Caselle, il Pd tarpa le ali a Fassino

Il partito esprime forti perplessità sul progetto di dismissione delle quote comunali di Sagat. “Rivedere i patti parasociali e piuttosto mollare Firenze”. Non ripetere il “pasticcio farmacie”

Sull’aeroporto di Caselle il Pd bacchetta il sindaco di Torino, Piero Fassino. E lo fa senza usare metafore o voli pindarici dettati dal politichese. Non convince l’idea di dismettere il 20% delle quote azionarie in Sagat allo stesso fondo (F2i di Vito Gamberale) che oggi detiene il 30% degli aeroporti milanesi, assecondando il disegno di metterli in rete con gli altri grandi scali del Nord Italia. «Come si può pensare che l'interesse privato di sviluppo di un aeroporto tra Verona, Milano o Genova possa coincidere con l'idea di crescita del nostro scalo? L’incremento dell’uno significherebbe la decrescita dell'altro» scrivono i militanti del circolo tematico Pd sull’aeroporto. Un attacco frontale, che però entra nel cuore di un tema spinoso quanto decisivo per il futuro del capoluogo e di tutto il Piemonte.

 

Sembra tanto una privatizzazione che in parte ricalca le criticità emerse quando vennero dismesse le farmacie comunali e affidate a i propri competitor sul mercato: quelle private. Insomma: “Oh lupo, proteggi tu le mie pecore” per dirla secondo un antico detto popolare. «La “necessità di cassa” – si legge ancora nel documento - non può pregiudicare in alcun modo una decisione di più grande interesse».

 

Se proprio si devono alleviare le sofferenze del bilancio comunale basterebbe vendere le quote azionarie di Sagat nell’aeroporto di Firenze «che rappresentano attualmente un rischio reale di spesa, poiché se Sagat non si chiama fuori dalla compagine azionaria di Firenze sarà costretta a finanziare lo sviluppo delle infrastrutture di due aeroporti toscani». E in questo modo i cittadini torinesi e piemontesi contribuirebbero allo sviluppo dello scalo fiorentino. Perché? Assecondando quali interessi? Forse degli stessi soci privati (gruppo Benetton) che attraverso la società torinese controllano anche una parte dell’aeroporto toscano? Ma per fare ciò «serve modificare i patti parasociali che oggi assegnano ai soci privati poteri di decisione ben superiori alle quote possedute. Questi patti sono oggi in scadenza e rappresentano una vera opportunità per il pubblico di riscattare la propria funzione. Non bisogna dimenticare che la legge europea ha reso gli aeroporti, che già godevano della privilegiata posizione di essere dei veri e propri monopoli naturali, ancora più forti e dominanti. Oggi essi rappresentano delle vere “galline dalle uova d’oro”. Altrimenti non si capirebbe la corsa dei grandi capitali privati ad entrare nel business; per questo non si comprende il perché dell’idea pubblica di smobilitazione». Il sasso è stato lanciato.

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