Marchionne divide la Lega piemontese

Mentre Cota mantiene un profilo "empatico" sul caso Fiat, il suo assessore Giordano arriva a ipotizzare le dimissioni del numero uno del Lingotto. E strizza l'occhio alla base del Carroccio

ROTTURA Roberto Cota e Massimo Giordano

Mentre il governatore Roberto Cota cerca l'equilibrismo tra aplomb istituzionale e fervore padano, sul caso Fiat il suo compagno di giunta Massimo Giordano non ha dubbi e arriva a ipotizzare le dimissioni dell’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne: «Credo sia di un paio d'anni fa la presentazione di “Fabbrica Italia” e dei 20 miliardi d’investimenti previsti nel nostro paese. Dopo quel che sta succedendo in questi giorni, cosa accadrà in casa Fiat? Marchionne si dimetterà o manderà via chi aveva predisposto il piano Fabbrica Italia? Un capitano vero si prende i meriti delle vittorie e le colpe delle sconfitte».

 

Un attacco duro da parte del golden boy leghista - da sempre alter ego “maroniano” di Cota in terra subalpina - attraverso il quale l’assessore all’Innovazione della Regione Piemonte dismette per un attimo i panni dell’amministratore e strizza l’occhio alla base leghista, da sempre su posizioni critiche nei confronti di Fiat e dei suoi vertici. Proprio in queste ore Cota si è tolto un peso per le parole di Marchionne, tornato a rassicurare tutti sulla permanenza dell’azienda in Italia, e la richiesta di “fatti” e non parole è poco più di una retorica formula di circostanza, un modo per salvare capra e cavoli.. Il massimo che ci si possa attendere dall’ex capogruppo a Montecitorio, che da quando ha promosso Paolo Monferino al vertice della Sanità regionale e assoldato l’ex manager del Lingotto  Ferruccio Luppi nella squadra legata alla spending review cerca di accreditarsi come garante del patto di potere tra Fiat e istituzioni.

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