SIAMO AL VERDE

Rifiuti, Piemonte poco “riciclone”

Raccolta differenziata solo in 178 comuni sui 1206. La Regione è al sesto posto in Italia con il 14,8%. Bene Novara e Verbania, male Cuneo. A Torino lo sviluppo del porta a porta è al palo, dalla Provincia 1 milione per ripartire. Il dossier di Legambiente

Torino città verde? Sì, ma grazie a quanto fatto negli anni passati. Secondo il dossier di Legambiente, in occasione della 20ª edizione di Comuni Ricicloni, il capoluogo piemontese si piazza al secondo posto tra le grandi città, con il 42,5% di rifiuti riciclati. Davanti solo Verona (53%). Ma il trend è tutt’altro che positivo. “Si era partiti col piede giusto, i risultati erano arrivati, ma il piano che prevedeva la progressiva estensione del sistema secco-umido fino a completare l’intero territorio è fermo e in forte ritardo” si legge nel report. Era il rischio che molti, Movimento 5 stelle in primis, avevano paventato in vista dell’accensione dell’inceneritore. “Potrebbe essere un disincentivo alla differenziata” hanno predicato in questi anni. E a quanto pare avevano ragione.

 

Nei mesi scorsi la Provincia di Torino ha stanziato 1 milione di euro per rilanciare il “porta a porta” nel quartiere Crocetta, con un progetto che dovrebbe partire già entro il 2013 e coinvolgere 35mila abitanti, oltre a grandi utenze come il Politecnico e l’ospedale Mauriziano. Lo step successivo sarà San Salvario. A oggi nelle cinta daziarie sono 400mila i cittadini coinvolti nella differenziata con il metodo del porta a porta a porta. Tra le regioni il Piemonte si colloca al sesto posto con il 14,76% di comuni ricicloni sul proprio territorio. Sui suoi 1206 municipi soltanto 178 hanno attivato il sistema di raccolta differenziata. Molto bene alcuni capoluoghi di provincia come Novara e Verbania che si attestano al 72%, seguiti da Asti (62%), Biella (56%), Alessandria (48%), Cuneo (45%) e Vercelli (38%).

 

Nel complesso sono quasi 1.300 i comuni italiani che rappresentano l’eccellenza in questo settore, 8 milioni gli italiani che hanno raggiunto o superato il 65%, pari al 13% di della popolazione nazionale. I problemi più pesanti restano nelle città più grandi, dove i volumi della differenziata e delle discariche tengono l'Italia fuori dall'Europa. Solo sei capoluoghi di provincia sono Ricicloni (oltre il 65%), due al sud e quattro al nord. Appena il 5% del totale, nessuno oltre i 200 mila abitanti.

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11 Commenti

  1. avatar-4
    16:02 Martedì 09 Luglio 2013 combatcapo risposta

    vorrei solo far notare che gli inceneritori dei nord europa continuano a funzionare bruciando a caro prezzo per noi i rifiuti di Napoli ed altre città italiane. Nessun verde di quelle parti s'indigna, perché anzi è stato uno degli obiettivi dell'incremento della raccolta differenziata, che ha quindi permesso di liberare volumi da vendere a terzi per aumentare utili degli impianti.

  2. avatar-4
    21:40 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 articolo

    tratto dal sito saluteme.it e dedicato agli amici di origine siciliana che hanno votato a favore per l'inceneritore a Torino

  3. avatar-4
    21:39 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto ottavo

    Bibliografia1) Jay K. et al. Identification and quantification of volatile organic compound components in emissions of waste incineration plants. Chemosphere (1995) 30(7) 1249-12602) Cormier SA et al – Origin and health impacts of emissions of toxic by-products and fine particles from combustion and thermal treatment of hazardous wastes and material – Environ Health Perspec (2006) vol 114(6): 810 -8173) Pope AC Lung cancer, cardiopulmonary mortality, and long term exposure ti fine air pollution. Journal of American Medical Association, (2002) 287:1132-11414) Chen H, Goldberg MS, Villeneuve PJ. A systematic review of the relation between long-termexposure to ambient air pollution and chronic disease. Rev on Environ Health (2008)23: 243-2975) Donaldson K et al. Combustion-derived nanoparticles: a review of their toxicology following inhalation exposure. Particle and Fibre Toxicology (2005) 2(1)6) Aboh I.J.K et al. EDXRF characterisation of elemental contenents in PM 2.5 in a medium-sized Swedish city dominated by a modern waste incineration plant X-Ray Spectrometry, 2007 36(2) 104-1107) Widory D. Nitrogen isotopes: tracers of origin and processing affecting PM10 in the atmosphere of Paris Atmosferic Environment (2007) 42 (11) 2382-23908) The Royal Society and The Royal Academy of Engineering. Nanoscience and nanotechnologieshttp://www.nanotec.org.uk9) Jesus A Ambient particulate pollutants in the ultrafine range promote early atherosclerosis and systemic ossidative stress C

  4. avatar-4
    21:38 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto settimo

    Del tutto recentemente, anche in Italia, si sono registrate contaminazioni in allevamenti siti in prossimità di impianti di incenerimento: basti ricordare quanto verificatosi nel dicembre 2007 a Brescia, ove in numerose allevamenti si è dovuto distruggere il latte bovino per eccessi di diossine e PCB dioxin-like, (valori che sono rientrati a norma quando non sono più stati utilizzati foraggi coltivati in loco).Si possono anche ricordare recenti, ed analoghi casi di contaminazione di prodotti alimentari, a Maglie in Puglia, o a Montale in Toscana.Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più numerosa. La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è compresa fra 1,2-3,0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamente superati in diverse realtà e, se pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg/giorno, è ovvio che qualsivoglia ulteriore esposizione porterebbe facilmente la soglia raccomandata dalla stessa Unione Europea raccomanda.

  5. avatar-4
    21:38 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto 6

    L’attenzione dei ricercatori è tuttavia sempre più rivolta a valutare il rischio rappresentato dal particolato ultrafine, quello cioè con dimensioni inferiori a 0,1 µm (8). Grazie a queste dimensioni, simili a quelle dei virus, questo tipo di particelle è in grado di superare la parete degli alveoli alveolari, entrare nel circolo sanguigno e quindi, attraverso il sangue, giungere in ogni distretto dell’organismo. Si può stimare che, in un giorno, meno di un alveolo polmonare su mille entrerà in contatto con particelle PM10, mentre un singolo alveolo entrerà in contatto con centinaia e centinaia di particelle PM0,1 µm. I danni che ne conseguono sono rappresentati da stress ossidativi, stato di infiammazione generalizzato, aumentata viscosità del sangue, alterazione delle più delicate funzioni cellulari che giungono a danneggiare direttamente lo stesso genoma. (9, 10) Si stanno inoltre accumulando evidenze che particelle di queste dimensioni possano arrivare direttamente, attraverso il nervo olfattivo, ai lobi frontali e che patologie neurodegenerative in drammatico aumento quali Parkinson ed Alzheimer possano riconoscere una genesi di questo tipo. (11, 12)Per quanto riguarda gli altri inquinanti si tratta in molti casi di sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) ecc.Un r

  6. avatar-4
    21:37 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto quinto

    L’attenzione dei ricercatori è tuttavia sempre più rivolta a valutare il rischio rappresentato dal particolato ultrafine, quello cioè con dimensioni inferiori a 0,1 µm (8). Grazie a queste dimensioni, simili a quelle dei virus, questo tipo di particelle è in grado di superare la parete degli alveoli alveolari, entrare nel circolo sanguigno e quindi, attraverso il sangue, giungere in ogni distretto dell’organismo. Si può stimare che, in un giorno, meno di un alveolo polmonare su mille entrerà in contatto con particelle PM10, mentre un singolo alveolo entrerà in contatto con centinaia e centinaia di particelle PM0,1 µm. I danni che ne conseguono sono rappresentati da stress ossidativi, stato di infiammazione generalizzato, aumentata viscosità del sangue, alterazione delle più delicate funzioni cellulari che giungono a danneggiare direttamente lo stesso genoma. (9, 10) Si stanno inoltre accumulando evidenze che particelle di queste dimensioni possano arrivare direttamente, attraverso il nervo olfattivo, ai lobi frontali e che patologie neurodegenerative in drammatico aumento quali Parkinson ed Alzheimer possano riconoscere una genesi di questo tipo. (11, 12)Per quanto riguarda gli altri inquinanti si tratta in molti casi di sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) ecc.Un r

  7. avatar-4
    21:36 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto quarto

    Inquinanti emessi da inceneritoriGli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I, in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994), e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è stato identificato; già nel 1995 era stato pubblicato un lavoro in cui si prendevano in considerazione i soli composti organici volativi (COV) emessi da questi impianti e solo di questa famiglia di inquinanti venivano identificate centinaia e centinaia di molecole (1). Del resto basta pensare che con la combustione di una sigaretta si formano circa 1.200 diverse molecole, di cui un centinaio sono cancerogeni certi per l’uomo. Ricordiamo che la legge prevede controlli solo per alcuni di essi, per poche volte all’ anno, in regime di autocotrollo del gestore; per le diossine ad es. i controlli sono previsti per 3 volte all’anno con una durata di 8 ore, 24 ore su 8000 ore di funzionamento .La formazione degli inquinanti da parte di questi impianti dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla composizione casuale dei materiali nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stat

  8. avatar-4
    21:35 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto terzo

    Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non, quali: incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia, alterato rapporto maschi/femmine alla nascita. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro. Segnalati aumenti di cancro a: fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’associazione per: cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi.Recenti studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. Si sottolinea e si dimostra che, anche con i “nuovi” impianti, nessuna valida garanzia di innocuità può essere fornita, se non altro perchè trattandosi di “nuovi” impianti non esistono ovviamente indagini epidemiologiche idonee.Questi rischi sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative alla combustione, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi.Proseguire sulla strada dell’incenerimento non può che essere definita, come già affermò Lorenzo Tomatis già direttore della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, “ una f

  9. avatar-4
    21:35 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto terzo

    Il problema dei rischi legati all’incenerimento dei rifiuti è di cruciale attualità: tale pratica sta infatti dilagando nel nostro paese grazie ad improprie incentivazioni economiche – elargite solo nel nostro paese (CIP6, certificati verdi) – che distorcono gravemente l’adozione di corrette politiche di smaltimento dei rifiuti, a cominciare dalla loro riduzione, riuso, riciclo ecc. Il Trattato dell’UE ha vietato aiuti di Stato alle imprese. Successivamente la crisi energetica ha prodotto la Direttiva 2001/77/CE, la quale ha promosso l’energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, definendo quali siano le fonti rinnovabili, e ha ammesso gli aiuti di Stato alle imprese interessate.I rifiuti non risultano tra le fonti definite rinnovabili dalla Direttiva 2001/77/CE e da successive direttive. Ciò nonostante l’Italia ha incluso i rifiuti tra le fonti rinnovabili, permettendo agli inceneritori che ne fanno uso per la produzione di energia elettrica di beneficiare del regime di aiuti statali (Legge n. 39/2002, art. 43; D.Lgs. n.387/2003, art. 17). L’incenerimento dei rifiuti riduce solo il volume dei rifiuti in entrata e trasforma anche materiali relativamente inerti in ingresso in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volanti e ceneri pesanti che, a loro volta, richiedono costosi sistemi di inertizzazione e stoccaggio.

  10. avatar-4
    21:34 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto secondo

    A seguire una relazione del comitato Rifiuti Zero Palermo.Vorremmo innanzi tutto chiarire che in codesta relazione usiamo volutamente il termine “inceneritore” dal momento che la dizione “termovalorizzatore”, con cui questi impianti sono comunemente indicati, è un termine di fantasia, che non trova riscontro nel resto d’Europa, dove tutt’al più impianti di questo tipo sono indicati col termine di “inceneritori con recupero energetico”.

  11. avatar-4
    21:34 Lunedì 08 Luglio 2013 cesiracesira74 punto primo

    Da quanto tempo non si costruiscono termovalorizzatori nel nord europa? 9 anni e più, ma in Italia questo non basta per capire che bruciare i rifiuti è un’operazione ormai sciolta come gli stessi imballaggi di RSU finiti in quei maledetti forni. In Europa, in base ad una stima del 2002, ci sono ben 354 impianti di termovalorizzazione, detto anche incenerimento, in 18 Paesi. Di questi 354 siti di smaltimento, una grossa percentuale sono in chiusura, perché i governi del nord Europa, hanno avviato una politica di riciclaggio, ben organizzata.[salute Sicilia]

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