GIU' DA MONTI

Parla piemontese la fronda centrista

E' del deputato Rabino la prima firma di un documento che chiede un cambio di passo a Monti e strizza l'occhio a Renzi. E c'è chi intravvede la regia del biellese Susta, che però smentisce. Forte rischio implosione: nell'Udc già viaggiano in ordine sparso

E’ quella del deputato cuneese Mariano Rabino la prima firma di un documento che in Scelta Civica ha scatenato un giallo. Una iniziativa secondo molti intrapresa per iniziare a prendere le distanze dal governo Letta e anche dalla stessa formazione montiana, strizzando l’occhio a Matteo Renzi. Si tratterebbe di 16 deputati e 4 senatori, una fronda decisamente significativa che avrebbe indispettito non poco l’ex premier, che, va detto, dopo il turno elettorale si ritrova a capo di una pattuglia di parlamentari difficilmente gestibili, ognuno pronto a rispondere ad altri prima che a lui. Si tratterebbe perché dopo essere insistentemente circolata tra i parlamentari centristi la lettera non ha mai visto la luce.

 

Una missiva con l’invito a “guardare al dibattito nel Pd” e “alle spinte liberali” che stanno prendendo il sopravvento al Nazareno. Un riferimento al sindaco fiorentino fin troppo evidente e che preoccupa gli uomini più vicini a Monti. Secondo alcuni dietro ci sarebbe la manona del capogruppo a Palazzo Madama Gianluca Susta, biellese, già eurodeputato sotto le insegne del Pd, che con Rabino ha un rapporto strettissimo, sin dai tempi dell’addio simultaneo al Partito democratico per sposare il verbo della nascitura Italia Futura, il think tank di Luca Cordero di Montezemolo. Interpellato dallo Spiffero Susta smentisce categoricamente qualunque coinvolgimento: «Scelta Civica è un partito impegnato per superare questo bipolarismo e sarebbe una forzatura leggere quel documento, che peraltro io non ho mai firmato, in chiave pro Renzi», eppure è lui stesso ad ammettere qualche «fermento» all’interno della formazione centrista. «Siamo un partito plurale – prosegue – che ovviamente segue con interesse il dibattito interno agli altri partiti e le posizioni liberaldemocratiche presenti in entrambi gli schieramenti, di qui a dire che Sc si spacca per andare da una parte o dall’altra sarebbe una forzatura».

 

Il documento era stato predisposto per l’assemblea di sabato scorso, dove peraltro non è mai approdato, sembra, per un provvidenziale intervento di Mario Monti e del coordinatore nazionaleAndrea Olivero, anche lui piemontese. Intanto, però, i distinguo da isolati stanno diventando via via sempre più significativi e “organizzati”. Gli ex Udc viaggiano ormai per conto proprio come dimostrano anche i rapporti sempre più frequenti tra il vicepresidente del Csm Michele Vietti, un tempo uomo forte di Pier Ferdinando Casini in Piemonte e il sindaco fiorentino. Insomma, la situazione è quanto mai fluida e il mancato decollo del progetto montiano all’indomani delle elezioni è il segnale tangibile di come in pochi credano davvero nella possibilità di un Centro autonomo nel panorama politico che si sta delineando. 

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