Forconi, oltre destra e sinistra

Credo sia ancora troppo presto per formulare un giudizio complessivo sul “Movimento dei Forconi” che sta paralizzando alcune città d’Italia e che, ogni ora che passa, acquista maggiore forza e consistenza. Un giudizio complessivo espresso ora sarebbe necessariamente avventato e puramente congetturale. Bisognerà attendere, hegelianamente, che la realtà si sia assestata per poter giudicare serenamente sui fatti.

 

E, tuttavia, alcune considerazioni generali sono possibili e anzi necessarie, se non altro intorno ad alcuni fenomeni particolari che, forse, possono aiutare a fare luce su quanto sta accadendo. In primo luogo, il “Movimento dei Forconi”, comunque lo si voglia considerare, è strutturalmente trasversale: non è né di destra, né di sinistra; addirittura, con tutte le avvertenze del caso, ci si potrebbe azzardare a sostenere che ha consapevolmente abbandonato – meglio tardi che mai! – la dicotomia tra destra e sinistra.

 

È, anche in questo caso, troppo presto per giudicare: e, tuttavia, c’è da sperare che il movimento abbia finalmente capito che la contraddizione oggi non è il fascismo o il comunismo, bensì il nesso di forza capitalistico, il fanatismo dell’economia finanziaria che non smette di creare veri e propri genocidi (quello greco è sotto gli occhi di tutti, se solo non ci si lascia ottenebrare dall’ordine del discorso dominante). Si tratterebbe di un decisivo riorientamento della coscienza generale, precondizione fondamentale per una feconda riapertura del conflitto e, dunque, per un’altrettanto feconda liberazione dalla morsa del pensiero unico dominante che manipola le coscienze e le teste al solo scopo di renderle organiche all’ordine costituito.

 

Ovviamente, i vecchi sostenitori della dicotomia destra-sinistra e, in particolare, le inguaribili anime belle della sinistra organica al capitale hanno immediatamente tuonato contro il Movimento: là dove non vi è una rivendicata presa di posizione di sinistra, ecco che subito deve esservi il fascismo, l’eterno nemico che sempre ritorna. In questo modo – è bene insistervi – la sinistra, diffamando come fascista un movimento di protesta che ha il merito (e, sottolineo, il merito!) di aver abbandonato le appartenenze identitarie per prendere posizione contro il capitale, la crisi e il potere globale, finisce per porsi, ancora una volta, al servizio di sua Maestà il Capitale. Il Pd è, come sempre, un campione indiscusso in questa dinamica di ottundimento programmato delle coscienze. Per questo, il Pd è oggi il “nemico principale”, la roccaforte ideologica della riproduzione capitalistica, il vergognoso alambicco in cui l’anticapitalismo comunista si è mutato in neoliberismo con diritti civili incorporati. Non conosco migliore formulazione di questa tragedia socio-politica – e mi scuso se vi insisto spesso – che non sia l’immagine tragicomica del passaggio dal volto austero di Carlo Marx al cinico profilo di Massimo D’Alema.

 

È uno spettacolo disgustoso a cui siamo purtroppo abituati da anni: il popolo della sinistra è integrato nell’ideologia neoliberale e fa dell’antifascismo militante (peraltro in completa e conclamata assenza di fascismo) la propria eterna bandiera. Avendo rinunciato all’anticapitalismo, la sinistra, per poter continuare a esistere, deve legittimarsi come antifascista e antiberlusconiana. Per questa ragione, la sinistra è oggi irriformabile e, come già altre volte ho detto, occorre congedarsene il prima possibile per riprendere in mano il nobile “sogno di una cosa” di Carlo Marx, un’umanità di liberi e uguali, senza classismo e senza sfruttamento.

 

Il blocco storico del pensiero unico dominante userà sempre più spesso lo slogan “sono fascisti” per delegittimare le proteste di piazza che non siano i ridicoli girotondi Pd, programmaticamente impotenti e disinteressati ai rapporti di forza capitalistici. Per il blocco identitario chiamato Pd, è sempre, immancabilmente, fascista il popolo che scende in piazza in modi e per motivi che non siano quelli gestiti dal Pd stesso, ossia i diritti civili delle minoranze, la legalità, l’antiberlusconismo rituale, ossia tutta quella costellazione di questioni che sono servite da alibi alla sinistra per abbandonare l’anticapitalismo e per rifluire nell’accettazione supina dei nessi di forza capitalistici.

 

Se ne accorge il popolo della sinistra? Ha capito il tradimento totale dell’ideale che si è consumato negli ultimi trent’anni? È riuscito anche solo a intravvedere questa svolta vergognosa, questo tradimento delle ragioni degli oppressi e dei lavoratori? Certo che no! L’ideologia – Marx docet – produce un accecamento sugli attori sociali, impedendo loro di vedere la realtà. La deforma rendendola irriconoscibile, sempre e solo con il fine di produrre adattamento e consenso, spegnendo lo spirito critico e la disobbedienza ragionata rispetto all’integralismo del capitale trionfante.

 

Con tutte le riserve del caso, sembra che al “Movimento dei Forconi” sia chiaro che l’antitesi tra destra e sinistra esiste oggi solo virtualmente come protesi ideologica per manipolare il consenso e addomesticarlo in senso capitalistico, secondo il tipico dispositivo della tolleranza repressiva per cui al cittadino globale è dato scegliere liberamente l’adesione alla necessità sistemica. Che senso ha scegliere, infatti, in una condizione architettata in modo tale che la scelta sia comunque impossibile?  La contraddizione oggi – con buona pace del Pd – non si chiama fascismo, né Silvio Berlusconi, bensì economia capitalistica finanziaria.

 

Il secondo aspetto interessante, connesso con il primo, su cui vorrei portare rapidamente l’attenzione è il fatto che la polizia stessa abbia finito, almeno in parte, per schierarsi dalla parte del “Movimento dei Forconi”. Si tratta di un fatto inedito, almeno nel panorama degli ultimi anni.

 

Tutti abbiamo visto la scena dei poliziotti che si sfilano il casco e partecipano alle manifestazioni. Si tratta, forse, di una nuova presa di coscienza generale del popolo. È presto per giudicare, ma questi segnali lasciano ben sperare. Come ebbe a dire Costanzo Preve, non molto tempo prima di andarsene: “oggi la peccaminosità è compiuta e forse ci sono le precondizioni sociali perché una nuova forma di coscienza possa nascere. Io non la vedrò sicuramente, ma è molto possibile che le persone che hanno oggi venti o trent’anni non soltanto la vedano, ma ne siano anche protagonisti!”.

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