Inceneritore, Torino vuol bruciare i tempi

Fassino pronto a cedere il controllo della partecipata più redditizia. Far cassa è l'unica priorità. In pole position Iren che potrebbe implementare la propria rete di teleriscaldamento

Work in progress. A tre mesi dalla delibera del Consiglio comunale di Torino,  con la quale Palazzo Civico conferiva alla propria finanziaria, Fct, le sue partecipate – Amiat (rifiuti), Gtt (trasporto locale), Trm (inceneritore) e Sagat (aeroporto) – in vista di una successiva dismissione di parte delle proprie quote azionarie, ancora non sono chiari alcuni particolari dell’operazione.  In particolare per quanto riguarda la società che gestisce l’inceneritore del Gerbido: in questo caso, infatti, il conferimento a Fct non è ancora stato perfezionato, per la necessità di rinegoziare gli impegni sottoscritti dalla Città di Torino con gli istituti bancari finanziatori, Bnp Paribas in testa. Accordi nei quali sono indicati nero su bianco modalità e tempistiche di restituzione del prestito. Che succederà se Trm passasse di mano? Si chiedono le banche. Chi garantirà?

 

Anche perché, se in un primo tempo l’amministrazione pensava di vendere il 40% delle proprie quote azionarie, recentemente sta valutando strade più radicali: «Potremmo decidere di cedere la maggioranza della società e con essa anche il controllo della stessa» ammette il vicesindaco di Torino Tom Dealessandri (foto accanto) raggiunto telefonicamente dallo Spiffero. Al Comune serve in breve tempo denaro liquido (per questo anche in Gtt si passerà dal 40 al 49 per cento). Probabilmente più di quanto avesse preventivato.

 

Per quanto riguarda i possibili acquirenti, Iren è certamente in pole position per usare un gergo automobilistico. Sarebbe un modo per permettere alla principale multiservizi del nord-ovest di poter presto ottenere degli utili da un investimento che si preannuncia vantaggioso (l’inceneritore nel bruciare rifiuti produce energia da rivendere a terzi), garantendo in qualche modo il controllo pubblico su un processo delicato come quello dello smaltimento della monnezza (Torino detiene il 7,4% di Iren attraverso Fct e il 33,4% attraverso la Finanziaria Sviluppo Utilities Spa condivisa al 50% con il Comune di Genova). Così la multiutility potrebbe implementare i propri investimenti sul territorio torinese e della cintura ovest, soprattutto nel campo del teleriscaldamento, oggi gestito attraverso Aes.

 

Il nodo Trm è strategico: perché è la società in prospettiva più appetibile per un investitore, la gallina dalle uova d’oro, come confermò anche la relazione di fine anno degli advisor ingaggiati dal sindaco Piero Fassino. Anche in Consiglio qualcosa si muove: una interpellanza dei consiglieri del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino e Vittorio Bertola, chiede lumi sul futuro di Trm. «Abbiamo dovuto affrontare dei passaggi intermedi – spiega ancora Dealessandri – Il 27 gennaio sono state approvate alcune modifiche statutarie ed ora si stanno perfezionando gli ultimi accordi con le banche. Tutto previsto, nessun intoppo».

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