CAMPANILE SERA

Novara, centrodestra ai ferri corti

La designazione di Canelli a candidato sindaco da parte dello stato maggiore leghista fa imbufalire gli alleati che rinfacciano a Cota la responsabilità di aver consegnato il Comune alla sinistra. "Un atto di arroganza per ingraziarsi Salvini"

Altro che centrodestra unito, a Novara già volano gli stracci. Non trascorre neppure un giorno da quando Matteo Salvini proclama che “il suo candidato sindaco la Lega ce l’ha e si chiama Alessandro Canelli” che da Forza Italia arrivano tuoni e fulmini. Scatenati a dire il vero più dalla sortita di Roberto Cota che non da quanto annunciato dal leader del Carroccio che peraltro aveva precisato:  “Ovviamente vogliamo verificare se è un candidato gradito a tutti i componenti della futura coalizione. Se così non fosse credo che la soluzione migliore sia quella di dare la parola ai cittadini, attraverso le primarie”. L’ex presidente della Regione, invece aveva – con il livore di chi si vede proporre nientemeno che dal segretario federale un nome, quello di Canelli, a lui non proprio gradito – aveva urlato: “Il candidato sarà della Lega”. Due topiche in un colpo: quasi una smentita delle possibili primarie appena annunciate da Salvini e, soprattutto, fuoco alle polveri per le cannonate che puntuali arrivano dai potenziali alleati.

 

“Se questo è il loro modo di intendere la coalizione non ci resta che far loro gli auguri. Avevamo avviato un dialogo e questa fuga in avanti suona più come un rigurgito di autoritarismo a beneficio del segretario federale”, scrivono in una nota il coordinatore di Forza Italia Diego Sozzani e quello di Fratelli d’Italia Gianni Mancuso. Rivolgendosi a Cota, i due vanno giù per le trippe: “Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E dire che gli effetti di questo approccio, quantomeno “esuberante”, sono lì, sotto gli occhi di tutta la città e si chiama Giunta Ballarè”. Insomma, se queste sono le premesse, davvero difficile immaginare una santa alleanza nel centrodestra per spodestare il non certo saldissimo Andrea Ballarè, sindaco renzianissimo, che a questo punto potrebbe quasi starsene in panciolle a vedere gli avversari beccarsi come galletti. E tutto per quell’affermazione fatta da Cota con un tempismo a dir poco strambo. Forse all’ex governatore ha detto male vedere, proprio nella sua Novara, la benedizione di Canelli da parte di Salvini, con Riccardo Molinari al suo fianco gongolante.

 

Occasione imperdibile per Sozzani che, uscito dal cono d’ombra in cui è finito dopo la sua elezione in consiglio regionale e l’abbandono di Palazzo Natta, aggiunge: “Difficile dimenticare come l’aver consegnato al centrosinistra l’amministrazione del Comune di Novara nel 2012 sia stato di fatto il frutto di un fratricida braccio di ferro interno alla Lega Nord. Magra la soddisfazione di chi allora riuscì ad imporsi: fu sicuramente vittoria breve perché le urne furono spietate, e a perdere fu la città”. Attinge al recente passato anche Mancuso: “Ripassiamo un po’ la storia, nel 2001 fu dalla coalizione Forza Italia-An-Lega Nord che venne il successo elettorale che mise Massimo Giordano alla guida della città. All’epoca i numeri erano ben più favorevoli al Forza Italia-An ma al tavolo delle trattative quella di indicare un nome comune, quello di un giovane con idee nuove e grande dinamismo fu idea condivisa: fu una scelta di coalizione che portò al successo. Il primo mandato ebbe sbocco naturale nel secondo. Quella delle elezioni  2011 è invece storia assai recente: la Lega era al 12% e impose il proprio verbo. Il Pdl fece un risultato assolutamente controcorrente, rispetto ai numeri nazionali e si confermò primo partito del centrodestra cittadino, ma ciò non bastò”.

 

Altro che alleati, per adesso all’ombra della cupola di San Gaudenzio sembra guerra tra fratelli-coltelli. Le stesse parole con cui Sozzani chiude il suo attacco non lasciano certo ben sperare: “Non posso dirmi sorpreso di queste dichiarazioni. Il dialogo con la Lega è sempre stato caratterizzato da queste sortite: dal loro punto di vista i candidati devono essere espressione leghista quando la Lega pensa di essere al 20%, quando è al 12% e anche quando è al 4% cento fa parte della loro esuberanza, ma non è così che funzionano le coalizioni”. In sostanza se l’urlo di Cota voleva essere lo squillo di tromba per chiamare alla carica lo è stato. Solo che si stanno sparando tra di loro.

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