POLEMICHE

Forza Italia, Pichetto vede i sorci Verdini

Il coordinatore piemontese dei berluscones lancia anatemi all'ex compagno di partito, accusato del peggior trasformismo; "Una zona grigia di pseudo centristi che vorrebbe vendersi come il nuovo centrodestra e che invece, fanno gli autostoppisti"

Li bolla come pseudo centristi e poi li etichetta come “autostoppisti pronti a salire sull’autobus renziano”. Gilberto Pichetto prende a prestito la metafora del taxi di Denis Verdini - che si definì tale riesumando adattando a sé la celebre definizione dei partiti di Enrico Mattei – aumenta i posti a farne un pullman e la usa per attaccare l’ex macellaio (ed ex banchiere) di Fivizzano. Il coordinatore piemontese di Forza Italia, ancora alle prese con il dilemma della candidatura per le prossime comunali di Torino eNovara, vede altre consultazioni elettorali dietro le vicepresidenze di tre Commissioni a Palazzo Madama di peso andate ai verdiniani di Ala: «Esiste una zona grigia di pseudo centristi che vorrebbe vendersi come il nuovo centrodestra e che invece, come fanno gli autostoppisti, non aspettano altro che l’autobus renziano gli dia un passaggio per le prossime elezioni politiche – dice Pichetto in una nota diramata nel pomeriggio -. Poche ora fa Verdini affermava che negli ultimi mesi al Senato i lavori vanno avanti, perché Ala garantisce il numero legale senza domandare in cambio nulla, nemmeno la presidenza delle Commissioni. Con grande coerenza, ecco che a poche ore di distanza – accusa il numero uno dei berluscones in Piemonte -  ci si rimangia l’impegno di gratuità del proprio sostegno e si presenta il conto al premier». Conclusione: «questo trasformismo uccide la credibilità del nostro Paese».

 

Per Pichetto “deve essere chiaro che se ieri tutti i parlamentari avessero rispettato il mandato dato dai loro elettori al momento del voto, Renzi non avrebbe più avuto una maggioranza. Così non è stato e nel silenzio assordante generale, si è assistito ancora una volta alla puntuale transumanza di voti del centrodestra e dei pentastellati verso un governo elettoralmente illegittimo”.  Un’annotazione quest’ultima che riprende fedelmente il fulcro dell’attacco a Matteo Renzi mosso da Silvio Berlusconi, il quale sta puntando molto sulla illegittimità dell’esecutivo. «In questo contesto è peculiare che chi svende la propria dignità e la propria appartenenza finga di farlo per il “bene del Paese” quando invece è chiaro – obietta Pichetto - che presenta, in modo più o meno, palese il conto: un conto pagato da tutti gli italiani».

 

I tre vicepresidenti delle commissioni Finanze, Bilancio e Difesa sono rispettivamente Eva Longo, Pietro Langella e Giuseppe Compagnone. Nomine che trovano sul fronte dell’accusa di mercanteggiamento, insieme esponenti del centrodestra così come della sinistra. Se Pichetto vede sorci verdini per quella zona grigia, l’ex Pd Alfredo D’Attorre oggi Sinistra Italiana afferma che “come previsto, subito dopo il voto favorevole alla riforma costituzionale, il gruppo di Denis Verdini viene ricompensato della sua affiliazione al progetto Renzi-Boschi con l’assegnazione di tre poltrone al Senato e l’ingresso ufficiale in maggioranza”. D’Attorre pungola anche gli ex compagni di partito: “Si attende a questo punto la valutazione degli esponenti, appartenenti a tutte le aree del Pd, che nelle settimane scorse hanno ripetutamente ribadito l’incompatibilità di Verdini e del suo gruppo, con il progetto del Partito democratico”.

 

Non si fa attendere Roberto Speranza (sinistra bersaniana): “Tre verdiniani vicepresidenti delle commissioni. Caro Matteo Renzi c’è una nuova maggioranza che sostiene il governo? Io sono contrario”. Cerca di gettare acqua sul fuoco il presidente dei senatori dem Luigi Zanda, che rispondendo al collega di Forza Italia dice “Paolo Romani sa bene che in Parlamento chi vota la fiducia al governo è in maggioranza, chi non la vota è all’opposizione. E sa anche bene che le vicepresidenze delle commissioni, per prassi, vanno in parti uguali a parlamentari di maggioranza e di opposizione. Non capisco quindi cosa Romani vada dicendo su fantomatiche nuove maggioranze in Senato”. L’ex coordinatore nazionale di Ncd Gaetano Quagliariello affida il suo pensiero in rima a twitter: “La maggioranza sai è affiliazione - Tu voti per cambiar Costituzione - Il giorno dopo vinci premio in Commissione”.

 

Quanto allo spettro evocato da Pichetto sulle prossime elezioni politiche, arriva da Pier Luigi Bersani una nota che non lascia spazio a interpretazioni di sorta per quanto riguarda la sinistra dem: “Se si dovesse arrivare ad un listone Pd con dentro anche Denis Verdini, sarebbe un bel problema. Ho visto – aggiunge l’ex segretario del Pd - che Verdini poi si è corretto, parla di affiancarsi (e non di affiliarsi, ndr) al Pd ma ha ragione lui: se fai un listone con un altro partito il termine tecnico è affiliazione. E se dovesse esserci lui con noi,  avrei un bel problema. Non accetterei mai uno snaturamento del Pd così evidente e palese. Il Pd non può diventare l'indistinto dove tutto si ammucchia. Queste pensate tattiche e trasformistiche sono destinate a essere spazzate via”. Si vedrà.

 

Nel frattempo va segnalata la conferma alla guida della Commissione Lavori pubblici dell’azzurro Altero Matteoli e la riconferma alla vicepresidenza del senatore dem piemontese Stefano Esposito dato come papabile alla successione, sia pure contro la sua volontà. La conferma di Matteoli sarebbe frutto non solo dei voti a suo favore espressi dai senatori del Movimento 5 Stelle, ma anche dal mal di pancia in casa piddina dove si sarebbe mal hanno digerito l’imposizione da parte del gruppo Autonomie della richiesta di una presidenza di commissione in occasione del rinnovo a metà legislatura. Il candidato della maggioranza era Vittorio Fravezzi del Trentino Alto Adige, che era stato spostato (“catapultato” precisano alcuni senatori della maggioranza) per l'occasione dalla commissione Finanze alla Lavori pubblici. Una forzatura, quella degli autonomisti che ha messo alle strette il Pd, che pure mirava a promuovere alla presidenza o Esposito o l’altro componente della commissione in quota dem, Raffaele Ranucci. Di fronte alle richieste di poltrone, soddisfatte, dei rappresentanti di Ala, le Autonomie hanno fatto sentire più forte la propria voce. “Anche noi abbiamo appoggiato le riforme” ha dichiarato sibillino il capogruppo Karl Zeller, ignaro di quanto sarebbe maturato di lì a poco. Il risultato dei malumori incrociati è stata la conferma di Matteoli. Un’altra nomina, quella di Nino D’Ascola (Ncd) alla guida della Commissione Giustizia, potrebbe spianare ulteriormente la strada all’attuale vice Guardasigilli Enrico Costa verso la promozione a titolare del dicastero degli Affari Regionali.

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