IN BALLO(TTAGGIO)

"No a fasci e razzisti in Comune, a questo punto meglio Lo Russo"

Anche l'ex vicesindaco di Appendino, Guido Montanari, si schiera con il candidato del centrosinistra. Dopo anni di scontri in Sala Rossa, la pace tra i due prof del Politecnico. E D'Orsi ribadisce la sua scelta "perché mai acceterei l'invito all'astensione"

Alla fine il discorso è sempre lo stesso: se al primo turno si sceglie il migliore, al ballottaggio ti tocca il meno peggio. Ed è con questo spirito che un altro eminente protagonista dell’amministrazione grillina annuncia il proprio voto a Stefano Lo Russo. Si tratta dell’ex vicesindaco Guido Montanari che per tre anni ha gestito a Palazzo Civico le deleghe dell’Urbanistica prima di essere giubilato da Chiara Appendino nel 2019, quando si augurò nientemeno che “una grandinata” nel giorno del Salone dell’auto. “Con il ragionamento del meno peggio siamo finiti dove siamo, ma vedere in Comune razzisti e fascisti proprio non mi va” scrive in un post su facebook lasciando chiaramente intendere le sue intenzioni. Poi si rivolge direttamente al candidato sindaco del centrosinistra e in versione Nanni Moretti a D’Alema (“dì qualcosa di sinistra”) lo esorta: “Stefano prova almeno a dire che farai qualcosa per il lavoro, l’ambiente, i servizi pubblici, i beni comuni. Così, almeno per illuderci ancora una volta…”. Insomma, pur senza nessun entusiasmo l’orientamento sembra essere chiarissimo.  

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Uno architetto, l’altro geologo, Montanari e Lo Russo sono riusciti entrambi a ottenere una cattedra nel Sancta Sanctorum degli ingegneri, il Politecnico di Torino. E dopo anni caratterizzati da scontri anche aspri in Sala Rossa - dalle concessioni per le grandi aree commerciali alla Cavallerizza - ora il benicomunista Montanari sembra aver sotterrato l’ascia di guerra (e si è pure tolto una soddisfazione nei confronti della sindaca che lo cacciò).

Dello stesso tenore la posizione di Angelo D’Orsi, candidato sindaco della coalizione delle sinistre (Rifondazione comunista, Dema, Sinistra anticapitalista e Potere al popolo) al primo turno delle amministrative torinesi: “Davanti al rischio reale che Damilano si installi nel Palazzo di Città, con la sua corte di leghisti, razzisti e fascisti, non posso che ripiegare su Lo Russo. Rimane l’amarezza della sconfitta della “svolta a Sinistra” per la quale mi sono battuto nei mesi scorsi, ma siamo obbligati a scegliere, e nel caso, non posso che orientarmi verso il male minore”. L’intellettuale gramsciano esprime in un post sui social quella che definisce «non una indicazione di voto alla coalizione» che lo ha sostenuto, ma piuttosto “una dichiarazione di voto a titolo personale”. D’Orsi definisce “antidemocratica” la legge per l’elezione dei sindaci, “con un insopportabile premio di maggioranza al candidato vincitore, che snatura il principio di rappresentanza”. Da qui la decisione: “Personalmente – dice – non accetterei mai un invito all’astensione e votare Damilano sarebbe improponibile”. Inoltre, aggiunge, nella coalizione del candidato di centrosinistra “vi è una componente che nella precedente tornata elettorale era parte della lista di sinistra che portava Giorgio Airaudo come candidato sindaco, e che questa volta ha preferito allearsi col Pd, con mio e nostro rammarico. Con quella parte della coalizione – precisa –, si può dialogare e ho anche rilevato che lo stesso Lo Russo nel corso della campagna ha raccolto alcuni punti del mio programma, il che, al di là delle astuzie elettorali, mi pare un fatto di cui tener conto”.

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