Thyssen, la “sicurezza” è per gli amici
08:15 Sabato 07 Novembre 2015 1Che fine hanno fatto i soldi dei risarcimenti della multinazionale tedesca dopo il tragico rogo del 2007? Dovevano servire per progetti di prevenzione sui luoghi di lavoro ma a beneficiarne, a quanto pare, sono enti “vicini” ai politici
Che fine hanno fatto i fondi ThyssenKrupp destinati a progetti per la prevenzione delle morti bianche in fabbrica e per diffondere la cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro? A quanto pare sono in gran parte fermi, inutilizzati o stornati in altri capitoli di spesa, comunque di quel piano complessivo promesso dalle varie istituzioni non c'è traccia. I sospetti, anzi, che i destinatari dei primi stanziamenti siano enti selezionati con criteri poco trasparenti, alimentando insinuazioni su legami non propriamente virtuosi con il mondo della politica, paiono più che illazioni.
Tutto ha origine nell’ormai tristemente noto 6 dicembre 2007, quando si scatenò il rogo alle acciaierie di corso Regine Margherita della multiunazionale tedesca, un vero e proprio inferno in cui sette operai persero la vita. Una tragedia che ha segnato profondamente Torino. Tutti, allora, dagli enti locali ai sindacati, si costituirono parte civile, e tutti ottenero lauti indennizzi: 1 milione per il Comune di Torino, un altro per la Regione Piemonte, 500mila euro per la Provincia di Torino (oggi Città Metropolitana), 100mila euro a testa per i tre confederali, Cgil, Cisl e Uil. Denaro che doveva essere utilizzato per progetti volti alla promozione della sicurezza sul posto di lavoro, ma di cui da tempo si sono perse le tracce. Solo la Cisl ha aggiunto alle borse di studio già intitolate a “Caio Rizzetto” la dicitura “in Memoria delle Vittime del rogo alla Thyssenkrupp di Torino” e ogni anno mette a disposizione qualche migliaio di euro per gli studenti. E gli altri?
Palazzo Civico, nel giugno 2013, aveva affidato uno studio di fattibilità da 35mila euro (peraltro a quanto risulta senza gara) al Cirma, Centro Interdipartimentale di Ricerca su Multimedia e Audiovisivo. Dopo una serie di incontri e audizioni, coordinati dal professor Giulio Lughi, coadiuvato da Alessandra Suppini e da Marina Bertiglia (quest’ultima fedelissima dell’ex vicesindaco Tom Dealessandri, che la fece nominare anche al vertice di Pracatinat), si opta per una piattaforma web che servirà per sensibilizzare la popolazione sul tema della sicurezza sul lavoro. Da quel momento, però, su progetti e buone intenzioni cala il silenzio.
Pochi giorni fa la questione riemerge da qualche cassetto, forse propiziata anche dall’interpellanza del vicepresidente della Sala Rossa Silvio Magliano (Ncd), e dal momento che i soldi c’erano ancora ed erano vincolati per borse di studio e iniziative sulla sicurezza, l’amministrazione ha finalmente indetto un bando (pubblico questa volta) per realizzare proprio quella piattaforma web di cui si era discusso due anni orsono, peraltro già esistente e finanziata dal Ministero del Lavoro (progetto Indire-Memory). Arriva così la delibera proposta dall’assessore al Lavoro Domenico Mangone (la 2015 04183/023) secondo la quale “in presenza di un solo progetto ritenuto valido, la Civica Amministrazione si riserva la facoltà di assegnare comunque il contributo per i servizi ed attività oggetto del bando”. Il testo della gara risulta piuttosto vago e generico, la cifra in palio è, al contrario, generosa: 100mila euro all’anno per dieci, tutti a un unico soggetto.
Ma chi sarà il fortunato vincitore del bando? C’è chi è pronto a scommettere che si tratterà dell’Ismel, il “Centro archivistico-bibliotecario, di documentazione e ricerca” sul lavoro, di cui è vicepresidente proprio l’ex vicesindaco Dealessandri, mentre la direttrice è Marcella Filippa, al vertice amministrativo anche della Fondazione Vera Nocentini, che altro non è che il centro studi della Cisl (feudo proprio dell’onnipresente Dealessandri, in passato segretario cittadino dell'organizzazione). Non è un caso che la Fondazione sia ospitata proprio nei locali del sindacato cattolico, al civico 50 di via Madama Cristina, gli stessi locali in cui – guarda un po’ - l’Ismel ha fatto i colloqui per imbastire il progetto con cui rispondere al bando della Città di Torino. E chi starebbe tenendo questi colloqui? Marina Bertiglia. Naturalmente. Se poi davvero possa vincere un bando della Città di Torino un ente quale l’Ismel che ha come vicepresidente l’ex vicesindaco Dealessandri, come componente dell’Assemblea dei soci il sindaco Piero Fassino e come socio lo stesso Comune è difficile dirlo. Intanto c’è chi si sta attrezzando per i ricorsi.



