Università, Pelizzetti resta in sella

Il maxiemendamento alla spending review scioglie i dubbi sull’entrata in vigore dei nuovi statuti degli Atenei. La corsa per la successione rallenta, il rettore mantiene la carica per un anno

La palla torna al centro. Il tentativo messo in campo da alcuni docenti dell’Ateneo torinese di pre-pensionare il rettore Ezio Pelizzetti diventa cronaca del passato. Infatti, il maxiemendamento al decreto per la spending review pone termine (tra l’altro) al conflitto sorto negli Atenei sul significato da attribuire alle parole contenute nella riforma dell’Università targata Gelmini circa il momento in cui i rettori in carica all’entrata in vigore dei nuovi statuti sarebbero decaduti dal mandato.

IL QUADRO - La riforma dell’Università predisposta dalla ministra berlusconiana - approvata con la legge 240 del 2010 - ha introdotto per i rettori il mandato unico, di sei anni di durata, non rinnovabile. Questa innovazione, unita alle altre introdotte dalla riforma, ha comportato l’obbligo per le università di modificare i propri statuti; sostanzialmente, di adottarne dei nuovi. La riforma ha stabilito che il mandato dei rettori in carica al momento dell’adozione dello statuto è prorogato fino al termine dell’anno accademico successivo. È sulla parola “adozione” che s’è acceso il dibattito. Qual è il momento dell’adozione? Quello dell’approvazione del nuovo statuto da parte del Senato accademico dell’Ateneo o quello (successivo) dell’approvazione dello statuto da parte del Ministero? (Occorre dire che il ministero ha 120 giorni dalla ricezione dello statuto per esercitare il controllo). L’incertezza interpretativa ha indotto alcune università a ricorrere al giudice amministrativo. Il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria ha sentenziato che i rettori devono lasciare l’incarico entro l’anno dell’approvazione dello statuto da parte del senato accademico. Escluse le università che si sono immediatamente attivate per la riforma statutaria, la decadenza dovrebbe avvenire, per la maggior parte di esse, nel 2012. A Parma il Tribunale amministrativo ha, invece, ritenuto che il momento dell’adozione coincida con il termine dei controlli ministeriali. Il ministro Francesco Profumo (da ex numero uno del Politecnico è uomo di Università e, quindi, ben consapevole della faide laceranti che avvengono in quel mondo) ha preferito intervenire legislativamente introducendo, nel decreto per la spending review, un’interpretazione autentica della norma in questione. Si stabilisce che il momento dell’adozione dello statuto - che determina quindi la decadenza dei rettori in carica - “è quello dell’adozione definitiva all’esito dei controlli” ministeriali. I rettori non rinnovati possono, dunque, andare in proroga fino al 2013.

SITUAZIONE TORINESE -  Il Senato accademico dell’Università di Torino ha approvato il nuovo statuto il 30 settembre 2011. Il Consiglio di Amministrazione ha aderito alle riformulazioni suggerite dal ministero nella seduta del 5 marzo 2012. Il rettore Pelizzetti ha approvato la formulazione definitiva dello statuto con decreto del 15 marzo 2012. Il nuovo statuto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 aprile 2012, ed è entrato in vigore il 14 aprile 2012. Il mandato rettorale scade, dunque, al termine dell’anno accademico 2012-2013.

CONSEGUENZE DELLA RIFORMA PROFUMO -  Il rettore Ezio Pelizzetti sta ancora in sella per un anno. Le incertezze interpretative prima ricordate hanno fatto però accendere i motori, da qualche tempo, per la gara alla successione. Qualche campione s’è già affacciato sulla pista. Finora, prevalgono annunci di candidature di area umanistica: Anna Maria Poggi, docente ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Gianmaria Ajani, professore di Diritto privato comparato, Vincenzo Ferrone, titolare dell'insegnamento di Storia moderna. Ma il cammino è ancora lungo, e verosimilmente altri campioni dichiareranno di voler partecipare alla competizione. Lo statuto peraltro non esclude che possano anche appartenere ad altri Atenei. Le candidature dovranno essere corredate: da un documento programmatico, dall’indicazione del Prorettore e da una lista di sottoscrizioni di elettori proponenti non inferiore a 100 e non superiore a 200. Stabiliti i principi, lo statuto demanda la specificazione delle modalità di presentazione delle candidature ad un apposito regolamento elettorale. La partita per la successione al rettore si gioca su questo regolamento. Per questo regolamento si stanno già affilando i coltelli.

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