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“Nelle Regioni siamo già alla frutta”

Dopo Fassino anche Chiamparino contesta l'impostazione del Def: “Non ci sono margini per altri tagli, siamo sotto la soglia di sicurezza”. E paventa riduzione di servizi e aumento delle tasse. L’uno-due dei “torinesi” indispettisce (e parecchio) Renzi

Nel giorno in cui il governo inizia la discussione sul Documento di Economia e Finanza dalle Regioni arriva un altolà a Palazzo Chigi e al ministero dell'Economia. E così dopo la dura presa di posizione di Piero Fassino che a nome dei colleghi sindaci ha bocciato preventivamente la manovra del governo, a poche ore dall’inizio del Consiglio dei ministri è Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, intervistato da Affaritaliani.it, ad assestare un’altra bordata: “Non credo che ci siano ancora margini per un taglio alle Regioni, anche perché con i quattro miliardi di euro di quest'anno siamo andati sotto la soglia di sicurezza, come per altro sa benissimo il governo", spiega il governatore del Piemonte. Che aggiunge: “Il rischio sarebbe quello di una diminuzione dei servizi ai cittadini o di un aumento delle tasse locali”.

 

Chiamparino rivela che “non è previsto alcun incontro con il governo, almeno per il momento”, poi entra nel dettaglio e argomenta: “Abbiamo già dato molto. Anzi, quest’anno abbiamo fatto un sforzo eccezionale rinunciando ai due miliardi di euro di aumento della sanità. Adesso gli unici margini che ancora abbiamo sono quelli del riordino delle partecipate, che però non possono dare ricadute a breve periodo”. Siete preoccupati che il premier Renzi e il ministro Padoan possano chiedervi un ulteriore sacrificio? “Ci incontreremo e vedremo la bozza del Def che verrà presentata. Poi valuteremo bene”, conclude Chiamparino.

 

Un’azione a tenaglia da parte dei due “torinesi” (come li chiama Renzi) che a capo delle rispettive corporazioni crea non pochi malumori a Palazzo Chigi. “Almeno aspettino di ragionare su proposte e cifre”, pare abbia sbottato il premier scorrendo i lanci dio agenzie con le dichiarazioni del duetto subalpino.

 

Secondo l’Ufficio studi della Cgia, i tagli effettuati dallo Stato centrale nei confronti dei Comuni e delle Regioni sono stati pesantissimi. Se nelle casse dei Sindaci la sforbiciata raggiunge quest’anno gli 8,3 miliardi di euro, alle Regioni a Statuto ordinario la quota dei mancati trasferimenti si è stabilizzata sui 9,7 miliardi, mentre per quelle a Statuto speciale la contrazione ha raggiunto i 3,3 miliardi di euro. Anche per le Province, che sono ormai in via di “estinzione”, la riduzione dei trasferimenti è stata di 3,7 miliardi. Complessivamente, i vari governi che si sono succeduti in questi ultimi anni hanno tagliato alle Regioni e agli Enti locali ben 25,1 miliardi di euro. “Una cifra imponente – dichiara il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - che, in buona parte, Sindaci e Governatori hanno compensato aumentando le tasse locali e tagliando i servizi alla cittadinanza. Grazie a questi tagli, lo Stato centrale si è dimostrato sobrio e virtuoso, scaricando il problema sugli amministratori locali che, ‘obtorto collo’, hanno agito sulla leva fiscale. Morale: la minor spesa pubblica a livello centrale è stata pagata in gran parte dai cittadini e dalle attività produttive che hanno subito un fortissimo aumento delle tasse locali. Il passaggio dall’Ici all’Imu/Tasi, ad esempio, ha incrementato il peso fiscale sui capannoni mediamente dell’80 per cento, con una punta massima di oltre il 160 per cento per quelli ubicati nel Comune di Milano”.
 
I dati, elaborati dall’Ufficio studi della Cgia, si riferiscono al quinquennio 2011-15: l’importo di ogni anno corrisponde ai tagli previsti rispetto al 2010. Anno, quest’ultimo, in cui il governo Berlusconi ha approvato il Decreto legge nmo 78 che ha dato inizio alla stagione del rigore e dell’austerità dei nostri conti pubblici. L’ennesima “rasoiata”, conclude la Cgia, dovrebbe essere definita questa settimana con il nuovo Documento di economia e finanza. “I Sindaci, in particolar modo, hanno ragione a protestare. Sono diventati i nuovi gabellieri – conclude Bortolussi - con sempre meno risorse a disposizione non hanno vie d’uscita. Anche la tanto sbandierata local tax rischia di diventare l’ennesimo obolo che magari ridurrà il numero delle tasse locali, ma non l’importo che famiglie e imprese saranno chiamate a pagare”.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    00:54 Mercoledì 08 Aprile 2015 gastone FINE CORSA

    Piemonte e Torino: TRISTE, SOLITARIO Y FINALIl Piemonte e Torino sono morti: grazie Chiamparino, grazie Fassino, grazie PD

  2. avatar-4
    14:31 Martedì 07 Aprile 2015 daniele galli al di la delle frottole di Renzi

    patrimoniale in arrivo mascherata da tassa unica sugli immobili e altre fantasiose gabelle, sono tra i geniali regali del non votato Governo piddino Renzi

  3. avatar-4
    11:37 Martedì 07 Aprile 2015 Bandito Libero Dux Mea Lux

    Ma cosa si immaginavano "i torinesi"??

  4. avatar-4
    10:25 Martedì 07 Aprile 2015 usque tandem E il caffè?

    Sono alla frutta perchè il resto del pranzo l'hanno già mangiato.....

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