Maggioranza in fumo sull’inceneritore

Sale la temperatura nella coalizione, dove si allarga il fronte dei dissidenti alla cessione dell'80% di Trm. Sel pronta ad astenersi e Idv minaccia il voto contrario. Travaglio del Pd

Su Trm la maggioranza del Comune di Torino va in cenere. La delibera sulla filiera ambientale che prevede la cessione dell’80% dell’inceneritore del Gerbido e del 49% di Amiat rischia di far saltare la coalizione che sostiene il sindaco Piero Fassino. I voti per farla passare dovrebbero esserci, ma il dato politico è inequivocabile. Sel annuncia l’astensione (darebbe il via libera solo in presenza di un voto di fiducia), il capogruppo di Idv Giuseppe Sbriglio è indeciso tra una non partecipazione al voto e addirittura un “no” al provvedimento, Giovanni Porcino (dipietrista ma nel gruppo Misto) attende indicazioni dal partito a livello nazionale. Gli unici che hanno garantito pieno sostegno al sindaco sono Pd e Moderati, ma anche tra i democratici i malumori non mancano (alla fine dovrebbero votare compatti il provvedimento con una mozione di accompagnamento che impegna Palazzo Civico a valutare la possibilità di non cedere la maggioranza delle quote).

 

Nel pomeriggio il parlamentare Stefano Esposito ha pubblicato una nota su Facebook nella quale chiede a Fassino di non rinunciare al controllo pubblico sull’inceneritore: «Credo che si potrebbe ragionare sulla cessione del 49%, mantenendo quindi la maggioranza pubblica. Per garantire un maggiore valore a questo 49%, tenendo conto delle norma contenute nell'art.113, si potrebbe allungare la concessione, rilasciata dall’ATO rifiuti, dai 21 anni attuali ad almeno 30 anni». Una posizione che ricalca in gran parte quella della consigliera piddina Marta Levi, una delle più convinte sostenitrice del controllo pubblico sull’inceneritore.

 

Ieri e ancora in mattinata presto i sindaci di Grugliasco e Beinasco Roberto Montà e Maurizio Piazza avevano incontrato Fassino, ottenendo la garanzia del rispetto degli accordi già presi anche in presenza di un partner privato, soprattutto in seno agli oneri di urbanizzazione e al teleriscaldamento, portando a casa anche il rafforzamento del ruolo di vigilanza del Comitato di controllo.

 

Non aiuta a un sereno sviluppo della discussione neanche l’ultimo pronunciamento della Corte costituzionale, in seguito al quale un pezzo del mondo accademico, politico e sindacale torinese (tra i quali compare il capogruppo di Sel Michele Curto) ha chiesto al sindaco di ripensarci. Il Movimento 5 stelle ha scelto la strada dell’ostruzionismo, presentando 323 subemendamenti al maxi emendamento della giunta, al contrario dei più accomodanti Pdl e Lega Nord, che hanno assicurato una discussione “nel merito”. Si farà notte nel tentativo di superare i veti incrociati, ma i più ritengono che alla fine il voto verrà rimandato alla seduta di mercoledì.  I 150 milioni di Trm sono fondamentali per far rientrare il Comune all’interno del patto di stabilità, ma a che prezzo?

 

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