POLITICA & SANITA'

Ipoteca Lega sulla Super Asl

Pd e M5s contestano l'iniziativa del Carroccio. "Errore politico. La proposta l'avrebbe dovuta fare la giunta. Cirio cosa ne pensa?". Disponibilità delle opposizioni a discutere dell'Azienda Zero, "ma non deve essere sostitutiva dell'assessorato che va potenziato"

“La gatta frettolosa fa i gattini ciechi”, avvertono i Cinquestelle di fronte all’accelerata della maggioranza verso la creazione dell’Azienda Zero, sorta di clone della struttura attiva da qualche anno in Veneto ma aggiungendo, nella versione piemontese, più competenze. “Partono con il piede sbagliato verso un obiettivo che può anche essere giusto”, la stilettata del Pd di fronte alla proposta di legge per la super Asl presentata non dalla giunta o da tutti i gruppi della maggioranza, ma soltanto dalla Lega.

È un fronte delle opposizioni, quello giallorosso, che non boccia a priori l’idea di dotare il sistema sanitario dello strumento annunciato come indispensabile e quasi salvifico dall’assessore Luigi Icardi. I ma e i però, tuttavia. abbondano. “Un errore politico”, non usa altri termini Domenico Rossi, consigliere regionale del Pd e vicepresidente della commissione Sanità per definire “la scelta della Lega di intestarsi esclusivamente la proposta dell’Azienda Zero quando sarebbe stato logico, ma soprattutto doveroso per l’importanza dell’argomento in questione che a farlo fosse la giunta”. Perché Alberto Cirio non ha messo la sua firma sotto un atto di tale rilevanza per il futuro del sistema sanitario? Un caso? Ed è solo una banale coincidenza il fatto che il capogruppo della Lega Alberto Preioni depositi a Palazzo Lascaris il testo di modifica all’articolo 23 della legge del 6 agosto 2007, con cui introdurre la nuova struttura, l’11 febbraio, il giorno dopo quello in cui il direttore regionale della sanità Fabio Aimar rassegna le dimissioni, prefigurando (confermato dalle dichiarazioni dell’assessore) il suo futuro proprio nell’Azienda Zero? Date e decisioni unite casualmente o intrecci imprevisti?

“Noi abbiamo l’obbligo di entrare nel merito della proposta depositata in questi giorni. Ma da una prima attenta lettura non possono sfuggire alcune questioni di fondo che preoccupano e che meritano un serio approfondimento – osserva Domenico Ravetti, capogruppo dem nella scorsa legislatura e ancora prima presidente della commissione Sanità –. L’elenco delle funzioni previste non è di poco e di fatto si rischia di svuotare di competenze l’assessorato e di rendere del tutto marginale l’ambito operativo di molte aziende sanitarie, in particolare quelle più piccole. A sostegno di questa ipotesi – osserva ancora Ravetti – è utile ricordare la scelta fatta dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia che, all’atto della costituzione dell’Azienda Zero, decise di ridurre drasticamente il numero delle Asr”.

E a sottolineare che se dotare il Piemonte di questo strumento operativo e decisionale possa essere utile, questo “non può assolutamente significare la creazione di una sorta di assessorato parallelo e più forte” è il capogruppo del M5s Sean Sacco. Il numero uno dei pentastellati sottolinea da un lato “la necessità di una approfondita discussione del tema, senza voler bruciare i tempi”, dall’altro rimarca la “necessità assoluta di rafforzare la struttura dell’assessorato che è da tempo in palese difficoltà, accentuata dalla pandemia. Oggettivamente non si può pensare di gestire la sanità piemontese con l’attuale organico, ma non si può pensare di risolver i problemi con l’Azienda Zero”.

Un passaggio tecnico importante quello che si prefigura con la proposta che negli auspici di Icardi dovrebbe concretizzarsi con l’istituzione della nuova struttura prima o comunque in tempo per le nomine dei nuovi direttori generali di Asl e Aso. Ma anche un nodo politico da risolvere, seppur la maggioranza abbia i numeri per approvare senza problemi la proposta di legge. “Se la maggioranza non fa, come spesso ha fatto, una prova di forza ma apre a una discussine approfondita e si rende disponibile a un confronto e a possibili proposte anche alla luce dell’esperienza di altre regioni – spiega il piddino Rossi – da parte nostra non c’è alcun pregiudizio. Sono partiti col piede sbagliato, ma possono ancora rimediare”.

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