Comuni al voto, consuntivi inesistenti

Il 26 e 27 maggio, 50 comuni del Piemonte (719 in tutta Italia su 8.092) andranno al voto per rinnovare le amministrazioni. In Piemonte, solo i comuni di Ivrea e Orbassano superano i 15.000 abitanti; tutti gli altri hanno popolazione inferiore. Sono state sospese le elezioni nel nuovo comune di Mappano (e di Caselle Torinese) a seguito del ricorso al TAR Piemonte del comune di Settimo Torinese contro la sua costituzione. Il TAR si pronuncerà nel merito il 13 giugno 2013. La vicenda elettorale avrebbe dovuto essere preceduta da adempimenti dei sindaci uscenti mirati a fare chiarezza sul loro operato. In particolare, i sindaci avrebbero dovuto presentare una specie di consuntivo per illustrare la situazione del comune al termine dell’incarico, dando così la possibilità agli elettori di giudicare l’azione svolta. Molti sindaci hanno ignorato beatamente l’obbligo. Chi l’ha assolto s’è arrabattato in qualche maniera pur di apparire ossequiente alla legge. Sta di fatto che, osservando la questione nel complesso, ne emerge uno dei tanti pasticci nei quali il nostro Paese è maestro. Annunci solenni del Governo in carica seguiti da carenze normative per la loro applicazione, cosicché gli annunci restano tali senza che sia raggiunto alcuno degli obiettivi dichiarati. I termini della questione richiamata sono i seguenti.

 

Proseguendo nel processo di attuazione del federalismo e nella confermata (ma sempre priva di manifestazioni concrete) volontà di far chiarezza sull’uso delle risorse pubbliche, il Governo Berlusconi ha emanato una norma che dispone che province e comuni, andando al voto, presentino una relazione di fine mandato. La norma è contenuta nel decreto legislativo 149 del 2011 dall’oggetto insieme minaccioso e accattivante: “Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni”. La relazione deve essere sottoscritta dal sindaco non oltre il novantesimo giorno antecedente la data di scadenza del mandato e certificata, entro i dieci giorni successivi, dal collegio dei revisori dell’ente. Deve essere pubblicata sul sito del comune, e deve descrivere tutti gli aspetti della vita amministrativa che si è sviluppata nel periodo di governo: il sistema e gli esiti dei controlli interni, i rilievi sulla gestione della Corte dei conti, le azioni intraprese per il rispetto dei saldi di finanza pubblica, la situazione finanziaria e patrimoniale dell’ente anche con riferimento alle partecipate, le azioni intraprese per il contenimento della spesa, la quantificazione della misura dell’indebitamento.

 

Il Governo Monti ha ripreso l’argomento con il decreto-legge 174/2012 (L. 213/2012). Ha stabilito che la relazione deve essere redatta dal responsabile del servizio finanziario o dal segretario generale e mandata, entro 10 giorni dalla sottoscrizione da parte del sindaco, alla sezione regionale della Corte dei conti. Monti ha stabilito l’obbligo assoluto della relazione anche in assenza di un decreto ministeriale che doveva essere emanato entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto Berlusconi (5 ottobre 2011) e contenere uno schema tipo della relazione, nonché dell’insediamento di un certo “tavolo tecnico interistituzionale” che doveva intervenire nel processo. Lamancata redazione della relazione e la non pubblicazione sul sito istituzionale comportano la riduzione, per tre mesi, del 50% dell’indennità del sindaco e degli emolumenti del responsabile dei servizi finanziari o del segretario generale. Si è dunque in presenza di un obbligo di legge che, in quanto tale, va assolto - tant’è che si prevedono sanzioni per l’inosservanza. Il tutto però calato in un quadro di notevole confusione normativa.

 

Un rapido sguardo ai siti istituzionali dei comuni che vanno al voto offre uno spaccato comunque desolante. Prima di tutto tenendo conto degli inadempienti (il maggior numero). Ed anche gli adempienti (i meno), con qualche eccezione, non brillano per le elaborazioni delle relazioni. Qui però non interessa dare valutazioni sui singoli documenti. Merita fare qualche riflessione, di carattere generale e specifico, sul caso. Sul piano generale, si continua ad assistere alla frenesia dei governi di riempire le gazzette ufficiali di norme che restano per lo più relegate in “mondi virtuali”, senza riflessi concreti nella realtà. Il caso in esame è già un buon esempio di simili comportamenti, né si sa se avrà mai sviluppi fino a trovare la piena attuazione. Nello specifico, sono però sanciti obblighi a carico di determinati soggetti. Se la sezione regionale della Corte dei conti non riceve la relazione, chiama in causa i sindaci inadempienti, ed anche i revisori dei conti che non li hanno sollecitati all’adempimento? A caldo, sembrerebbe che così dovrebbe accadere quanto meno per i sindaci. Nulla si dice dei revisori sebbene uno dei loro compiti primari sia proprio quello di vigilare sull’osservanza delle disposizioni di legge. E sarà la Corte a imporre la riduzione del 50% dell’indennità del sindaco e degli emolumenti del responsabile dei servizi finanziari o del segretario generale, fino ad aprire un giudizio di responsabilità amministrativa se non sarà applicata, o vi provvede direttamente l’amministrazione e attraverso la volontà di chi? La confusione è elevata, e non basta proclamare solennemente che anche le relazioni di mandato servono per “garantire il coordinamento della finanza pubblica, il rispetto dell’unità economica e giuridica della Repubblica, il principio della trasparenza sulle decisioni di entrata e di spesa”. Parolone d’effetto ma spropositate. Comunque improduttive se scritte soltanto nella Gazzetta Ufficiale, senza verificarne l’attuazione.

 

A conti fatti, si vedrà se il nuovo Governo rinvigorirà il tema volendogli dare applicazione piena e corretta, oppure lo abbandonerà alla dimenticanza. I cittadini continueranno ad attendere che chi riveste o ha rivestito cariche pubbliche renda conto in qualche modo del suo operato. All’estero definiscono questo comportamento accountability e lo praticano da tempo. Da noi se ne parla da anni. Se ne parla…

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