VERSO IL VOTO

Lega e Forza Italia ai ferri corti

Tensioni nel centrodestra sulle candidature a sindaco. Il Carroccio rinfaccia agli azzurri di non mantenere i patti su Novara ed è pronto a designare uno dei suoi per Torino, facendo saltare il tavolo della coalizione. E il fratello d'Italia Marrone monta i gazebo

Il patto del gorgonzola rischia di squagliarsi ancora prima di farsi piatto da servire agli elettori del centrodestra di Torino e di Novara. Lega Nord e Forza Italia, rispolverando un bignami del manuale Cencelli si erano spartite le due più grandi città piemontesi chiamate al voto l’anno prossimo: al Carroccio la scelta del candidato sindaco sotto la cupola di San Gaudenzio, agli azzurri il diritto di prelazione per quello sotto la Mole. Al pari di quello del Nazareno, pure quello del gorgonzola è un patto di cui mai è uscito e mai uscirà un documento ufficiale, ma come quello tra Renzi e Berlusconi c’è stato. Anzi, dovrebbe ancora esserci. Di più: nelle terre del formaggio striato di verde, dove la Lega sa di poter giocare una partita con molte più probabilità di vittoria rispetto a quello prossime allo zero in riva al Po, il partito di Salvini, pur tra  qualche bega intestina, ha da tempo pure il nome del futuro avversario del piddino Andrea Ballarè: quello del salviniano (inviso all’ex segretario provinciale Luca Bona) Alessandro Canelli.

 

Lasciato campo libero al coordinatore regionale dei berluscones Gilberto Pichetto e alle sue ormai pendolari trasferte romane per quanto riguarda la tormentata ricerca dell’uomo da contrapporre a Piero Fassino, dalle parti di via Poggio pare che tutto si aspettassero fuorché le non casuali sortite dell’ex presidente della Provincia di Novara (oggi consigliere regionale) Diego Sozzani e pure quelle del Fratello d’Italia (a quanto dicono in rapido avvicinamento all’ex Cavaliere), Gaetano Nastri. L’intenzione di non tenere fede alla parola data e di rivendicare la scelta dell’antagonista di destra dell’uscente primo cittadino dem da parte dei due ha scatenato più che prevedibili reazioni nel Carroccio, arrivando a suscitare un moto di nervosismo pure in via Bellerio.

 

Ad accentuare la tensione e a innescare meccanismi che potrebbero incrinare il già debole – soprattutto a Torino – e incerto rassemblement di centrodestra ci sarebbe anche il mancato intervento di Pichetto. A fronte di quello che è suonato come un avvertimento al Carroccio da parte di Sozzani – “Novara non è proprietà privata della Lega” – il quale ha pure avanzato la “sua” candidatura indicando Anna Maria Mellone (suo assessore in Provincia), Pichetto non ha fiatato. “Chi tace acconsente?”, si chiedono i dirigenti leghisti. Nell’attesa di una risposta, parte la controffensiva: per Torino incominciano a girare i nomi del deputato Stefano Allasia, così come quello del capogruppo in Sala Rossa Fabrizio Ricca e financo quello del collega cotiano Roberto Carbonero.

 

Se si tratta di manovre tattiche o di una vera e propria controffensiva, dipenderà soprattutto da Forza Italia e dalla reazione a livello regionale alle dichiarazioni fatte da Sozzani, con l’appoggio di Nastri. Una situazione che, oggettivamente, non è di aiuto a Pichetto sempre alle prese con una scelta del candidato che tarda a venire e che, anzi, pare complicarsi. A sciogliere i tanti nodi della matassa non ha certo contribuito Silvio Berlusconi che ancora l’altra sera rispondendo a Bruno Vespa che gli chiedeva se fosse Osvaldo Napoli l’anti Fassino, ha risposto con un secco no. Vuol dire che l’onorevole Macario è ormai irrimediabilmente fuori dalla rosa dei papabili? Manco per idea, la sensazione è che, come suo solito, il sultano di Arcore si diverta un mondo nel gioco pazzotico delle fughe di notizie, di incoronazioni sussurate a metà fiato, lasciando che la sua corte si sbizzarrisca a lanciare designazioni e persino a inventarsi incontri a villa San Martino.

 

Tutto ancora per aria, insomma. Ancora e molto di più dopo le esternazioni novaresi, per nulla smentite o ridimensionate dal vertice azzurro regionale che, anzi, ribatte: “Non si capisce con quale Lega si debba parlare”, dicono in corso Vittorio, ancora per poco quartier generale azzurro, riferendosi alle lotte intestine che lacerano il Carroccio piemontese. Una situazione, però, che sia in via Bellerio sia negli ambienti vicino a Palazzo Grazioli, ciascuno per la parte di sua competenza, viene descritta come figlia di una classe dirigente locale non proprio all’altezza del ruolo. Tutto finirà al tavolo “nazionale” coordinato da Altero Matteoli che si aprirà martedì prossimo. Seduti ci saranno il governatore ligure Giovanni Toti, i due capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, il romano Sestino Giacomoni e il responsabile degli Enti locali Marcello Fiori.

 

E proprio per dare una mossa ai vertici e agitare un po’ le acque stagnanti della coalizione il leader regionale di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone, ha deciso di varare un’iniziativa di contatto ravvicinato con gli elettori tramite gazebo (un tempo patrimonio pressoché esclusivo del Carroccio) e incontri ai mercati rionali al motto “Fassino ha fallito, la Gran Torino la facciamo noi”. L’ex delfino di Agostino Ghiglia, da cui si è da tempo affrancato pur replicando quella bulimia politica che gli contestava (e che la stessa Giorgia Meloni pare abbia consigliato di contenere), difficilmente potrà rivelarsi la soluzione di ripiego tra i due litiganti. Giovane preparato e dal piglio decisionista, Marrone ha però tratti troppo “comunitari”, da destra sociale, e toni eccessivi per fare breccia nella buona borghesia torinese, cui peraltro appartiene grazie alle ascendenze paterne.

 

E mentre il notaio Alberto Morano si dedica a “Torino 2026”, un think tank civico con ambizioni che superano le contingenze elettorali, tra Lega e Forza Italia la questione delle candidature resta più che mai aperta. Pur incomparabile a quello, storico, della crostata, il patto del gorgonzola, ancor prima di esser sancito, è finito in una frittata. Che toccherà a Berlusconi e Salvini rendere digeribile.

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3 Commenti

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    13:39 Sabato 14 Novembre 2015 ale87 Piccoli Ghiglia crescono

    Marrone pur di non lasciare spazio anche a un suo fedelissimo, e crescere una squadra politica, preferisce ricandidarsi in comune nonostante sia già consigliere regionale. Mi chiedo i pochi che fanno politica al suo fianco cosa sperino di raccogliere, oltre i voti da portare a lui.

  2. avatar-4
    12:20 Sabato 14 Novembre 2015 daniele galli Rosso e Andretta

    Nella confusione due posizioni sono chiare a Torino e Novara, quelle di chi chiede agli elettori di esprimersi con le primarie e di riconoscersi nei valori che essi si impegneranno a rappresentare , quelli dimenticati del 94. Relativamente all'uomo che "tace e acconsente", probabilmente verso di lui Sozzani, per qualche notivo, avrà carta bianca.

  3. avatar-4
    09:25 Sabato 14 Novembre 2015 Veritas2015 Il nostri biglietti da visita sono

    Allasia Carbonero e Ricca ahaha Qui Quo e Qua ma dai siamo seri di tre non ne fai uno buono ! Sono come i carabinieri devono girare in copia .... Questi fanno tutto da soli da via Belleri a nessuno se niente.

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