OCCUPAZIONE

Tekfor, 1000 lavoratori sulla strada

Un'altra azienda cade sotto i colpi della crisi e 920 dipendenti rischiano di rimanere a casa. Il tessuto industriale torinese è al collasso e la politica piemontese si sbraccia inascoltata

Ormai è un bollettino di guerra. Anche la Tekfor, multinazionale che produce componenti in particolare per Fiat Powertrain, con filiali ad Avigliana (dove ha rilevato i capannoni dell’ex Teksid) e Villar Perosa (già Skf) ha annunciato lo stato di crisi, dopo che la casa madre tedesca ha portato i libri contabili in tribunale ed è attualmente commissariata. E la politica piemontese torna a farsi sentire a Roma chiedendo un intervento urgente del Governo «per evitare che questa situazione possa precipitare colpendo duramente un territorio, quello della Provincia di Torino, già molto provato dalla crisi industriale».

 

Alla base di questa drastica decisione una grave crisi finanziaria e di liquidità che hanno costretto l’attuale proprietario dell’azienda, il fondo Neumajer, ha mettere in vendita l’intero gruppo che ha stabilimenti oltre che in Italia e Germania anche in Messico e Stati Uniti. Nel Torinese sono impiegati 920 dipendenti di cui 550 ad Avigliana e 370 a Villar Perosa. In un recente incontro tra la proprietà e i lavoratori è già stato annunciato che l’azienda non sarà in grado di garantire il pagamento degli stipendi di dicembre e della tredicesima. Insomma, la chiusura dei cancelli è a un passo.

 

Non è la prima volta che i parlamentari piemontesi si rivolgono all’esecutivo di Mario Monti, invocando attenzione per un territorio che vede ogni giorno cadere sul campo imprese e aziende. La prima volta fu all’inizio di aprile con una accorata missiva inviata in modo bipartisan dai parlamentari del territorio e recapitata direttamente al premier. I capannoni vuoti sono rimasti il simbolo di un tessuto industriale ormai al collasso. Parliamo di De Tomaso, Fnac, Asa, Askoll, Alenia (che ha recentemente comunicato la non disponibilità a investire a Caselle, come promesso un anno fa), Indesit, Romi Phonomedia, Agile-Eutelia. Per non parlare della Fiat e di quell’indotto di cui la stessa Tekfor era parte. Di qui l’interrogazione presentata dai deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi per chiedere a Corrado Passera «l’apertura urgente di un tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo Economico».

 

Ed è proprio in questo contesto che si inserì l’appello di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, «Se non si inverte l’attuale fase negativa, Torino corre il rischio di un declino che avrebbe conseguenti molto pesanti per tutta la popolazione nei prossimi anni». Un declino e una crisi che sarebbe da irresponsabili negare, ma che piuttosto è il momento di affrontare. 

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