasporto hanno realizzato la performance migliore (+16,7%), seguiti dalle industrie elettriche ed elettroniche (+ 3,4%). In crescita, anche se in misura minore rispetto al dato medio regionale, anche le industrie chimiche, petrolifere e delle materie plastiche (+1,7%), che hanno realizzato variazioni positive della produzione durante tutto il 2014. Il segno positivo caratterizza anche il comparto alimentare e quello meccanico, entrambi con una crescita della produzione dello 0,9%. Negative, invece, le performance degli altri comparti: l’output prodotto dal settore tessile e abbigliamento registra una lieve contrazione (-0,4%), mentre sono di intensità maggiore le flessioni scontate dalle industrie dei metalli (-1,6%) e dalle industrie del legno e del mobile (-5,4%).

 

A livello territoriale, si rileva una crescita della produzione industriale per metà delle province piemontesi, mentre la restante metà manifesta un dato negativo. Torino è la realtà più vivace: grazie alla ripresa del comparto dei mezzi di trasporto, mostra infatti un consistente aumento della produzione (+4,5%); segue Vercelli, con un incremento dell’output prodotto del 3,0% rispetto all’analogo periodo del 2013. Sempre in crescita, ma con dinamiche meno forti, troviamo due province del Piemonte meridionale: Cuneo (+0,9%) e Alessandria (+0,7%). Appare sostanzialmente stabile la performance produttiva delle imprese manifatturiere di Novara (-0,1%), mentre sono negative le variazioni di Biella (-0,4%), Asti (-1,2%) e del Verbano Cusio Ossola (-1,8%).

 

“La fine del 2014 ci ha mostrato incoraggianti segnali di ripresa: sono ormai sei trimestri che, con soddisfazione, registriamo performance positive di questo indicatore – commenta il presidente di Unioncamere Piemonte Ferruccio Dardanello, il quale aggiunge - Affinché questo trend possa consolidarsi così da permettere alla domanda interna ed estera di crescere, è quanto mai necessario uno stabilizzarsi del quadro socio-economico sia nazionale che internazionale. Solo vivendo un clima di fiducia generale, le imprese piemontesi potranno pensare di nuovo ad investire e a creare occupazione”.

 

Dati che non trovano riscontro nell’indagine sui dati previsionali condotta da Confindustria Piemonte. Il peggioramento del clima di fiducia osservato lo scorso trimestre aveva fatto temere un inizio del nuovo anno improntato a un crescente pessimismo e i risultati dello studio confermano un complessivo peggioramento del clima di fiducia, segno che le prospettive di ripresa rimangono un miraggio. Analizzando nel dettaglio i dati dell’indagine sul manifatturiero, il 26% delle aziende del campione si attende, per i prossimi mesi, una diminuzione dei livelli produttivi, a fronte del 16,5% che ne prevede l’aumento, con un saldo del -9,9% (a fronte del -2,5% rilevato nel trimestre precedente). Non migliora, rispetto a settembre, la previsione relativa agli ordinativi totali, con il 29,7% di pessimisti contro il 17,2% di ottimisti e un saldo del -12,5% (era -9,3% nel IV trimestre).

 

Rimangono favorevoli, anche se in diminuzione rispetto alla rilevazione di settembre, le attese sull’export. Complessivamente, le aziende che ne prevedono l’aumento sono il 19,9% mentre quelle che ne prevedono la diminuzione sono il 15,7% con un saldo positivo del 4,3% (contro il precedente 7,0%). Variano di poco le previsioni di investimenti, sia significativi (20,4% contro il 19,3% di settembre) sia per sostituzioni (45,9% contro 44,7%). Sostanzialmente stabile il tasso di utilizzo degli impianti, che passa da 69,8% a 68,8%, rimanendo largamente al di sotto di livelli considerati normali prima della crisi. La composizione del carnet ordini comprende un 30% di imprese che hanno lavoro per meno di un mese (erano il 24,4% nel trimestre precedente), un 45% che ha ordinativi per un periodo che va da 1 a 3 mesi (erano il 49,7% a settembre), un 13,4% che ha visibilità fino a 6 mesi (14,9% nel IV trimestre) e un 10,8% ha ordini oltre i 6 mesi (contro 11,0%).

 

A conferma delle accresciute difficoltà, le previsioni sull’occupazione restano negative: il 15,5% delle aziende del campione prevede una diminuzione della forza lavoro, mentre solo il 10,2% si attende un aumento, con un saldo del -5,3% (era -4,4% la scorsa rilevazione). Le aziende del campione segnalano, inoltre, un ulteriore lieve aumento del ricorso alla Cig, a cui faranno ricorso il 28,2% delle imprese (contro il 25,9% dello scorso trimestre). I tempi di pagamento non diminuiscono in maniera apprezzabile: circa 91 giorni, che salgono a 146 se il pagamento arriva da enti pubblici, mentre scende lievemente il numero di imprese che segnala ritardi negli incassi (da 53,5% a 49,6%).

 

Il quadro settoriale è piuttosto variegato e presenta alcune variazioni rispetto al trend del trimestre precedente. La metalmeccanica nel suo complesso rimane vicina a livelli di equilibrio tra ottimisti e pessimisti, registrando un -1,3% (era +1,5%). Peggiorano le attese per la gomma-plastica (che da una posizione di equilibrio scende a -6,0%), per le manifatture varie (da -1,2% a -16,7%) e per l’alimentare, che passa da +31,7 a -2,3% (scontando presumibilmente un calo dovuto alla maggiore produzione durante le festività natalizie). Buona la performance della chimica che totalizza un saldo positivo pari al 5,3% (contro il -2,4% della rilevazione precedente) e del tessile-abbigliamento (+7,1%). Non conosce fine la crisi dell’edilizia (che passa da -46,1% a -52,6%) e del suo indotto: impiantisti (-20%), legno (-42,9%), minerali non metalliferi (-57,6%).

 

A livello territoriale, il quadro generale si presenta piuttosto variegato. Le imprese delle province di Alessandria e Novara tornano pessimiste e, dopo un periodo positivo, tornano ad avere saldi negativi, rispettivamente -4,7% e -5,6. Non migliora il clima di fiducia ad Asti, Cuneo e Torino (rispettivamente -27,9%, -26,5% e -7,5%), già negativo a settembre, con attese di ulteriori riduzioni dei livelli di attività. Si avvicinano al punto di equilibrio le attese di produzione per la provincia di Vercelli(che passano da -16,0% a -1,1%) e lo raggiungono quelle di Verbania (da -5,6% a 0,0%) e del Canavese (in equilibrio da due rilevazioni). L’unica tra le province piemontesi a registrare un saldo ottimisti-pessimisti positivo è Biella, che registra un+5,3%. Dal terziario piemontese proviene qualche segnale meno negativo. La maggioranza delle aziende del campione (circa 300) si attende, per la prima parte del 2015, un lieve aumento di produzione e occupazione, mentre calano leggermente le atese di nuovi ordini e redditività, segno che le speranze di ripresa trovano scarso alimento dall’evoluzione del contesto italiano ed europeo.

 

Scendendo più nel dettaglio, il 19,5% delle imprese si attende un aumento dei livelli di attività, contro il 17,3% che ne prevede la diminuzione, con un saldo ottimisti-pessimisti del +2,2% (era +3,4% nel IV trimestre 2014). Una tendenza positiva si riscontra anche per l’occupazione, con il 14,9% di ottimisti contro un 10,9% di pessimisti e un saldo pari a +4,0% (contro il precedente 0,8%): Questa tendenza trova conferma anche nel nuovo calo delle previsioni di ricorso alla Cig, che passano dal già contenuto 12,9% al 10,0%. Il saldo sugli ordini totali rimane negativo e segna un -2,2% (era -3,0% nella scorsa rilevazione), mentre varia di poco la composizione del carnet ordini: il 12,2% delle aziende del campione ha ordini per meno di un mese (era il 17,7% a settembre), il 33,2% per un periodo da uno a tre mesi (era il 32,7%), il 17,2% per tre-sei mesi (contro il 16,5%); aumentano invece le aziende che hanno visibilità oltre i sei mesi, che passano dal 33,1% al 37,4%.

 

“Il sondaggio di dicembre conferma come le prospettive di ripresa non siano immediate – commenta Gianfranco Carbonato, Presidente di Confindustria Piemonte -. Le difficoltà dell’attuale fase congiunturale emergono dal segno negativo di alcuni indicatori, in particolare riguardo a produzione, occupazione e redditività. Va dato atto al Governo di aver compiuto un cambio di passo rispetto al passato, come nel caso dell’approvazione dei primi due decreti del Jobs Act. Tuttavia, anche nel prossimo futuro le nostre imprese dovranno fare affidamento soprattutto sulle proprie forze. Ricerca e innovazione, proiezione internazionale, investimenti in beni capitali, organizzazione e risorse umane sono più che mai le linee strategiche sulle quali investire”.

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