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Politica e conti: Pass(i)oni di famiglia

Gianguido è da 10 anni assessore al Bilancio del Comune, il fratello Pier Luigi è revisore in alcune delle principali aziende pubbliche partecipate o legate a Palazzo Civico. L'opposizione prima fa la voce grossa, poi preferisce desistere

Un fratello a occuparsi dei conti di Palazzo Civico, l’altro nominato in quasi tutte le più importanti aziende pubbliche partecipate dalla Città di Torino. Se per la legge è tutto ok, di certo dal punto di vista politico e formale la situazione della famiglia Passoni appare imbarazzante. Almeno per qualche consigliere della Sala Rossa.

 

E così, mentre il Comune chiude i cordoni della borsa per tentare anche quest’anno di restare a galla e restare nei parametri imposti dall'odiato patto di stabilità, i Passoni pare riescano a sbarcare il lunario senza difficoltà grazie anche agli incarichi ottenuti dall’inizio degli anni Duemila ad oggi da Pier Luigi, commercialista e fratello dell’assessore al Bilancio Gianguido, già braccio destro di Sergio Chiamparino per le questioni contabili e oggi tra gli uomini più forti dell’esecutivo guidato da Piero Fassino, dove oltre al Bilancio si occupa anche di Decentramento, Personale e Patrimonio. Ultimi rampolli di una schiatta di politici: il nonno Pierluigi fu partigiano e primo Prefetto della Torino liberata, mentre il padre, Luigi, è stato deputato, vicesindaco e assessore alle finanze nella giunta rossa di Diego Novelli

 

Secondo una ricerca condotta dallo Spiffero Pier Luigi Passoni negli ultimi quindici anni è stato nominato sindaco o revisore dei conti in alcune delle più importanti società pubbliche comunali tra cui Amiat dal 2000 a oggi, Smat dal 2007 a oggi, Environment Park, dal 1999 a oggi, Fct Holding dal 2003 al 2007. Oppure in società a loro volta controllate da partecipate comunali (Aemnet dal 2010 a oggi, Iride Servizi dal 2002 al 2006, Iren Energia dal 2006 al 2010, Iren Acqua e Gas dal 2010 a oggi, Acque Potabili dal 2008 a oggi). E infine in società successivamente incorporate da alcune partecipate pubbliche come Publirec dal 2003 al 2008 o Amiat – Trattamento dei beni durevoli incorporata in Amiat dal 2000 al 2010, entrambe acquisite da Amiat e Società Canavesana Acque, inglobata da Smat nel 2008.

 

Del tema si era occupato anche Maurizio Marrone, consigliere di Fratelli D’Italia, che ad aprile aveva protocollato un’interpellanza sottoscritta da tutti i consiglieri di opposizione. Poi nel giro di pochi giorni molti di loro si sono misteriosamente sfilati e l'iniziativa venne abbandonata persino dallo stesso Marrone, pare su pressioni diretta dei propri referenti a livello locale. Persino i due consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno preferito soprassedere.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    18:13 Mercoledì 21 Agosto 2013 Katerpillar Ohibò

    Ci sono anche i massoni comunisti a Torino? Una cosa da non credere, visto che nessun quotidiano ne ha mai parlato!

  2. avatar-4
    20:27 Martedì 20 Agosto 2013 cesiracesira74 sistema Torino

    per 20 anni ha sempre governato il PD ora è venuto il momento di provare altri

  3. avatar-4
    15:25 Martedì 20 Agosto 2013 andrea spifferone Passoni o Massoni?

    C'è una sola forza al mondo in grado di mantenere il potere per generazioni e silenziare ogni dissenso. Avete capito quale? Riflettete...

  4. avatar-4
    13:45 Martedì 20 Agosto 2013 Palmiro T. Wow! Che notiziona!

    Torino è in mano da secoli al partito comunista che, tra assunzioni pilotate di “idioti con la laurea e non”, voti di scambio e raccomandazioni in tutti i gangli vitali del “sistema” è riuscito,in piena sintonia con i nipoti del padrone del feudo e con la complicità dei falsi oppositori che “chiagnono e fottono”, a mandare in fallimento la città. E' una cosa che proprio non si sapeva. E quindi? Ora? Quale sarebbe la soluzione? Dal momento che le partite IVA e le PMI sono ormai state massacrate e gli imprenditori, molti con la tessera del PD, si sono de-localizzati a sfruttare la manodopera a basso costo estera, in città sono rimasti solo quelli che in massa andranno a votare chi, grazie alle tasse estorte agli altri, gli riempirà la panza. Perché la politica si fa con i numeri non con i bus pieni di pensionati e di cestini da picnic.

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