CENTRODESTRA NEL CAOS

Pdl allo sbando, ognuno fa da sé

Crosetto parteciperà domenica alle Primarie delle idee con Meloni e Cattaneo, ma in pochi scommettono sull'iniziativa. Ghiglia pronto a seguire La Russa e Gasparri in una nuova forza di destra. Cresce la fronda montiana con Cl e Ghigo

Crosetto? Si agita, per sfruttare ancora qualche settimana di ribalta mediatica, ma alla fine lo sa anche lui che non ha molte strade da percorrere”. Nelle parole di un parlamentare piemontese c’è tutta l’impotenza di una classe dirigente che non ha alternative a Silvio Berlusconi, perché costruita attorno a lui, al suo carisma, al suo denaro. Di qui la chiosa, che sa tanto di rassegnazione: “Si muore dove si è nati”.

 

L’ex sottosegretario alla Difesa e ras piemontese del partito sarà protagonista domenica 16 alle “Primarie delle idee”, una iniziativa organizzata assieme a Giorgia Meloni e al sindaco formattatore di Pavia Alessandro Cattaneo. Una corrente? Un partito? O solo un atto di testimonianza per rivendicare un ruolo nel nuovo centrodestra? Certo il rassemblement è piuttosto variegato, basti pensare che il gigante di Marene si è sempre professato liberale, mentre l’ex ministro della Gioventù è ancora fortemente legata ai valori della destra e statalista (legatissima ai "gabbiani" di Fabio Rampelli, vero azionista di maggioranza della componente ex aennina di Roma). E in questo senso ci si chiede se e come riuscirà Crosetto a convincere i propri sodali sull’efficacia di un’operazione fondata solo sulla richiesta di rinnovamento, alla quale peraltro lo stesso il Cavaliere ha risposto in questi giorni annunciando volti nuovi e poche riconferme. Che faranno il parlamentare novarese Gaetano Nastri e il collega di Cuneo Enrico Costa, l’assessore regionale Alberto Cirio e i consiglieri di Palazzo Lascaris Lorenzo Leardi (Biella) e Angiolino Mastrullo? Riuscirà Crosetto, nonostante il deficit organizzativo che la sua azione politica ha sempre palesato, a mettere insieme i pezzi e rappattumare le salmerie? Difficile.

 

La prospettiva Meloni pare allettare, invece, due ex An come Maurizio Marrone e Augusta Montaruli. Della serie vorrei ma non posso. Sia il capogruppo al Comune di Torino che la consigliera regionale sarebbero pronti a sposare le tesi dell’ex leader della Giovane Italia, ma per ora hanno ricevuto l’altolà di Agostino Ghiglia, il capo degli eredi del Msi nel capoluogo subalpino. Lui, infatti, assieme a qualche altra decina di parlamentari si trovava l'altra sera alla fondazione Italia Protagonista, in una riunione convocata dagli eterni colonnelli Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, questa volta a pronti, forse, a diventare generali, mettendosi in proprio: il simbolo già c’è con tanto di nodo tricolore sabaudo, il nome, Centrodestra nazionale, non sarà il massimo dell’originalità, ma se non altro rappresenta un chiarissimo richiamo identitario della base ex missina. La Russa sarebbe pronto a fondare il nuovo partito, più cauto Gasparri che vorrebbe qualche giorno in più per interpretare lo scenario che si va prefigurando. Il fatto stesso che alla fine dell’incontro non ci sia stato l’annuncio di rito è la dimostrazione che c’è ancora grande confusione. Lo stesso leader piemontese, nei giorni scorsi, ha sottoposto ad amici e follower sui social network numerosi quesiti per saggiare l’opinione della base: “Meglio un nuovo partito di Centrodestra Nazionale, identitario, alleato con il Partito di Berlusconi o un PDL unito?”, con risposte che occupano ogni anfratto dello scibile umano. E se Maurizio Rizzo chiede “Solo DESTRA!!!”, L’ex assessore alla Montagna della Regione Piemonte Roberto Vaglio scrive: “Credo sia indispensabile recuperare i voti dei molti che non vogliono più votare per Berlusconi. Una nuova/vecchia formazione politica che richiami i valori della destra italiana senza falsi pudori potrebbe essere una possibilità per chi non vuole la sinistra e teme il qualunquismo di Grillo”. In questo quadro mantiene una posizione più attendista l’altro ex colonnello finiano, Altero Matteoli, che in Piemonte può contare su Andrea Fluttero.

 

Intanto il sindaco di Roma Gianni Alemanno lancia la sua nuova parola d’ordine e formazione politica, Italia Popolare, assieme al governatore della Lombardia Roberto Formigoni (ma non Maurizio Lupi che resta al fianco di Alfano) e ad Alfredo Mantovano, quest’ultimo portavoce di quella destra con forti connotati del cattolicesimo più conservatore. Un’area a cui starebbero guardando con interesse anche altri due attendenti di spicco dell’esercito berlusconiano ormai in disfacimento, come Maurizio Sacconi - rappresentato in Piemonte dall’assessore regionale Claudia Porchietto, che a livello locale è vicina allo stato maggiore ciellino della Compagnia delle Opere - e il teocon Gaetano Quagliariello, sulla cui scia si ritroverebbe il senatore Enzo Ghigo, per la prima volta tentato da una dissonanza rispetto all’ortodossia berlusconiana. In quest'area si riconoscono Giampiero Leo, Silvio Magliano, il capogruppo a Palazzo Lascaris Luca Pedrale e il presidente del Consiglio Valerio Cattaneo. E se, per quanto riguarda gli alemanniani, è più semplice decriptare la posizione di Marco Botta, più complesso è capire che strada deciderà  di prendere Gian Luca Vignale, uno dei fondatori di Progett’Azione. Comunque anche per il raggruppamento "montiano" il debutto è in calendario per domenica prossima a Roma

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