FALLIMENTO SINISTRO

Csea, un crac che viene da lontano

I bilanci del consorzio di formazione, fallito lo scorso anno, erano artefatti almeno dal 2007. Lo riferisce il gip nell'ordine di custodia cautelare che ha portato all'arresto dell'ex ad Perone e alla sospensione del consigliere Ruspini. Dibattito in Sala Rossa

Bilanci truccati fin dal 2007 per occultare il «fallimento di fatto» di Csea. Un rosso da 15 milioni di euro complessivi e soldi distratti per interessi personali. C’è tutto questo nell’ordine di custodia cautelare del gip Alessandra Danieli che ha portato all’arresto dell’ex amministratore delegato Renato Perone, accusato di aver intascato fondi per un milione di euro, in parte attraverso una partita di giro con la controllata Csea Mediterranea (492mila euro) e in parte tramite l’emolumento percepito (7-8mila euro al mese per un totale di quasi 618mila euro) in combutta con il commercialista Piero Ruspini, consigliere di amministrazione di Csea e attuale presidente della So.Crem.

 

Nel provvedimento del giudice per le indagini preliminari, riportato durante il dibattito in Sala Rossa dal capogruppo di Sel Michele Curto c’è scritto che “I bilanci di Csea, dal 2007 in avanti, sono dunque risultati viziati da gravissime falsità e omissioni tali da alterare in modo rilevante e comunque largamente superiore alle soglie […] la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale e finanziaria di Csea poiché proprio grazie ai bilanci falsi è riuscita ad ottenere ulteriore credito in modo da consentire la procrastinazione del fallimento”. Il gip parla di Csea come di “un’impresa di fatto condannata a generare perdite”. Dalle verifiche effettuate dal curatore è emerso che, “qualora il bilancio fosse stato redatto correttamente, il patrimonio contabile di Csea sarebbe stato negativo quantomeno già dal 31 dicembre 2007. Conseguentemente deve ritenersi che la perdita del capitale sociale si sia verificata già al 31 dicembre 2007. Insomma si parla di “artifici e falsità contabili” proprio sotto gli occhi dei soci pubblici a partire dalla Città di Torino, che ancora non ha deciso se costituirsi parte civile a differenza della Provincia che ha formalizzato tale azione già nella giunta di oggi. “Tali alterazioni di bilancio - prosegue il provvedimento di custodia cautelare - hanno determinato una illecita protrazione dell’attività che ha generato un aggravio del passivo stimabile in circa 4 milioni di euro”. Praticamente, secondo la magistratura lo Csea era fallito almeno al 31 dicembre 2007 e di lì in poi ogni azione di falsificazione dei bilanci era tesa all’occultamento di questa situazione di fallimento di fatto.

 

“Mentre tutto ciò avveniva Perone e Ruspini continuavano a distrarre fondi attraverso l’illecita corresponsione all’ad di ingenti sommme per i suoi emolumenti attraverso fatturazione di società di comodo Ibis Srl 190mila euro nel 2007, 150mila nel 2008, 79mila euro nel 2009,  94mila nel 2010 e 104mila nel 2011”.

 

«Ad approvare quei bilanci - dice Curto - erano sempre le stesse persone tra cui i tre consiglieri di amministrazione indicati dalla Città di Torino, Roberto Demichelis, Giovanni Granito e Sergio Vogogna», questi ultimi due, sempre secondo quanto riportato dal numero uno di Sel, prestavano attività professionali o di consulenza proprio all’interno di quello stesso consorzio o di società ad esso collegate "in violazione ai dettami della società consortile". Insomma, chi doveva controllare non ha controllato, o non ha saputo farlo o non ha voluto farlo. Questa è la conclusione di Curto che ha chiesto, assieme alla consigliera democratica Lucia Centillo, l'istituzione di una commissione d'inchiesta che faccia luce sull'accaduto e che vada ad appurare eventuali responsabilità.

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