Pichetto, tridente rosa per infilzare Bono
13:48 Lunedì 28 Aprile 2014 1Il candidato governatore di Forza Italia cerca di farsi largo nella competizione tra Chiamparino e il pentastellato che accusa di aver commesso irregolarità nella presentazione delle liste: “Se è coerente deve ritirarsi, potrei nominarlo assessore”
Da che pulpito. Gilberto Pichetto, numero uno dei berluscones piemontesi e candidato alla presidenza della Regione per la coalizione formata da Forza Italia, Lega Nord e altre liste minori, accusa Davide Bono di aver commesso irregolarità nella presentazione delle liste del MoVimento 5 stelle. Proprio lui che della legalità fa la principale bandiera della lotta contro la partitocrazia.“Non sono appassionato né di appelli né di ricorsi, ma credo che alle prossime elezioni regionali del Piemonte ci sarà un candidato alla presidenza in meno”. Il siluro è lanciato e chi di ricorso ferisce, ora di ricorso rischia di perire. Il tono è scherzoso e sornione, come sempre, ma intanto questa presunta irregolarità rischia di far saltare la lista pentastellata.
L’obiezione fa riferimento alla Legge Regionale del 29 luglio 2009 con la quale si dà la possibilità ai gruppi presenti in Consiglio regionale di collegarsi a una lista nelle successive elezioni permettendo a questa di non dover raccogliere le
firme. Non solo: una lista può chiedere l’apparentamento anche con un gruppo presente nel parlamento italiano o in quello europeo. Il Movimento 5 stelle – secondo quanto riferisce Pichetto – avrebbe ottenuto il collegamento con il gruppo parlamentare sia per la lista presentata al proporzionale, sia per il listino, «un’operazione non prevista dalla legge regionale». E' la famigerata lettera A della norma: «Non sono né un magistrato né un giudice, né mi divertono i cavilli giuridici - aggiunge Pichetto - ma ora il Movimento 5 Stelle, se è vero come dice, che le regole valgono per tutti, dovrà spiegare il perché ha utilizzato la lettera A per entrambi i casi, o scegliere se terrà il collegamento per il listino o per la lista provinciale». Da qui il guanto di sfida: «Se vuole essere corretto, credo che Bono debba ritirarsi, mi dispiace perché è una persona per bene e in caso di vittoria sono disposto a valutare di portarlo in giunta», conclude Pichetto precisando, comunque, che non farà alcun ricorso perché «voglio vincere con i voti». Il ricorso, invece, verrà inoltrato ad Asti e Cuneo, dove non sono state accettate le liste civiche del candidato presidente «per errori di forma più che di sostanza».
Intanto il candidato del Centrodestra presenta la sua squadra e se, secondo l'antico proverbio, un uomo tra due dame fa la figura del salame, lui dimostra di essere perfettamente a suo agio anche tra tre: la leghista Gianna Gancia, la transfuga pentita Claudia Porchietto e miss poltrona Daniela Ruffino, prima cittadina uscente di Giaveno, tra i suoi vari incarichi (dall’Interporto di Orbassano all’Anci). Un tridente in gonnella, dunque, per contrastare Sergio Chiamparino e i Cinque Stelle. Il nostro è un messaggio di discontinuità nella continuità, con una prosecuzione delle politiche di rigore per quanto riguarda i conti - «abbiamo recuperato mezzo miliardo di disavanzo annuo, ma si può fare di più» spiega – in discontinuità con una giunta debole politicamente e una maggioranza litigiosa e incapace di portare a casa riforme annunciate ma mai attuate (dalla legge elettorale alla riorganizzazione della Sanità). «Servirà una riforma della macchina regionale che dovrà avere sempre maggiormente un ruolo di programmazione e poi semplificare e modernizzare i processi».
Infine una battuta sulle dimissioni dei due assessori di Ncd, paventate dal leader regionale e candidato governatore Enrico Costa, preso di mira dagli strali della Porchietto: «Ho visto Michele Coppola e Claudio Sacchetto in giunta poche ore fa e mi hanno detto che a loro la cosa non risulta». Rincara la dose Gancia secondo la quale il voto dato a Ncd “è un voto a Chiamparino”. L’ultima staffilata a Costa la riserva Porchietto, con astio tipico di ogni transfuga: “La sua è pura propaganda se voleva discontinuità avrebbe dovuta chiederla a metà mandato”.


