VERSO IL VOTO

Sindaci-sceriffi nel Far West elettorale

Il Governo annuncia l'emanazione di un decreto sulla sicurezza urbana per ampliare i poteri dei primi cittadini che, spiega Fassino, "avranno più strumenti per contrastare i fenomeni di degrado, abusivismo e illegalità". Una mossa in vista delle urne

Non chiamateli sindaci-sceriffi, sa troppo di centrodestra rondaiolo e finirebbe con risultare un assist per primi cittadini pure un po’pistoleri (e in qualche caso pistola) tipo l’ex di Treviso Giancarlo Gentilini o quello in carica a Borgosesia (oltre che all’Europarlamento) Gianluca Buonanno. Perché il colpo in canna messo da Matteo Renzi e Angelino Alfano è pronto per colpire proprio il centrodestra provandolo, alla vigilia delle elezioni comunali, dell’uso esclusivo di una delle armi da sempre brandite per far breccia nell’elettorato: la sicurezza. L’annuncio dato dal Presidente del Consiglio circa l’approvazione “entro maggio” del decreto sulla sicurezza urbana è passato quasi sotto silenzio, offuscato dal dibattito sul referendum di eri, ma è facile immaginare questo che sarà uno degli atout consegnati dal premier nelle mani dei candidati sindaci del centrosinistra, pronti a calarlo da qui alla fine della campagna elettorale.

 

Il testo è sulla scrivania del capo del Legislativo di Palazzo Chigi, Nicoletta Manzione, per gli aggiustamenti in vista dell’invio a ministeri competenti. Se non si conoscono ancora nel dettaglio gli articoli, si sa che il provvedimento con cui si attribuiranno più poteri e più indipendenza decisionale ai sindaci, compresa la potestà di emettere ordinanze in materia di sicurezza urbana, raccoglie molte delle indicazioni e delle richieste avanzate dall’Anci nei mesi scorsi al ministro dell’Interno. Non è un caso se una tra delle prime reazioni positive all’annuncio del governo è arrivata proprio da Piero Fassino, presidente nazionale dell’Associazione dei Comuni d’Italia, ma anche candidato per il secondo mandato di sindaco di Torino e impegnato in un duello con la grillina Chiara Appendino che nel suo esordio nei talk nazionali pochi giorni fa aveva accusato il suo avversario di non aver fatto a sufficienza anche su questo fronte e invocando una “città più sicura”.

 

In una nota Fassino afferma come con il decreto “dopo il via libera ai 500 milioni per le periferie, si accentuano le misure per la sicurezza nelle città prevedendo il rafforzamento dell’integrazione operativa fra prefetture, questure e comuni e l’ampliamento i poteri di intervento dei sindaci che avranno così più strumenti per contrastare i fenomeni di degrado urbano, di disturbo della quiete pubblica, di abusivismo commerciale e di micro illegalità. Così come potranno essere meglio tutelati luoghi di particolare interesse storico”. Per il numero uno dell’Anci, quanto annunciato dal Governo “è ciò che chiedevamo anche per dare maggiore organici e efficacia alle politiche di integrazione”. Proprio sul tema dell’immigrazione, il decreto pare prevedere la delega (non si sa in che misura) ai Comuni per quanto riguarda l’accoglienza di migranti e rifugiati, materia oggi totalmente in capo al Viminale.

 

Possibilità di vietare cortei e individuare zone a tolleranza zero per prostituzione e altri reati di microcriminalità, insieme a una allargamento delle competenze della polizia municipale sarebbero tra i punti fondamentali del testo atteso entro la fine del mese prossimo. Ma c’è dell’altro: vengono rafforzati i poteri del questore che potrà emettere il provvedimento di daspo urbano, ovvero il divieto per chi è stato denunciato per spaccio o altro reati di frequentare alcuni quartieri della città e ambienti per un massimo di cinque anni, multe fino a 20mila euro e obbligo di ripulitura per i writers, così come dovrebbero essere inasprite le pene per furto in appartamento e scippo, ma arriveranno anche sanzioni per chi avrà comportamenti molesti e lesivi del decoro urbano: da 300 a 900 euro.

 

Una serie di misure che anche in Piemonte sono state richieste, a più riprese, dai sindaci.  Di poche settimane fa un incontro tra gli amministratori locali del Biellese del Vercellese da cui era emersa nuovamente la necessità di una revisione dei poteri oggi in capo ai sindaci. “Oggi siamo il terminale delle legittime richieste dei cittadini in tema di sicurezza, ma non possediamo gli strumenti per dare risposte sempre adeguate” ammette Andrea Ballarè, presidente di Anci Piemonte, ma anch’egli come Fassino ricandidato alla guida del suo Comune, Novara. Lì ha appena pubblicato il bando per assumere cinque vigili urbani, “ma anche loro dovrebbero essere messi nelle condizioni di poter intervenire con maggiore efficacia e chiarezza normativa su una serie di reati o irregolarità che – spiega Ballarè – minano la sensazione di sicurezza nei cittadini. Questo non significa affatto moltiplicare e sovrapporre le competenze delle forze di polizia, ma migliorare un quadro legislativo questo sì”.

 

Ballarè e Fassino sono entrambi ricandidati per il Pd e tra le accuse che il centrodestra (peraltro in entrambe le città ancora preso da beghe e divisioni interne) storicamente muove all’avversario c’è quella di trascurare il tema della sicurezza, scivolando in un buonismo lassista accentuato dalla interpretazione di chi, come la Lega insieme al resto del fonte moderato, ne fa invece uno dei punti di forza della sua proposta di governo locale. Per questa ragione l’annuncio dell’imminente testo normativo fatto da Renzi con la promessa che “a maggio il Governo interverrà con una legge sulla sicurezza nelle città” è destinato a uscire dal cono d’ombra in cui è finito a causa del dibattito sulle trivelle, diventando una delle carte nelle mani del centrosinistra da calare nella partita, tutta da giocare, delle amministrative.

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