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OPERE & OMISSIONI

Tav, il Governo conferma i fondi

Mentre afferma di essere impegnato a "ridiscutere integralmente il progetto della Torino-Lione", l'esecutivo gialloverde inserisce nel Def il piano finanziario per la copertura dei costi. Cerchiobottismo elettorale

Il Governo Giano bifronte proclama, con la sua parte Cinquestelle e senza mai una decisa opposizione interna da parte della Lega, che la Tav va ridiscussa integralmente con il non nascosto proposito di bloccarne definitivamente i lavori. E poi scrive, non su uno dei mille post su facebook, ma in un allegato al Documento di economia e finanza tutte quelle cifre, milioni, necessarie alla realizzazione dell’opera che compaiono nei bilanci dello Stato da anni. Senza togliere neppure un euro.

Parole da una parte e numeri dall’altra, con i secondi che di fatto smentiscono le prime. Addirittura forse per non dare adito a dubbi, che invece si manifestano in tutta la loro evidenza così come la distanza tra i proclami e gli atti, non viene mai usata la dicitura Tav, definendo questa come “direttrice Torino-Lione” o “linea Torino-Lione”. La questione la si può sintetizzare in una domanda: il Governo, una cui parte continua a ribadire che la Tav non si farà, ha ridotto i finanziamenti nel Def? Nella risposta, ovviamente negativa, c’è quella differenza tra il dire (anche con tono perentorio) e il fare.

Così come non si può negare che da queste contraddizioni emerga, ancora una volta, quel “conflitto all’interno del Governo” che la parlamentare del Pd Raffaella Paita definisce “sempre più evidente”. La deputata ligure, capogruppo dem in commissione Trasporti, sempre riferendosi al Def si chiede e chiede al Governo “perché quello che è chiamato, per l'Europa, Corridoio Mediterraneo si fermerebbe a Torino senza arrivare a Lione come invece previsto? L’unico riferimento alla Torino-Lione  è quello in cui si menziona quanto assunto dalla maggioranza sulla integrale revisione  del progetto a seguito dell’analisi costi benefici”.

La deputata ligure osserva inoltre come “nell’allegato sulle infrastrutture, presentato per altro in ritardo, sono illustrate l’insieme di opere che compongono la rete centrale del trasporto trans-europeo, una serie di corridoi: Mediterraneo, Reno-Alpi, Baltico Adriatico, Scandivo-Mediterraneo. Nelle relative descrizioni, si citano, com’è ovvio, gli estremi delle opere in questione. Con una eccezione: la Torino-Lione. Leggendo il documento – aggiunge Paita – sembrerebbe un corridoio padano che si ferma inspiegabilmente al confine con la Francia”.

Una serie di incongruenze – a partire da quella tra gli enunciati del ministro Danilo Toninelli tesi a difendere l’ultimo totem rimasto al M5S, ovvero il blocco e la cancellazione della Tav, dopo aver dovuto cambiare rotta su Tap, Ilva e Terzo Valico, e quei numeri riconfermati integralmente nel Def – che se da un lato appaiono giustificate da esigenze meramente elettorali, dall’altro non possono che diminuire ulteriormente la credibilità del Paese agli occhi dell’Europa (che finanzia gran parte dell’opera) e della stessa Francia con cui il Governo intende ridiscutere integralmente il progetto.

“La domanda è sempre quella: la Tav si fa o no? La maggioranza si assuma le proprie responsabilità – dice ancora la Paita – senza imbarazzanti operazioni di maquillage che omettono persino la completezza dei tracciati dei corridoi europei”. Ma il punto cruciale resta quello: un Governo che dice una cosa e poi scrive numeri che ne dicono un’altra.

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